la biblioteca di parigi

La biblioteca di Parigi – Janet Skeslien Charles

Titolo: La biblioteca di Parigi

Autore: Janet Skeslien Charles

Editore: Garzanti

Genere: romanzo storico

Pagine: 399

Prezzo: 17,90

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Trama

Francia 1939. Odile Souchet ha un unico grande sogno fin da bambina e ora è riuscita a realizzarlo: lavorare per l’American Library di Parigi, immensa, accogliente e magnifica biblioteca della città. Odile ne era già un’assidua frequentatrice, fin da quando, ancora piccolissima, si rifugiava con la zia Caroline tra i suoi scaffali. Ora che vi lavora, più che mai, ha compreso il ruolo essenziale della Biblioteca: è un luogo in cui gli inglesi e gli americani che vivono in Francia riescono per qualche ora a sentirsi a casa. Scopo principale dello staff è coccolare queste anime sperdute in un paese che non è il loro, nutrendole con i libri. E’ qui che Odile fa amicizia con Margaret, moglie di un impiegato dell’ambasciata britannica, disperatamente in cerca di un posto in cui non sentirsi sempre così sola, e con Bitsy, la giovane che si occupa del reparto bambini e che, per la prima volta, ruberà il cuore a suo fratello gemello Rémy.

Oh, tutto sarebbe così perfetto. Anche Paul, il poliziotto che il padre le ha presentato dopo diciotto tentativi falliti di trovarle marito, sembra capire il suo desiderio di lavorare ed essere indipendente e sostiene le sue scelte. Ma l’Europa sta andando inesorabilmente verso la guerra e anche se il governo francese continua a rassicurare la popolazione, il mondo di Odile comincia a incrinarsi. Rémy si arruola come volontario e poche settimane dopo la Francia e l’Inghilterra dichiarano guerra alla Germania. La minaccia di Hitler e delle truppe tedesche è sempre più pressante e Parigi cambia completamente aspetto. All’American Library, nonostante le ambasciate abbiano consigliato a tutti gli stranieri di rientrare in patria, sulla scia di Miss Reeder, la direttrice, nessuno vuole abbandonare la biblioteca, convinti che debba continuare a essere un luogo di conforto e di nutrimento per le persone. I soldati al fronte hanno bisogno di essere sostenuti e allietati in qualche modo e Odile e gli altri dipendenti iniziano a inviare pacchi pieni di romanzi ai vari reggimenti.

Ma soprattutto, i libri vanno protetti. Leggere è pericoloso: è una cosa che fa pensare e crea ribellione, che diffonde le idee, che alimenta la resistenza e i tedeschi danno il via a un sistematico controllo sui testi presenti in tutte le biblioteche dei paesi invasi. Quando la Francia è costretta a cedere sotto il peso degli attacchi nazisti, Parigi viene occupata: razionamenti, difficoltà, posti di blocco, limitazioni alla libertà, arresti continui di stranieri in terra francese, ma, più pericoloso di tutto, un nuovo ordine: nessun utente ebreo dovrà essere ammesso in biblioteca. Sfidando i controlli sempre più meticolosi dei nazisti, lo staff dell’ALP si impegna non solo a tenere aperta la biblioteca, ma anche a fornire di nascosto i parigini ebrei di libri, consegnandoli direttamente a casa. Saranno quattro anni difficili, pieni di sofferenze, di gravi perdite e di una lotta invisibile per la protezione della cultura e della libertà individuale.

America 1983. In un paesino del Montana, la dodicenne Lily sta passando un momento molto delicato della sua vita. La madre sembra gravemente malata di cuore e nel tentativo di trovare qualcuno che la aiuti in casa, la ragazzina fa la conoscenza dell’anziana vicina, una signora francese che si è trasferita in America dopo la Guerra. Nessuno sa niente di lei e del suo passato, tranne che arrivò da Parigi dopo aver sposato un soldato americano. Entrambe hanno bisogno di qualcuno con cui parlare e finalmente, dopo quarant’anni, Odile potrà liberarsi dei ricordi più dolorosi che l’hanno accompagnata per tutta la vita e raccontare quella colpa inconfessabile che la costrinse ad abbandonare tutto.


