Il buio oltre la siepe – Harper Lee

Il buio oltre la siepe – Harper Lee

Titolo: Il buio oltre la siepe

Autore: Harper Lee

Genere: romanzo

Editore: Feltrinelli

Pagine: 290

Voto del Pubblico (IBS): 4,6 su 5

Prezzo: 9,50

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Trama

Alabama, 1934. Nella cittadina immaginaria di Maycomb, Jean-Louise (Scout) e Jeremy (Jem) Finch vengono cresciuti, dopo la morte della madre, dal padre Atticus e da Calpurnia, la domestica di colore. Maycomb è un piccola comunità, dove la segregazione razziale è ancora molto forte. Durante l’estate che precede il primo anno di scuola di Scout, la routine viene interrotta dall’arrivo di Dill, un ragazzino che la madre ha inviato in città per passare le vacanze con una zia. L’interesse dei tre amici, nella monotonia della cittadina, è attratto dalla figura di Boo Radley, il figlio del loro vicino, che il padre ha rinchiuso in casa vent’anni prima, per evitargli il riformatorio.

I ragazzi passano così le tre estati successive tentando invano di trascinare Boo fuori di casa, nonostante il terrore suscitato dalle leggende di paese, che non avendo alcuna notizia certa, lo dipingono come un pazzo, un mostro che mangia insetti e che esce furtivamente di notte per osservare i concittadini.

Mentre i mesi si susseguono e i ragazzi crescono, ad Atticus, avvocato rispettato dall’intera città, viene affidato il caso di Tom Robinson, un nero accusato di violenza sessuale su una ragazza bianca. Nonostante sia consapevole dell’imminente sconfitta, l’onore di Atticus gli impedisce di rinunciare alla causa, convinto che un uomo innocente vada difeso sempre, anche se nero. Tutta la comunità cambia improvvisamente atteggiamento nei confronti della famiglia Finch, e i due ragazzi si trovano costretti ad affrontare il disprezzo di adulti e coetanei, che non perdono occasione di giudicare la scelta dell’avvocato, accusandolo di essere un “negrofilo”. Cresciuti dal padre nel rispetto verso tutti, Scout, Jem e persino il loro amico Dill, non si lasceranno manipolare dal razzismo e dai pregiudizi della provincia americana di quegli anni, e si permetteranno addirittura di assistere al processo dalla balconata destinata ai neri.

Come Atticus aveva previsto, nonostante riesca a provare in aula l’inconsistenza delle prove contro Tom, la giuria lo condanna ugualmente. La vita dell’uomo è rovinata: Tom viene arrestato e la moglie Helen perde il lavoro. Ma ora anche l’esistenza dei Finch è in pericolo: il padre della ragazza violentata, Bob Ewell, giura vendetta contro Atticus per averlo sbugiardato durante il processo e accusato di aver picchiato lui stesso la figlia.

Così, mentre i ragazzi cercano di dimenticare il pericolo a cui si è esposto il padre e persistono nel loro desiderio di sbirciare nella casa dei Radley per vedere finalmente Boo, Atticus resta fiducioso che la situazione si raffredderà da sola. Ma gli Ewell hanno una cattiva fama in città, e la loro sete di vendetta sarà sottovalutata dal Signor Finch.


Autore

Harper Lee (Nelle Harper Lee, 1926 – 2016) è stata una famosa scrittrice americana, autrice del fortunatissimo romanzo “Il buio oltre la siepe” che le valse il Premio Pulitzer nel 1961. Il suo amore per la scrittura si manifesta fin da giovane, tanto che decide di abbandonare la Facoltà di Legge per trasferirsi a New York, in cerca di fortuna come autrice di racconti. Una spinta decisiva le viene da quello che è, fin dall’infanzia, il suo migliore amico e compagno di scrittura, il futuro Truman Capote. Con il grande scrittore partecipa infatti alla stesura di un reportage sull’omicidio di 4 persone in una piccola comunità del Kansas, che verrà poi pubblicato da Capote con il titolo “A sangue freddo“.

Dopo l’immediato successo internazionale del suo romanzo d’esordio, la Lee si ritira dalla vita pubblica, continuando però a scrivere. Nel 2015 esce “Va, metti una sentinella” che appare subito come un sequel del primo libro, anche se l’autrice sostiene di averlo scritto precedentemente.


Recensione

Ho sempre guardato il romanzo di Harper Lee con un certo timore, convinta che quando l’avessi iniziato mi sarei trovata di fronte una storia intensa, sì, ma di difficile lettura. Con mia immensa sorpresa ho invece scoperto che non solo lo stile della Lee è semplice e scorrevole, ma che, vista con gli occhi della piccola Scout, la vicenda non potrebbe risultare più fluida. Il modo in cui Harper Lee scrive è incantevole e spigliato. La scelta di un protagonista narratore così giovane è stata sicuramente il punto di forza del libro.

