Il sequestro – Gabriel García Márquez

Il sequestro – Gabriel García Márquez

Titolo: Il sequestro

Autore: Gabriel García Márquez

Editore: Mondadori

Genere: cinema

Pagine: 155

Prezzo: 6,50

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Trama

Il 27 dicembre 1974 a Managua, in Nicaragua, nella casa di José María Castillo Quant si sta svolgendo un lussuoso party a cui partecipano ambasciatori e figure di spicco legate al regime dittatoriale del generale Somoza. Quando la festa sta per terminare, un gruppo di guerriglieri appartenente al fronte Sandinista di Liberazione Nazionale irrompe nella villa con svariate armi, prendendo in ostaggio gli ospiti rimasti.

La scena si sposta poi indietro di quattordici anni, mostrandoci come i guerriglieri siano stati scelti tra il popolo per la loro insofferenza nei confronti del regime e la loro voglia di cambiare le cose. Per mesi sono stati addestrati a usare le armi, nell’attesa dell’occasione giusta per imporsi al governo e richiedere il rilascio di alcuni prigionieri politici, l’aumento dei salari, e porre altre condizioni per la liberazione degli ostaggi.

La scena ritorna alla festa, dove i sandinisti hanno sparato alle guardie appostate fuori la villa e sono riusciti a entrare. Tra le persone rinchiuse nel salone centrale, oltre ai camerieri e ai musicisti, vi sono i proprietari della casa, alcuni personaggi del governo, della finanza, dell’industria e del giornalismo nazionale. In breve la casa di Castillo Quant è accerchiata dalla Guardia Nazionale che inizia le trattative con i rivoltosi. L’unica persona con cui questi accettano di parlare è l’arcivescovo di Managua, Monsignor Obando y Bravo, al quale viene permesso di entrare insieme a un medico, per curare i feriti, accogliere le richieste e portare fuori le donne che preferiscono abbandonare la casa.

Almeno due volte la Guardia Nazionale tenta di entrare con la forza in casa Castillo Quant, ma i sandinisti, dopo averli scoperti, minacciano di iniziare a uccidere gli ostaggi. Dopo due giorni di trattative, pare che il governo stia finalmente per cedere.


Autore

Gabriel García Márquez (Gabo) è stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano di grande fama, tra i più famosi romanzieri in lingua spagnola, tanto da ricevere nel 1982 il Premio Nobel per la Letteratura. E’ uno dei principali esponenti di quel realismo magico che in quegli anni rilancerà la letteratura latinoamericana. Ha uno stile molto peculiare, ricco e ironico, nel quale unisce la realtà alla fantasia, la storia alla leggenda, lasciandoci opere mirabili come “Cent’anni di solitudine”, “L’autunno del patriarca”, “L’amore ai tempi del colera”, “Cronaca di una morte annunciata.

Inizia la sua carriera come giornalista, recandosi spesso a Cuba, dove instaura una forte amicizia con Fidel Castro e conosce personalmente Che Guevara. Ha passato la vita tra la scrittura e la politica, nel tentativo costante di trovare una mediazione tra il suo Governo, i narcotrafficanti e i guerriglieri. Nel 2000 lotta contro il cancro, mentre porta a termine l’ultimo romanzo, autobiografico, “Memoria delle mie puttane tristi“; nel 2014 la salute già precaria dello scrittore peggiora, portandolo alla morte per polmonite all’età di 87 anni.


Recensione

Il sequestro” è l’unico tentativo di Márquez di scrivere un copione cinematografico per un film che non verrà mai realizzato. Tanto che alla fine, una volta capito che il lavoro non sarebbe mai stato portato a termine, lo scrittore regalò l’opera al governo del Nicaragua, che lo fece stampare nel 1982. Occupato fin da sempre nella politica dei paesi sudamericani, Márquez si impegna con quest’opera in una severa critica contro il regime dittatoriale di Somoza, che negli anni ’70 stava portando a una dura regressione del paese.

Pur essendo una sceneggiatura, la sua brevità e la scrittura di Gabo (come gli amici lo chiamano) la rendono facilmente comprensibile e piacevole alla lettura. Il suo stile inconfondibile apre l’opera che, come spesso accade, anticipa un evento che accadrà nel futuro, e poi torna indietro per ripercorrere tutti i fatti che hanno portato all’evento stesso. Quello che invece non è tipico della sua scrittura è il realismo eccessivo con cui la violenza viene descritta. Se nelle sue opere, di solito, la brutalità dei governi viene mostrata solo attraverso gli effetti che ha sulla popolazione, ne “Il sequestro” c’è una descrizione attenta e vivida di ogni forma di ferocia, di tortura o di maltrattamento.

Pur sapendo di avere tra le mani una semplice sceneggiatura, lo scrittore non riesce a limitarsi alla stesura di battute e indicazioni di scena, ma inserisce una voce narrante (i rivoltosi prima e tutta la popolazione nicaraguense poi) che dialoga direttamente con il lettore, dando spiegazioni superflue e inutili per la realizzazione del film. Ma la necessità di raccontare, evidentemente innata in Márquez, lo porta a creare un’opera molto vicina a un racconto letterario. Con la forza a cui siamo abituati sa creare personaggi forti e reali e sa descrivere un periodo storico difficile come quello della dettatura somozista. Attraverso le descrizioni dei quartieri della capitale, dei contadini nelle campagne, dei lavoratori nelle fabbriche e in generale di tutta la popolazione che ascolta alla radio le notizie del sequestro, Gabo è in grado di mostrare la desolazione, la povertà, la paura e i bisogni di un popolo che soffre. Partendo da un fatto realmente accaduto, con una maestria da narratore di cronaca, ci offre uno spaccato crudo e realistico del Nicaragua degli anni ’70.

Nonostante sia un’opera minore del grande Premio Nobel, e per questo spesso non considerata, “Il sequestro” è un tassello utile alla comprensione di un autore che ha combattuto per tutta la vita per i bisogni dell’America Latina, cercando di mantenere una diplomatica collaborazione tra governo e guerriglieri. Vale la pena di considerare lo scritto, pur con le difficoltà insite in una lettura simile, per avere un quadro più preciso della personalità di uno degli scrittori più famosi del Sud America, che non si può limitare solo ai grandi successi che lo hanno consacrato in tutto il mondo, ma che va ricercata anche e soprattutto nei particolari affascinanti delle sue opere minori.


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