Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia

Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia

il giorno della civetta

Titolo: Il giorno della civetta

Autore: Leonardo Sciascia

Editore: Adelphi

Genere: romanzo

Pagine: 137

Prezzo: 10,00

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Trama

In una cittadina siciliana l’uccisione del piccolo imprenditore Salvatore Colasberna provoca un’inchiesta, condotta dal capitano dei carabinieri Bellodi giunto da Parma e animato da un alto senso della giustizia. Il capitano si convince subito che il delitto è una questione di mafia e di appalti e riesce a superare il muro d’omertà della gente e a ricostruire la trama dei fatti, nonostante l’assassinio di un testimone e di un confidente dei carabinieri. Arriva ai sicari e al mandante, il boss locale Mariano Arena. Ottiene perfino la confessione di uno degli assassini. A Roma intanto alcuni ambienti politici sono preoccupati che l’indagine possa svelare complicità di personaggi vicini al governo, e in una conversazione privata si decide di produrre prove false per scagionare i colpevoli e indirizzare le indagini verso il delitto passionale.


Autore

Leonardo Sciascia (1921 – 1989) è stato scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, politico e insegnante di italiano. Tra le figure più importanti del Novecento, non si stancò mai nei suoi libri di studiare i mali e le contraddizioni della sua terra d’origine, la Sicilia, anche se con un pessimismo che raramente lo abbandonò. Nella sua ampia opera letteraria ricordiamo “Il giorno della civetta“, “Il consiglio d’Egitto”, “A ciascuno il suo”, “La scomparsa di Majorana“, “Una storia semplice e tanti altri testi che spaziano dal giallo al romanzo, dal saggio letterario alla raccolta di poesie, fino alle sceneggiature teatrali.


Recensione

La Sicilia è tutta una fantastica dimensione: e come ci si può star dentro senza fantasia?

Avevo già avuto il piacere di leggere le dichiarazioni di Leonardo Sciascia su quello che credeva fosse il male peggiore della sua amata terra, ossia la mafia. Avevo affrontato la lettura del giallo “Una storia semplice“, ultimo romanzo pubblicato il giorno della sua morte, in cui ritorna, come spesso fece nella sua produzione letteraria, su questo dilemma siciliano. “Il giorno della civetta” (il cui curioso titolo è una citazione dall’Enrico VI di Shakespeare, che Sciascia usa come metafora per mostrare come la mafia operi al buio, senza farsi vedere, proprio come l’animale notturno) è forse l’opera in cui l’autore più apertamente indaga, racconta, descrive e giudica. Lo fece in piena libertà di pensiero e di parola? No. Come dice lui stesso, prima di pubblicarlo, quando si rese conto di non aver tenuto in considerazione “la suscettibilità” di molti, rivide più volte il racconto cercando di togliere quei personaggi e quelle parti che più avrebbero dato fastidio.

Mi sono dato a cavare, a cavare.

Può darsi il racconto ne abbia guadagnato. Ma è certo, comunque, che non l’ho scritto con quella piena libertà di cui uno scrittore dovrebbe sempre godere.

D’altronde stiamo parlando del 1960, quando in Italia il fenomeno della mafia era ormai palese, ma ancora in pochi si permettevano di dichiararlo ad alta voce, mentre la maggioranza (soprattutto al Sud) si ostinava a sostenere che fosse un’invenzione dei comunisti, un’accusa infondata e surreale nei confronti della società siciliana, semplicemente diversa ma non per questo invischiata nei crimini che le venivano imputati. L’opera di Sciascia è tra le prime ad aver chiamato il fenomeno con il suo vero nome e ad aver messo a nudo le sue dinamiche.

Cos’è la voce pubblica? Una voce nell’aria, una voce dell’aria.

E poi: che cos’è la mafia?… Una voce anche la mafia: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessuno lo sa… Voce, voce che vaga: e rintrona le teste deboli, lasciatemelo dire.

Con la sua scrittura semplice ma elegante, diretta, schietta, Sciascia dichiara apertamente le implicazioni di ministri, onorevoli, uomini di chiesa e forze dell’ordine, nel giro della mafia, se non direttamente almeno come osservatori silenziosi che accettano per un loro guadagno personale o per paura una situazione ormai dilagante. Sciascia non ha freni nel dichiarare che il siciliano, soprattutto quello consapevole, è infastidito dai pregiudizi della gente del nord che continua a tirar fuori l’esistenza di questa organizzazione malavitosa. L’idea che il lettore si fa, leggendo non solo questa ma molte altre opere dell’autore, è che non abbia molta fiducia nella politica, che crede sia disinteressata a occuparsi di questo problema quando non vi è addirittura invischiata. Una politica che ormai opera solo per i suoi interessi e non per quelli del popolo.

Anche ne “Il giorno della civetta“, come accade spesso nei racconti di Sciascia, c’è una figura delle forze dell’ordine che rappresenta la volontà di pochi di combattere contro questo male siciliano. Ma allo stesso modo, forse a dimostrazione della sua scarsa fiducia nella possibilità di estirparlo, questi personaggi finiscono per vedere insabbiate le loro indagini, messi a tacere i loro testimoni e conclusi i casi nel modo più semplice possibile, senza lasciare spazio a congetture pericolose e complicate. E’ una lettura non estremamente semplice per un lettore di oggi, ma che ci dà un quadro piuttosto limpido e critico del nostro paese nel momento in cui si è scontrato con la necessità di ammettere l’esistenza di questo problema. Una lettura interessante ed educativa, per capire meglio le origini di un cambiamento sociale che ha poi diviso e diffuso il terrore nel nostro paese.


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