Autore

Janet Skeslien Charles è una scrittrice americana già nota nel suo paese per alcuni brevi racconti. E’ venuta a conoscenza della storia dell’American Library di Parigi mentre organizzava alcuni eventi per la Biblioteca e da lì ha iniziato una serie di studi che le hanno fornito l’ispirazione per il suo romanzo d’esordio “La biblioteca di Parigi“.


Recensione

-Vengo qui per trovarmi in presenza dell’amore. Probabilmente penserai che sono matto a spiare la gente…

Scossi la testa. Era per quello che leggevo: per sbirciare le vite degli altri.

Quando ho iniziato la lettura di “La biblioteca di Parigi” non sapevo bene cosa aspettarmi. Immaginavo mi sarei trovata davanti a un romanzo come ne avevo già letti molti, incentrato sull’occupazione tedesca e le atrocità commesse in quel periodo così oscuro. Ho scoperto invece, con grande sorpresa, un libro completamente diverso e straordinario. Janet Skeslien Charles prepara quest’opera da dieci anni, da quando è venuta a conoscenza per la prima volta della storia eroica dei bibliotecari che lavorarono presso l’American Library durante la Seconda Guerra Mondiale, e decide di farla uscire finalmente nel centenario della sua fondazione. Dietro questo testo ci sono quindi anni di ricerche, di studio, di interviste con amici e parenti, rimasti in vita, di quei dipendenti che scelsero di tenere aperta la biblioteca nonostante i pericoli che correvano ogni giorno. Molti dei personaggi sono quindi esistiti veramente e la scrittrice ha riportato la loro vera storia, romanzandola solo in parte. Le due protagoniste Odile e Lily sono invece due figure inventate che permettono all’autrice di esprimere le sue idee.

Il libro parte in modo pacato, raccontando la vita di queste due ragazze, lungo due linee temporali separate da quarant’anni, per poi immergersi nella Francia occupata dai tedeschi. Da quel momento non sono più riuscita a staccare gli occhi dal libro, che ti trascina con sé in una Parigi spenta e minacciata, che tenta di sopravvivere e di trovare un motivo per sorridere ancora. La scrittura è fluida e potente: uno stile incisivo, veloce, spesso sintetico. I pensieri delle due protagoniste, soprattutto quelli di Odile, si mescolano alla narrazione senza virgolette, contribuendo a creare un legame sempre più stretto con il lettore. I caratteri sono ben delineati e tratteggiati con cura e con sapienza. Non vi aspettate però descrizioni violente o scabre di episodi che, sicuramente sono accaduti e aleggiano sullo sfondo della storia, ma che non ne sono l’oggetto principale. Quello che mi ha colpito, fin dall’inizio, è stato un senso di malessere, di impotenza, di frustrazione, che si crea man mano che la lettura avanza, ma che non deriva da accuse esplicite, bensì dall’osservazione della vita quotidiana dei parigini tra il 1939 e il 1945. Sono le piccole cose che nel libro destano sorpresa o sgomento: Odile che passeggia per le strade ricordando i colori e gli odori di botteghe ormai chiuse; le file delle donne francesi per le razioni di cibo; il silenzio di una città che è sempre stata viva; le stelle gialle che compaiono sugli abiti di alcuni parigini, che la ragazza nota con la coda dell’occhio; le lettere di Rémy dal fronte che raccontano una verità lontana e triste. A volte colpisce di più quello che non viene detto, piuttosto che quello che si espone apertamente. E così, il libro della Skeslien Charles ci accompagna in una Parigi cambiata, senza più musica, senza teatro, senza colore, dove sorridere è diventato sempre più difficile e fare la cosa giusta può risultare una scelta pericolosa. Ma i grandi protagonisti del romanzo sono i libri

Perché nessun’altra cosa possiede quella facoltà mistica di riuscire a far guardare la gente con gli occhi degli altri. L’American Library è un ponte di libri tra le culture.

E come tale deve essere tenuto in piedi. In un momento in cui i libri vengono accusati di diffondere idee contrarie alla propaganda tedesca e di sviluppare la resistenza, le biblioteche di tutta Europa subiscono il saccheggio di migliaia di testi incriminati. Preoccupati per la collezione pregiata che possiedono, gli impiegati dell’ALP decidono di rischiare la vita per proteggerli, nonostante siano quasi tutti stranieri e le loro ambasciate li abbiano esortati a fuggire. Ma i soldati al fronte prima, e gli utenti ebrei dopo, hanno bisogno di qualcosa per allietare le loro menti e lo staff della Biblioteca si impegna a difendere i testi (nascondendoli o inviandoli all’estero) e continuando a fornirli segretamente ai suoi utenti.

