Augustus – John Williams

Augustus – John Williams

Titolo: Augustus

Autore: John Williams

Editore: Fazi

Genere: romanzo storico

Pagine: 410

Prezzo: 10,00

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Trama

Roma. Idi di Marzo, 44 a.C. Giulio Cesare viene assassinato durante una congiura a cui partecipano molti senatori della Repubblica. Il grande Cesare non ha eredi diretti, se non quel figlio, Cesarione, che la Regina Cleopatra si è affrettata a riportare in Egitto, temendo per le loro vite. E’ in quello stesso giorno che il giovane Gaio Ottavio, che tutti chiamano Ottaviano, scopre di aver ereditato dallo zio gran parte dei suoi beni e delle sue cariche. Raggiunta immediatamente Roma, Ottaviano rivendica il nome di Gaio Giulio Cesare, dando l’avvio a una disputa con il suo più grande avversario, Marco Aurelio. Negli anni successivi, Ottaviano e Marco Aurelio si scontreranno spesso, fino a quando non raggiungeranno un accordo che costituirà il secondo triumvirato della Repubblica, affidato a loro due e a Lepido. Ottaviano aveva solo ventuno anni quando Roma divenne sua.

Ma la storia vedrà i due consoli ancora nemici, sempre per il controllo di quella Roma a cui entrambe tengono tanto. Ottaviano sarà il grande vincitore, e otterrà il titolo di Augusto dal Senato, costruendo un impero che vedrà uno dei suoi momenti più splendenti. La vita, le guerre, le vittorie e le sconfitte, ma soprattutto le varie vicende personali vengono qui riportate attraverso lettere di amici e nemici, fogli di diari personali, documenti pubblici e componimenti di poeti. Tra la verità e la fantasia, Williams ci accompagna nella storia di una delle figure più catalizzanti dell’antica Roma, per capire non solo il governante, ma anche l’uomo.


Autore

John Edward Williams (1922-1994) è stato un poeta e romanziere statunitense. Di umili origini, Williams poté iscriversi all’università solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, riuscendo a ottenere prima un dottorato in lingua inglese e poi divenendo assitant professor di Scrittura creativa a Denver. Nel frattempo aveva già iniziato a dedicarsi alla scrittura. Il suo terzo romanzo “Stoner“, uscito nel 1965, ottenne finalmente il successo sperato. Seguì “Augustus“, che nel 1972 vinse il National Book Award, e poi un romanzo mai terminato a causa della sua morte.


Recensione

Premetto che i romanzi storici, romanzati e non, soprattutto quelli che raccontano le gesta di grandi personalità, mi hanno sempre affascinato. Mi sono accostata a questo libro con molto entusiasmo, anche sulla scia del successo che l’autore ha ottenuto con il romanzo “Stoner” (che ancora non ho letto). A fine lettura posso dire che il mio giudizio è contrastato. Da una parte ho trovato infatti una scrittura interessante: è scorrevole, elegante e capace di affascinare il lettore con le sue descrizioni vivide dei sentimenti dei personaggi, dove unisce storia a immaginazione. L’opera di John Williams è degna di nota: ha saputo ripercorrere le vicende di Augusto, studiando con evidente attenzione i testi storici, colmando i buchi con la sua fantasia e regalandoci quindi una visione più umana e tangibile del grande imperatore. Quello che non mi ha convinta è stata la scelta della forma epistolare, che di solito apprezzo, ma che in questo romanzo, almeno nella prima parte, rallenta la lettura. “Augustus” è formato infatti da due libri: il primo raccoglie le testimonianze più che altro incentrate su questioni politiche, militari e sociali, ed è la parte che a mio parere ha sofferto maggiormente di un’eccessiva lentezza. Il secondo libro, al contrario, rende il lettore più partecipe e ammetto che ci sono stati momenti toccanti soprattutto negli scritti della figlia Giulia e nelle lettere personali di Augusto ai suoi amici. Nel momento finale del suo grande impero, quando Ottaviano tira le somme della sua vita, assistendo alla morte di tutti gli amici che lo hanno accompagnato nelle sue imprese, la figura umana prende il sopravvento su quella politica e conquista tutto il nostro interesse.

