Il Piccolo Principe – Antoine de Saint-Exupéry

Il Piccolo Principe – Antoine de Saint-Exupéry

Titolo: Il Piccolo Principe

Autore: Antoine de Saint-Exupéry

Editore: Newton Compton

Genere: romanzo

Pagine: 135

Voto del Pubblico (IBS): 4,7 su 5

Prezzo: 3,90

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Trama

C’era una volta un bambino che non sapeva disegnare e che per vivere imparò quindi un altro mestiere. Divenne aviatore. Gli piaceva parlare di boa, di stelle e di foreste vergini, ma scoprì che raramente gli adulti lo capivano; così crebbe solo, e quando era necessario discuteva di politica o di bridge. Un giorno, durante una trasvolata del Sahara, il suo aereo ebbe un guasto e fu costretto ad atterrare. Mentre tentava di riparare il danno fece un incontro sorprendente: un piccolo ometto, vestito in modo elegante, con una sciarpa dorata al collo, gli si avvicinò chiedendogli di disegnare una pecora. Sembrava proprio un piccolo principe.

Da quel momento, per i giorni successivi, l’aviatore e il Piccolo Principe furono grandi amici, anche se lo straniero era molto riservato e non amava parlare di se stesso. Piano piano, dai racconti dell’amico, l’aviatore scoprì che proveniva da un piccolissimo pianeta, l’asteroide B-612, così piccolo da contenere solo tre vulcani, di cui uno spento, e un meraviglioso fiore. Questo fiore era così bello e unico nel suo genere che il Piccolo Principe passava le giornate ad ammirarlo e proteggerlo, ma questo divenne sempre più vanitoso, scontroso e pretenzioso, finché un giorno il Piccolo Principe, addolorato dal suo comportamento, decise di lasciare il pianeta per andare in esplorazione di altri mondi.

Viaggiò molto prima di arrivare sulla Terra: visitò un pianeta dove viveva un Re senza sudditi, uno in cui trovò solo un uomo molto vanitoso e uno sul quale incontrò un ubriacone. Fu poi la volta del pianeta abitato dall’uomo d’affari, e poi quello del lampionaio. Alla fine arrivò sulla Terra e qui viaggiò in lungo e in largo cercando gli uomini, ma non riuscì a trovarli da nessuna parte. Era finito infatti nel deserto, che gli offrì solo piante e animali e nel quale scoprì che il suo fiore era in realtà una rosa e che sulla Terra ve ne sono a milioni.

Il dolore della scoperta che il suo grande amore fosse riposto in un essere che non era poi così speciale fu in parte addolcito dall’incontro con una volpe, che gli chiese di essere addomesticata. Il nuovo legame gli insegnò il valore dell’amicizia e gli ricordò che l’affetto che provava per la sua rosa era vero e sincero. Quando incontra l’aviatore è ormai passato un anno e il senso di colpa per aver abbandonato la sua rosa senza protezione lo riempie di sconforto. Così decide di partire alla ricerca di qualcuno che possa aiutarlo a tornare a casa.

L’aviatore è infelice: nessun adulto che conosce è mai riuscito a vedere le cose che vede il Piccolo Principe e separarsi da lui si dimostra più difficile del previsto.


Autore

Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944) è stato uno scrittore e aviatore francese. Famoso in tutto il mondo per “Il Piccolo Principe”, che è stato tradotto in più di 300 lingue, è stato anche autore di libri sui primi voli aerei, tra cui “Volo di notte” e “Terra degli uomini“. Arruolatosi nell’aviazione francese, lavora per diversi anni per la Compagnia Aéropostale. E’ in questo periodo che avviene la tragedia sopra il deserto africano, durante una trasvolata Parigi-Saigon, dalla quale si salverà e che sarà ispirazione per “Il Piccolo Principe”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale entrò nell’aviazione militare, partecipando a diverse missioni di guerra. A soli 44 anni, durante un volo di ricognizione, scomparve nel Mar Tirreno e non se ne ebbero più notizie. Solo nel 2008 furono ritrovati i resti dell’aereo, abbattuto, come si crede, da un aviatore tedesco che, saputo il nome del pilota, si era così addolorato da decidere di mantenere il segreto per sessant’anni.


Recensione

Quando ho letto “Il Piccolo Principe” per la prima volta ero solo una bambina e ammetto di non averlo apprezzato. Ho pensato che fosse una favola un po’ stramba; simpatica, certo, ma non tanto da giustificare la fortuna planetaria del libro, ancora a tanti anni dalla sua pubblicazione. Così l’ho ripreso in mano oggi, con occhi adulti, e ho scoperto un libro completamente diverso. Si dice che a sessant’anni dalla prima uscita ancora la critica non sia riuscita a comprendere appieno le cause di una così grande fortuna editoriale (“Il Piccolo Principe” è uno dei tre libri più letti al mondo). Forse non lo capiremo mai. Forse questo romanzo semplicemente regala a ogni lettore un piacere diverso e ognuno di noi vi trova qualcosa che gli appartiene.

Oggi sono convinta che sia erroneamente considerato un libro per bambini, e che lo scrittore avesse ben altri propositi. Mentre lo leggevo, già dopo le prime pagine, ho avuto la vivida sensazione che il narratore stesse parlando con me, che i messaggi che nascondeva tra le righe di questa dolce fiaba fossero rivolti a me, e che io dovessi capirli. Mi è capitato spesso, durante la lettura del romanzo, di sorridere leggendo alcune frasi, pensando – quanto hai ragione! Grazie per avermelo ricordato – Perché come tutti gli adulti che circondano il narratore, anch’io sono stata costretta a crescere e ho dimenticato alcune cose, mentre altre non riesco più a vederle.

