Ragazzi di vita – Pier Paolo Pasolini

Titolo: Ragazzi di vita
Autore: Pier Paolo Pasolini
Editore: Garzanti
Genere: romanzo
Pagine: 372
Prezzo: 28,00
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Trama libro
La genesi di Ragazzi di vita è variamente documentata dalle carte d’archivio a partire dal 1950, quando dal Friuli lo scrittore si trasferisce a Roma. Il romanzo così come lo conosciamo prende una forma definitiva dopo l’incontro con Livio Garzanti nel 1954: l’editore è entusiasta del progetto e deciso a pubblicare quella che si annuncia come un’opera coraggiosa e innovativa, capace di dar voce al mondo del sottoproletariato romano, «coi suoi stracci, le sue bestemmie, il suo cinismo». Il 13 aprile 1955 Pasolini invia a Garzanti il dattiloscritto: è la fine di una lunga gestazione e l’inizio di una tormentata vicenda editoriale. Con il libro già in bozze, Garzanti è colto da «scrupoli moralistici» per gli episodi scabrosi e il linguaggio scurrile. Preoccupato della reazione dei librai, chiede a Pasolini di eliminare gli eccessi costringendolo a un sofferto lavoro di tagli e modifiche: una vera e propria autocensura che non basterà, come è noto, a evitare all’autore e all’editore un processo per oltraggio al pudore. Per settant’anni la versione emendata del romanzo è stata l’unica che abbiamo potuto leggere. Questa nuova edizione di Ragazzi di vita, grazie alla ricostruzione filologica di Maria Careri, propone il romanzo nella stesura dattiloscritta licenziata da Pasolini ma di fatto rimasta inedita, restituendolo ai lettori nella sua integrità e in tutta la sua forza espressiva.
Autore libro
Pier Paolo Pasolini (1922–1975) è stato uno degli autori più originali e irrequieti della letteratura italiana. Scrittore, poeta e regista, ha raccontato come pochi altri l’Italia del dopoguerra, dando voce alle periferie e agli esclusi. Tra i suoi romanzi più importanti ci sono Ragazzi di vita e Una vita violenta, ritratti crudi e vitali del mondo sottoproletario romano. In poesia ha lasciato opere fondamentali come Le ceneri di Gramsci, in cui riflessione politica ed esperienza personale si intrecciano. Nei saggi, raccolti ad esempio in Scritti corsari, ha criticato con forza il consumismo e l’omologazione culturale. Pasolini morì in modo violento e ancora oggi discusso nel 1975, una fine tragica che contribuì a renderlo una figura simbolo dell’intellettuale scomodo. La sua opera resta attualissima, capace di provocare, far discutere e far pensare.
Recensione libro
Ci sono quei libri che ti spaventano e continui a rimandarne la lettura, ma dopo tanti anni ho deciso di cimentarmi con la scrittura di Pier Paolo Pasolini. Ho capito fin da subito che non sarebbe stata una prova come le altre: Pasolini ti fa sentire quasi inadeguata mentre leggi, come se ti stesse spiegando delle cose e tu non avessi studiato. Leggere “Ragazzi di vita” è stato un test di resistenza durante il quale ho pensato più volte di cedere. Ma l’ho terminato, e ora posso dire onestamente che non mi è piaciuto, e allo stesso tempo l’ho apprezzato. Mi spiego meglio. Ho avuto grosse difficoltà con il suo stile di scrittura: un po’ per l’unione di italiano e dialetto romanesco (che pure è il mio, quindi lo conosco fin troppo bene), un po’ per l’uso massiccio di dialoghi che sono in verità composti da frasi brevi, veloci e soprattutto rispecchiano quel linguaggio scurrile, volgare e triviale tipico del sottoproletariato romano dell’epoca. L’intero romanzo mi è sembrato un esperimento linguistico dell’autore, che ha usato il gergo romano per mostrare una classe sociale che stava sparendo, forgiata dall’occupazione fascista e diretta verso il cambiamento. Non è stata una lettura scorrevole, anche perché non c’è un filone narrativo ma una serie di episodi sparsi, che seguono la crescita di più personaggi, dall’adolescenza alla prima fase adulta. I ragazzi di vita di Pasolini sono giovani ragazzi cresciuti nella povertà, nel degrado del dopoguerra; ragazzini spesso analfabeti che provengono da famiglie problematiche, che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Protagonisti che vivono alla giornata raccogliendo tubi di ferro, copertoni, barattoli grasso, mobili, qualunque cosa possa essere rivenduta. Non disdegnano piccole rapine, e arrivano a rubarsi i soldi tra amici. Sono cresciuti tra ladri, prostitute, delinquenti, e alternano la violenza ai divertimenti tipici della loro età. Sono pieni di contraddizioni, ma rispecchiano un momento di estrema povertà e un degrado sociale e ambientale dal quale Roma stava cercando di liberarsi.
All’inizio i vari momenti di vita quotidiana sono leggeri, quasi spensierati, e certe volte ti strappano un sorriso. Ma più vai avanti e più ti assale una sensazione di malessere, un disagio che aumenta, ma man mano che crescono e si ritrovano in situazioni sempre più violente. E ti assale una tristezza che Pasolini riesce a enfatizzare persino con le descrizioni: tutto è sporco, in rovina, disfatto e triste. La città è grigia e povera e contrasta con la poesia con cui Pasolini descrive i tramonti che colorano la città. A fine libro l’angoscia prende il sopravvento, e seguirli su questa strada che li porta alla rovina, alla morte, alla malattia o al carcere, è un pugno nello stomaco. Ti senti quasi nauseato dalla consapevolezza che sono solo adolescenti che hanno sostituito l’allegria con la fame, la stanchezza e la rabbia, nella convinzione che il lavoro onesto non possa sostenerli tanto quanto le attività criminali in cui finiscono. Questa edizione in particolare ha la straordinaria bellezza di essere il manoscritto inedito che Pasolini propose a Livio Garzanti nel 1954 e che l’editore, per paura del linguaggio volgare e delle scene contro la morale pubblica, fece tagliare. Stiamo parlando di quasi 100 pagine in più: di un intero capitolo che è stato tolto dall’edizione conosciuta in questi settant’anni, di scene cambiate perché ritenute troppo volgari, soprattutto dove ci sono interazioni tra omosessuali o con le prostitute delle borgate. L’originale risulta quindi ancora più corposo e più duro di quello che abbiamo sempre conosciuto. Ma era anche la vita vera che Pasolini voleva mostrare, quella che più lo aveva toccato girando per Roma. È un’opera maestosa che pur essendo, secondo me, non facile da leggere, descrive in modo maestrale un momento di grande difficoltà: il cambiamento che la classe operaia ha dovuto affrontare nel dopoguerra, adeguandosi a nuovi costumi, a nuovi lavori e nuove necessità. Sono soddisfatta di essere arrivata fino alla fine, anche se è stato un percorso difficile e spesso penoso, ma che di sicuro mi ha arricchito. Non è stata una lettura che rifarei a cuor leggero, ma è una di quelle che, una volta chiusa l’ultima pagina, so di non aver letto invano.