I personaggi principali sono forti e ben caratterizzati e incarnano tutte le migliori qualità dell’uomo, all’interno di una società chiusa, gretta e mancante di rispetto per il prossimo, dove le buone maniere nascondono odio, razzismo e quella chiusura mentale tipica della provincia americana della prima metà del 1900. Dopo quasi un secolo è triste dover ammettere che questa storia così lontana da noi è a volte fin troppo moderna.

Usato come testo di studio nelle scuole di tutto il mondo, da quando è stato pubblicato nel 1960, “Il buio oltre la siepe” è un romanzo contro il razzismo e la discriminazione che racchiude un messaggio forte e ottimista, così come il protagonista che lo incarna. Atticus Finch è una delle figure letterarie più positive che io abbia mai incontrato. Adoro la sua calma, la sua capacità di parlare con le persone, di capirle e di arrivare a loro. Amo la sua infinita fiducia in un possibile cambiamento futuro e la sua infrangibile convinzione che la cosa giusta vada sempre fatta, anche quando non ha risultati visibili, solo per seguire la propria coscienza, e anche quando significa inimicarsi un’intera comunità.

La coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.

Coraggio, rispetto per tutti ed educazione sono i principi che insegna ai suoi figli, che insieme al loro amico Dill sono testimoni impotenti di una storia triste e ingiusta. Eppure si ostinano a difendere Atticus da offese di cui non conoscono neppure il significato, come negrofilo. Ma sarebbe riduttivo definire “Il buio oltre la siepe” solo come un manifesto antirazzismo. Harper Lee si lancia in uno studio attento e particolareggiato della società dell’epoca, delle sue convinzioni religiose, dei suoi pregiudizi, delle sue norme rigide di buona condotta.

Ne deriva la descrizione di una popolazione bianca che ha paura di qualunque ribellione da parte dei neri che possa elevare il loro livello sociale e renderli simili ai padroni bianchi. Una comunità religiosa le cui severe norme e le cui eccessive punizioni costringono un ragazzo a vivere rinchiuso nella sua casa per espiare peccati commessi in gioventù. Una società che tenta caparbiamente e ipocritamente di mantenere le apparenze, dove la donna viene considerata inferiore e adatta solo ai lavori casalinghi, dove le buone famiglie sono quelle che vanno in chiesa, che fanno parte dei circoli missionari e che aprono le porte delle loro case alle visite domenicali dei vicini. E dove, soprattutto, la religiosità viene vissuta con eccesso, e la vita all’aria aperta di Miss Maudie, l’eccessivo uso dell’aria del Signore, viene considerato peccato.

A volte fa più male la Bibbia in mano a un uomo qualunque, che una bottiglia di whisky in mano a…a tuo padre, per esempio.

In una società del genere, ogni forma di diversità è vista come inadeguata e insostenibile e dà luogo a pettegolezzi e dicerie, come nel caso della famiglia Radley, reclusa in casa da vent’anni, priva di qualunque collegamento con il resto della comunità. E’ da qui che nasce l’altra bellissima figura del romanzo: quella di Boo, il mostro di Maycomb, di cui nessuno sa niente. Arthur Radley è solo la vittima di questa società così rigida, di una famiglia che ha preferito nascondersi piuttosto che affrontare le conseguenze sociali dei problemi creati dal figlio. Tom Robinson e Boo Radley sono gli usignoli del titolo originale (“To kill a mockingbird” – Uccidere un usignolo); due figure buone e inoffensive che cantano la loro canzone senza fare danno, ed è quindi un peccato uccidere l’innocenza e la bontà di queste persone, così come è ingiusto uccidere un usignolo quando si va a caccia.

Anche se il romanzo non è autobiografico, è innegabile che alcune figure ricordino molto le persone che sono state accanto alla Lee per tutta la vita: il padre era un grande avvocato, che si trovò nella situazione spiacevole di dover difendere alcuni uomini di colore e perse la causa, riportandone un grave dispiacere. E’ anche inevitabile pensare a Boo senza ricordare la madre della scrittrice, malata gravemente e vissuta in casa per anni, fino a una morte prematura. Dill, l’amico d’infanzia dei Finch, ricalca perfettamente il carattere e le convinzioni del suo grande amico e scrittore Truman Capote, con il quale visse porta a porta. La storia di Tom Robinson, infine, pare sia stata ispirata da quella degli Scottsboro Boys, nove ragazzi afroamericani accusati di violenza su due donne bianche. Fu un caso lungo e complesso, perso prima ancora di iniziare; un errore giudiziario causato dalla diversità tra bianchi e neri di cui parla la Lee nel suo romanzo.

La vera uguaglianza è quella che viene dimostrata davanti a un tribunale, quando un bianco e un nero ottengono lo stesso processo equo che Atticus Finch cerca disperatamente di avere per Tom. Ma l’America del Sud degli anni trenta non era ancora pronta e la scrittrice ne era consapevole. E con la dolcezza e la forza dei suoi personaggi ha lasciato una storia che ci ricorderà per sempre che la giustizia va sempre perseguita, anche quando sembra impossibile da raggiungere.

Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente.


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