Libri e idee sono come il sangue: hanno bisogno di circolare e ci tengono in vita.

Le idee sono fondamentali per l’essere umano e hanno bisogno di diffondersi e i libri sono un mezzo per unire i popoli e “migliorare la reciproca comprensione”, come afferma la direttrice, Miss Reeder. La parola scritta è tanto importante che le citazioni tratte dalle più famose opere di tutti i tempi sono l’anima dell romanzo. Odile si fa portavoce dei grandi scrittori, propagandando la lettura come rifugio dell’anima, da Dostoevskij a Dickens, da Bram Stoker al “Piccolo Principe”, passando per Zora Neale Hurston e “Piccole donne”. Quella sensazione unica, dolce e appagante che si ha nel leggere un libro è espressa in modo chiaro e toccante dalla giovane Bitsy

Ho pianto quando l’ho finito. Primo, perché ero felice di averlo letto. Secondo, perché la storia era molto commovente. Terzo, perché non potrò più fare l’esperienza di scoprirlo.

Ma “La biblioteca di Parigi” è anche un libro di sbagli, di cadute, di incomprensioni e di pregiudizi. Odile, come molti altri personaggi, è spesso costretta a giudicare gli altri solo dalle apparenze, cosa che non farebbe mai con un libro. E dovrà imparare a sue spese, un errore dopo l’altro, che a volte dietro alcuni comportamenti ci sono motivazioni impossibili da capire se non si guarda con attenzione. Quando finalmente arriverà a comprendere la verità, sarà forse troppo tardi per lei, ma potrà sostenere Lily cercando di evitare che commetta gli stessi torti.

La gente è strana, spesso non sa cosa fare né cosa dire. Non fargliene una colpa. Non sai mai cosa c’è nel loro cuore.

In un periodo storico così difficile, con il nemico che le vive a fianco, Odile è tanto sicura delle sue convinzioni da giudicare con troppa facilità amici cari e parenti, a volte per superficialità, a volte per gelosia o persino invidia. Tante perdite e tanto dolore la convinceranno a guardare più da vicino quello che ha lei e quello che hanno davvero gli altri.

Cerca di accettare le persone per quello che sono, non per quello che vorresti che fossero.

C’è anche l’amore nel romanzo di Janet Skeslien Charles, un amore romantico e delicato e passionale, proprio come Odile aveva sempre letto nei suoi romanzi preferiti. Finalmente con Paul la ragazza si sente come uno dei personaggi di Jane Austen e si affida ciecamente all’amore

Avevo cercato di tenere Paul ai margini della mia mente, ma lui si era spostato in mezzo alla pagina, al centro della mia storia.

Ora che ho terminato la lettura di questo splendido romanzo, un altro tassello si va ad aggiungere al quadro di un periodo così complesso e travagliato. Sono felice che la scrittrice abbia portato alla luce le storie di persone che silenziosamente hanno combattuto battaglie quotidiane, come trovare le razioni di cibo o evitare le perquisizioni dei soldati tedeschi. Persone che pur nella sicurezza della loro nazionalità francese hanno visto sparire amici e conoscenti; persone che hanno rischiato la vita per restare quando potevano fuggire, solo per difendere quello in cui credevano. I dipendenti dell’American Library hanno salvato centinaia di testi dalla distruzione, hanno continuato a diffonderli per il bene e la crescita dell’umanità, hanno creduto nel potere della carta e forse (anche se non ci sono prove certe) hanno persino nascosto parigini ebrei nei loro locali. “La biblioteca di Parigi” è un libro toccante e commovente; una promozione della lettura; una storia di amicizia, di affetti familiari, di amore, di passione per i libri. Perché i testi scritti sono la nostra memoria e conservare la memoria significa gettare le basi per un futuro costruttivo e migliore.

Atrum post bellum, ex libris lux

Dopo il buio della guerra, dai libri la luce.


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