Il senso dell’alligatore – Guido Sgardoli

Il senso dell’alligatore – Guido Sgardoli

Titolo: Il senso dell’alligatore

Autore: Guido Sgardoli

Editore: Piemme

Genere: thriller

Pagine: 622

Prezzo: 19,50

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Trama

Larry Nowak cerca di guardarsi il meno possibile allo specchio: l’immagine riflessa di sé, infatti, non è che il pallido ricordo di chi è stato. Sei anni e mezzo, trascorsi in un letto d’ospedale in una sorta di limbo di cui ricorda poco e niente. E l’unica soluzione che ha trovato per scappare da ciò che lo attendeva al risveglio è stata la fuga. Wytago nel Vermont è sufficientemente piccola e lontana da fargli pensare di potersi lasciare alle spalle il proprio doloroso passato. Qui Larry cerca di ricostruirsi una quotidianità, di mettere su una nuova clinica veterinaria, di fare nuove amicizie, di non essere più per tutti solo ‘The new kid in town’. Ma in un paese piccolo tutti sanno tutto di tutti. E così è facile scoprire la sua dipendenza dai farmaci, gli eccessi nel bere, i terribili sbalzi di umore. E scoprire anche che nel suo passato c’è qualcosa che vuole in tutti i modi tenere nascosto. Quando poi un ragazzino viene ritrovato senza vita, l’attenzione è puntata subito su di lui. Prima ancora che parta una vera e propria indagine, Larry è già diventato il colpevole perfetto, il capro espiatorio su cui scaricare le colpe di una cittadina che si ritiene immacolata e che nasconde le sue ombre dietro ai portoni ritinteggiati delle case. 


Autore

Guido Sgardoli è uno scrittore italiano, laureato in medicina veterinaria. Ha avuto da sempre la passione per la scrittura, che lo ha portato a pubblicare i primi racconti in svariate raccolte tra cui “Cinque storie per non dormire, per poi esordire nella letteratura per ragazzi. E’ qui che si fa notare, vincendo più volte il Premio Andersen e il Premio Strega ragazze e ragazzi. Tra i suoi romanzi più famosi “Due per uno”, “The frozen boy”, “Il giorno degli eroi” e “The stone. La settima pietra“. Nel 2020 pubblica un romanzo horror per adulti scritto insieme a Manlio CastagnaLe belve” e nel 2023 il thriller “Il senso dell’alligatore“.


Recensione

Questo thriller psicologico dalla natura pacata e tranquilla vi sorprenderà per il modo in cui la narrazione si fa via via più intensa, suscitando emozioni forti e contrastanti nei confronti degli abitanti della cittadina in cui è ambientato e anche nei confronti dello stesso protagonista. Come nei migliori thriller, sarete portati a a dubitare di tutti, vi convincerete di aver capito cosa sta succedendo, per poi essere smentiti subito dopo. La scrittura di Guido Sgardoli è scorrevole e accattivante, sa trascinarti all’interno di Wytago delineando dinamiche provinciali che si fanno sempre più inquietanti. Quella che sembrava una tranquilla comunità, infatti, dove tutti si conoscono e si proteggono a vicenda, nasconde segreti, vizi, cattive abitudini e colpe, che negli anni sono stati opportunamente celati e dimenticati per mantenere quella patina di perfezione e di serenità. Il protagonista, Larry Nowak, ha preso la decisione di abbandonare la sua vita precedente, compreso il lavoro e sua madre, per sfuggire ai ricordi della dolorosa riabilitazione che ha dovuto subire dopo l’incidente che lo ha tenuto sette anni in coma. Wytago sembra il posto perfetto dove ricominciare: una cittadina pacifica e tranquilla, dove il calore dei vicini lo fa sentire bene per la prima volta da mesi. Ma è davvero possibile dimenticare il passato solo cambiando città? Perché se fosse così facile vorrebbe farlo anche lo sceriffo Blanchard, che ha perso il figlio un anno prima in un tragico incidente, e ora cerca solo un modo per far tornare a sorridere la moglie Francine.

«Ho bisogno di portarla via di qua» aggiunse lo sceriffo. Ricominciare. Non c’era alcuna garanzia che avrebbe funzionato. La mente che ci portiamo dietro è sempre la stessa, da un capo all’altro della Terra.

Infatti, nonostante le buone intenzioni, i dolori che affliggono Larry da quando si è risvegliato lo hanno seguito fino a Wytago, e l’unico modo per tenerli a bada sono l’alcol e le medicine, di cui inizia ad abusare. Quando il secondo bambino nell’arco di poco tempo viene aggredito e quasi ucciso, sarà facile per l’intera comunità iniziare a dubitare del caro veterinario, che si mostra in pubblico sempre meno presente a se stesso, con vuoti di memoria che lasciano perplesso lui stesso. Wytago si dimostra ben presto per quello che è davvero: una cittadina piuttosto bigotta, ipocrita, e molto pettegola. Tutti gli abitanti sono pronti ad accusare Larry, che ora sembra solo un ubriacone, un drogato e un violento, che importuna i bambini della città. La velocità con cui tutti gli voltano le spalle è impressionante. Ma quello che davvero sconvolge la lettura, mentre l’autore si prende tutto il tempo necessario per ricostruire l’intera storia presente e passata della comunità, è scoprire i vari segreti che si nascondono dietro le porte di quelli che appaiono come vicini perfetti.

Questo è quello che ho amato di più di questa storia: venire a conoscenza, piano piano, delle vite nascoste dietro le finestre di Wytago, che possono essere più spaventose di quello che accade alla luce del giorno. La storia fa leva sulla paura di quello che non conosciamo (in questo caso il nuovo arrivato), sulla necessità da parte dell’intera comunità di stringersi ipocritamente a difendere anche quegli individui imperfetti e marci della società, sulla falsità che a volte regna in queste piccole comunità. La tensione e l’inquietudine aumentano improvvisamente a metà racconto, per culminare in un finale composto da due linee narrative, una delle quali avevo purtroppo immaginato e l’altra che invece ho capito solo quando è stata svelata. La bravure dell’autore, in questo caso, sta secondo me nell’avermi portato a dubitare indifferentemente di tutti i personaggi della storia, protagonista compreso, essendo, in fin dei conti, quasi tutti moralmente grigi. E’ stata una lettura davvero soddisfacente, che è andata incontro a tutte le mie necessità di lettrice: dalla scrittura alla costruzione dei protagonisti, fino all’intreccio. Una storia creata ad arte, alla quale do tutto il mio consenso.


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