Io, purtroppo, non ero in grado di vedere le pecore attraverso le cassette. Probabilmente sono un po’ come gli adulti. Sono stato costretto a invecchiare.

Scritto in prima persona (il narratore è probabilmente lo stesso scrittore), con un linguaggio davvero semplice, come se fosse un bambino a parlare, de Saint-Exupéry narra una storia fantastica dove i due protagonisti sono molto legati alla realtà. Lo stile è scorrevole, divertente ed essenziale nelle descrizioni, che lascia ai bellissimi disegni ad acquerello che per mesi tappezzarono la casa dello scrittore, prima che il suo editore lo convincesse a mettere su carta la storia di quel piccolo ometto. I capitoli sono brevi e fondati più che altro sui dialoghi, o meglio sulle mille domande che il Piccolo Principe rivolge all’aviatore.

Leggere questo libro è come vivere in un sogno in cui torniamo bambini e vediamo cose che da svegli non potremmo comprendere. L’aviatore del racconto è ormai adulto, ma ha mantenuto la capacità di vedere oltre. Quello che non ha perduto, anche quando finge di essere come gli altri adulti, è il candore dei bambini, la fantasia, quella capacità di capire le cose più semplici senza che vengano ridotte in numeri, definite da regole, chiuse in spiegazioni razionali. Gli adulti crescendo perdono questa facoltà e occorre continuamente riprenderli per la loro limitata visione.

Gli adulti non capiscono mai nulla da soli, ed è faticoso per i bambini spiegare loro le cose di continuo.

Mentre racconta di questa tenera amicizia col Piccolo Principe, che durò solo pochi giorni, l’aviatore ci regala una serie di verità agrodolci che fanno pensare e sorridere. Sullo sfondo, una strana convinzione guida l’ometto attraverso i suoi viaggi: che l’essere umano sia davvero bizzarro e abbia un comportamento stravagante. Tutti i personaggi che incontrerà prima dell’aviatore incarnano alcuni dei peggiori vizi della società contemporanea: la vanità, il desiderio di potenza, l’abitudine di bere, la pigrizia.

Ma l’elemento più affascinante del romanzo resta il rapporto tra il Piccolo Principe e il suo fiore: un amore puro ma difficile da gestire. Il bambino è orgoglioso di avere un fiore così bello sul suo pianeta e si prodiga per difenderlo. La rosa, vanitosa ed esigente, fa di tutto per obbligarlo a dedicargli tutto il suo tempo, fino a diventare lamentosa e insofferente: è infatti incapace di dimostrargli che, molto semplicemente, ha bisogno di lui. I rapporti umani, tra gli adulti, non sono così dissimili: difficile è dichiarare i veri sentimenti che si provano e a volte addirittura riconoscerli. Lo stesso scrittore lo proverà sulla sua pelle; donnaiolo da sempre, dopo ripetuti tradimenti finirà per comprendere, solo quando starà per perderla, l’amore che provava per la moglie.

Ma a volte l’uomo è soffocato dal desiderio di nuove avventure, di volere di più senza sapere bene cosa; l’incapacità dell’essere umano di apprezzare ciò che ha è risaputa, così come la ricerca continua di una felicità che pare non si raggiunga mai.

Non si è mai contenti di dove si sta

Il Piccolo Principe, dopo aver vissuto per anni sul suo pianeta e aver sopportato il comportamento del suo fiore, ne è così addolorato da non accorgersi che le sue lamentele sono solo dimostrazioni di un bisogno di affetto. E così va in cerca di qualcosa di più, qualcosa di diverso. Ma cosa?

Solo i bambini sanno quello che cercano

Quando vedrà che il suo fiore non era poi così esclusivo e che ne esistono milioni, accetterà il concetto di felicità effimera. Debole e incapace di proteggersi da sola è la sua rosa, e lui ha rinunciato a un legame vero che rischia di non trovare più. La volpe gli farà capire che era il suo affetto per la rosa a renderla così importante, non il fatto che fosse unica.

E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante

Ma il Piccolo Principe non lo poteva vedere, perché continuava a guardare con gli occhi. Solo la volpe gli rivelerà la verità.

Ecco il mio segreto. È molto semplice.

Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi

E così tutto viene rimesso in discussione, dagli amori alle amicizie che l’uomo ha perso a causa della pressante società in cui vive. Anche la volpe, solitaria è annoiata, vuole essere addomesticata – Cosa significa addomesticare? – Chiederà al Piccolo Principe. Significa stringere rapporti, unire due persone in un legame intenso e pieno di calore che si chiama amicizia.

Quanti buoni insegnamenti in poco più di cento pagine, nascosti in una favola visionaria e dai tratti onirici. Antoine de Saint-Exupéry ci ricorda nel suo modo originale il valore dell’amicizia e dell’amore e il significato stesso della vita. Ma, soprattutto, ci insegna che la strada per arrivare a qualcosa che si vuole è spesso più dolce della cosa stessa. Ci sollecita a non aver paura di mostrare i nostri sentimenti, perché anche un affetto perso è un’esperienza unica e ci lascia un segno profondo, un ricordo dolce e triste allo stesso tempo, che ci farà magari piangere, ma anche sorridere.

E allora, quando di notte guarderemo le stelle, ci ricorderemo di un piccolo ometto saggio e curioso, che non dimenticava mai una domanda, una volta che l’aveva posta.

E sorrideremo.


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