Di certo alternare così tanti punti di vista permette al lettore di avere un’idea più chiara di come funzionava la vita all’epoca, ma rischia allo stesso tempo di confondere le idee. Protagonisti di questo racconto sono non solo Augusto e i suoi familiari più stretti, dalla figlia Giulia all’ultima moglie Livia, ma anche i suoi più cari compagni d’arme, tra cui Marco Agrippa, Salvidieno Rufo e Mecenate; possiamo ascoltare ovviamente anche le voci dei suoi nemici, da Cicerone e Marco Aurelio al figliastro Tiberio; non mancano voci di poeti e letterati, tra cui Virgilio, Tito Livio, Orazio, Strabone e Ovidio. La rappresentazione che Williams ci offre dell’epoca romana è in ogni caso precisa e dettagliata e va oltre le semplici questioni politiche e pratiche, cercando di capire i sentimenti che possono esserci stati dietro le varie figure. L’imperatore Augusto è un uomo complesso, che storicamente apportò numerosi miglioramenti alla società romana, riequilibrando le ricchezze, aumentando la sicurezza nell’impero, sviluppando le arti e le lettere, assicurando la pace per diversi decenni. Ma cosa si nasconde dietro la freddezza che fin dall’inizio sembrò caratterizzare questo ragazzo gracile e malaticcio?

Avranno capito che davanti a noi si apre una strada che ci condurrà alla morte o alla grandezza? Queste due parole si rincorrono nella mia testa, e girano senza sosta, fino a diventare una sola (dal diario di Salvidieno Rufo, il giorno in cui Roma richiama Ottaviano a rivendicare l’eredità del grande Giulio Cesare)

Alcune vicende raccontate nel romanzo di Williams a noi possono sembrare strane, eppure all’epoca era normale che tutte le scelte venissero prese in funzione di un bene più grande: quello di Roma. I matrimoni, i divorzi frettolosi, i nemici che diventano amici e compagni di lotta: tutto era accettato come assolutamente necessario al bene della Repubblica e non vi era nulla di strano nelle decisioni improvvise prese dall’imperatore o dalle famiglie romane. I rapporti personali erano subordinati all’utilità politica o sociale.

Per assicurare il mio avvenire, mi aveva data a Marcello; e per assicurare quello dell’altra sua “figlia”, come spesso la chiamava, aveva dato Roma a Marco Agrippa. (dal diario di Giulia)

Augusto visse settantasette anni, durante i quali cambiò tre mogli, diede in sposa sua figlia per tre volte, vide morire tutti i suoi amici più cari e, alla fine, fu costretto a lasciare Roma nelle mani dell’unico erede che non riteneva degno. Vide l’avvicinarsi di grossi cambiamenti, temendo che tutto quello che aveva creato potesse andare perso. Ebbe forse paura che il paese potesse cadere nelle mani dei barbari, che da nord continuavano a premere sulle frontiere. E dovette forse chiedersi se tutte le decisioni prese, anche quelle che avevano fatto soffrire le persone a lui care, fossero valse la pena. Ovviamente non lo sapremo mai, ma Williams ci offre l’ultima visione del grande Augusto, che dopo cinquant’anni di intrighi, amori, disfatte, vittorie e delusioni, deve essersi reso conto che Roma non sarebbe mai caduta del tutto, ma avrebbe per sempre indirizzato la Storia.

Roma non è eterna: non importa. Roma cadrà: non importa. Ha avuto il suo momento, e quel momento vivrà nella Storia; conquistandola, il barbaro diventerà Roma stessa; il latino addolcirà la sua rozza lingua; la visione di quanto avrà distrutto rimarrà nel suo sangue.

Un testo quindi impegnativo e ben strutturato, con alle spalle un ottimo lavoro di ricerca storica. Lo consiglio agli amanti dell’epoca romana, delle biografie storiche o delle narrazioni che ripercorrono grandi campagne militari. Ma vi assicuro che troverete anche un lato umano, forse quello più interessante, che ci ricorda come anche i grandi condottieri e i più famosi regnanti hanno dovuto spesso scegliere tra la vita privata e il benessere dei loro popoli, sacrificando a volte molto più di quello che una persona comune avrebbe saputo lasciar andare. Vi lascio quindi alla bellezza immutata di Roma, ai suoi eccessi, ai suoi intrighi storici e alla sua magnificenza.


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