Genesi mostruose – Peter Vronsky

Genesi mostruose – Peter Vronsky

Titolo: Genesi mostruose

Autore: Peter Vrosnky

Editore: Nua

Genere: studi sociali, criminologia

Pagine: 500

Prezzo: 17,00

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Trama

L’assassinio di due o più persone in occasioni distinte e per qualsiasi ragione è omicidio seriale e definisce il serial killer. Un assassino seriale può essere classificato in base alle motivazioni, alla personalità, oppure alla relazione tra lui e le vittime. Tutte cose che più o meno approssimativamente conosciamo. Ma quanti di noi associano il termine serial killer all’universo femminile? Quanti sanno che, solo negli Stati Uniti, 1 serial killer su 6 è una donna? Abituati da sempre a credere che l’essere femminile sia inoffensivo, ci viene spontaneo pensare che omicidi di questo tipo siano stati commessi da un uomo. Nel suo saggio, Peter Vronsky indaga invece nella storia, da epoche lontane fino ai nostri giorni, per presentarci alcune tra le figure femminili più letali che siano mai vissute, e capire cosa le differenzia dal killer maschile per modalità e motivazione. Un viaggio che parte da Agrippina e Messalina, attraverso il ‘700 e l’800 per arrivare fino agli ultimi decenni con Genene Jones, Aileen Wuornos, Jane Toppan e tante altre. Un viaggio nella mente delle donne alla ricerca delle cause che hanno scatenato la loro violenza e delle modalità con cui colpiscono.


Autore

Peter Vronsky è uno scrittore, regista e storico investigativo canadese. Autore di un bestseller sulla storia dei serial killers maschili e di altri saggi sull’argomento, ha pubblicato in Italia uno studio sociale sugli omicidi seriali commessi dalle donne “Genesi mostruose“.


Recensione

Genesi mostruose” è un saggio imponente dal carattere affascinante, interessante e sicuramente inquietante. Appena ho visto la copertina mi sono resa conto dell’obiettivo principale dell’autore: metterci davanti alla consapevolezza che “serial killer” non è sinonimo di maschio e che probabilmente pochi di noi si sono mai resi conto di questa verità. Peter Vronsky è un autore già conosciuto nel mondo dell’editoria e della televisione per i suoi studi sociali sugli omicidi seriali; con questa opera affronta una situazione spesso sottovalutata e poco conosciuta.

La nostra convinzione della natura inoffensiva intrinseca nelle donne trae in inganno entrambi i sessi.

Il concetto di base è che la società sia convinta che per natura la donna è incapace di violenza e il nostro cervello non prende in considerazione il genere femminile come possibile soggetto per omicidi seriali. Questo è dimostrato dal senso di sicurezza che una qualunque donna prova quando è in compagnia di una sconosciuta: non percepisce immediatamente quella sensazione di paura primitiva e sospetto che invece prova quando incontra uno sconosciuto maschio. A riprova di questa convinzione comune, i soprannomi che l’opinione pubblica ha dato alle serial killer dimostrano quanto poco siano state prese sul serio: se da una parte abbiamo Jack lo Squartatore, Il picchiatore delle camere da letto e Il cacciatore della notte, nell’universo femminile troviamo invece Vedova Nera, la nonnina ridacchiante, Barbie assassina. Eppure la violenza nelle donne è presente da sempre ed è andata aumentando notevolmente dal 1975 a oggi.

Molti di noi probabilmente hanno scoperto il lato femminile degli omicidi seriali grazie al film “Monster”, dove una inquietante Charlize Theron portava sullo schermo la terribile Aileen Wuornos, rendendola famosa. Eppure Vronsky ci mostra attraverso un excursus storico come omicidi di massa causati dalle donne siano stati cosa normale fin dall’antichità, quando Agrippina e Messalina uccidevano i loro oppositori, anche se facevano parte della loro famiglia. Dopo averle studiate per anni, oggi si tende a credere finalmente che la violenza nelle donne sia simile a quella maschile, ma si differenzia per la sua espressione. L’uomo esercita infatti il controllo e il potere attraverso aggressioni sessuali, accanendosi sulle vittime. La donna invece arriva immediatamente all’omicidio e ottiene gratificazione dalla morte della vittima e soprattutto dal furto dei suoi beni.

Per lei è più gratificante il risultato piuttosto che il processo.

Vronsky ci offre un’ottima ricostruzione storica delle più famose e letali donne serial killer, cercando di capire come sono cambiate nel tempo le loro motivazioni e i loro metodi, per arrivare alla fine alla convinzione che la trasformazione di un essere umano in serial killer resterà il più delle volte incompresa.

Nel mondo della psicologia criminale, le teorie sulla mente di un serial killer sono l’equivalente dei buchi neri della fisica quantistica e della teoria delle stringhe: a parte i cadaveri, si può solo cercare di indovinare ciò che sta dall’altra parte.

Quella che è davvero affascinante e curiosa è la teoria ormai predominante nella criminologia che le donne siano serial killer migliori dell’uomo: riescono a nasconderlo meglio, lo fanno più a lungo, arrivando a uccidere anche in tarda età, non lasciano sopravvissuti e uccidono il più delle volte familiari, conoscenti e amici allo scopo di ottenerne un vantaggio economico.

Nonostante lo stile dell’autore sia scorrevole e semplice, la prima parte del testo l’ho trovata meno interessante: si tratta più che altro di dati statistici e bibliografici che servono a fornire le prime indicazioni sul fenomeno. Dopodiché Vronsky passa e elencare le più famose assassine seriali di ogni epoca, raccontandoci prima la loro infanzia e poi dettagliatamente i loro omicidi. Un elemento che ho apprezzato molto è stato la trascrizione di alcuni passi dei vari processi, dove le testimonianze dirette delle colpevoli ci mostrano spesso l’assurda normalità con cui hanno ucciso, presentandole come prive di qualunque rimorso, empatia o dispiacere.

“Non incolpate me, incolpate la mia natura. Non posso cambiare ciò che era destinato a succedere, no?” (Jane Toppan, l’infermiera che uccideva i suoi pazienti)

Alla fine della lettura posso dire che il tema trattato è avvincente e ben strutturato e l’opera di recupero di tutti i dati da parte dell’autore è davvero enorme. L’unico difetto che ho trovato è la mole eccessiva di informazioni, che in alcuni passaggi svia l’attenzione e rende la lettura più lenta. Ma in conclusione è sicuramente un saggio degno di nota, che può interessare qualunque genere di lettore.


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