La fata carabina – Daniel Pennac

La fata carabina – Daniel Pennac

Titolo: La fata carabina

Autore: Daniel Pennac

Editore: Feltrinelli

Genere: poliziesco

Pagine: 236

Voto del Pubblico (IBS): 3,6 su 5

Prezzo: 9,00

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Trama

Siamo dinuovo a Belleville. E’ una fredda notte invernale e una vecchietta sta attraversando la strada ghiacciata, osservata con preoccupazione da un giovane commissario di polizia. Sotto gli occhi del Piccolo e del cane Julius, questa fata improvvisata estrae dal cappotto una P38 e preme il grilletto, trasformando la testa del giovane poliziotto in un grazioso fiore rosso sangue. Nel frattempo, a casa Malaussène, la stramba famiglia ha una nuova occupazione: rianimare gli anziani pensionati del quartiere, che zia Julia porta via dalle strade per strapparli alle droghe che qualcuno gli fornisce di nascosto. La giornalista sta infatti indagando su un traffico di medicinali gestito dalla pubblica sanità e nonostante le rassicurazioni fornite a Benjamin, il suo appartamento viene misteriosamente sventrato e Julie viene drogata, torturata fin quasi alla morte e poi “depontata” nella Senna.

La polizia è così impegnata in tre indagini: trovare il colpevole della morte del poliziotto, scovare un assassino seriale che sta facendo fuori le vecchiette di Parigi e scoprire chi ha tentato di uccidere la bella Corrençon. Nessuna traccia, nessun indizio. L’ispettore Pastor e l’ispettore Van Thian sono esasperati.

Buon per loro che la famiglia Malaussène sia sempre in mezzo. E indovinate chi è stato licenziato a causa del precedente articolo della bella Zia Julia e avrebbe avuto un movente per ucciderla? E chi porta in giro per la città, su un vecchio autobus, le povere vecchiette indifese che vengono uccise a rasoiate nella notte? Chi ospita in casa gli anziani del quartiere, presumibilmente procurando loro le amfetamine grazie al complice maghrebino? Benjamin Malaussène. Ovvio.

Capro lei lo è fino al midollo. Guardi, se in questo istante stessero cercando in tutta la città il responsabile di una qualche grossa stronzata, lei avrebbe tutte le possibilità di essere scelto.

E così, anche questa volta, Malaussène si ritrova al centro delle indagini come primo sospettato, strangolato da una serie di sfortunate coincidenze che lo inchiodano, mentre la mamma sforna l’ennesimo figlio, Jérémy e Louna rapiscono zia Julia dall’ospedale, Thérèse predice il futuro di uno sconvolto ispettore Thian e la dolce Clara fotografa l’intera tragedia.


Autore

Daniel Pennac è uno scrittore francese nato nel 1944. Pessimo alunno fin dalle elementari, anche a causa della sua dislessia, troverà solo al liceo un professore che lo spingerà verso la scrittura, intuendo il suo potenziale. Dopo un inizio stentato, riscuote il successo con “Il paradiso degli orchi, primo capitolo di quella che sarà la saga Malaussène, scritto per una scommessa tra amici, che lo avevano sfidato a scrivere un giallo. La sconclusionata famiglia gli porterà fortuna: seguiranno infatti “La fata carabina”, “La prosivendola”, “Signor Malaussène”, “La passione secondo Thérèse” e “Ultime notizie dalla famiglia“.

Scrive anche alcuni romanzi per ragazzi, tra cui “Ernest e Celestine“, “L’occhio del lupo” e “Abbaiare stanca“. A 18 anni dall’uscita dell’ultimo libro della famiglia Malaussène, torna in libreria con “Il caso Malaussène: Mi hanno mentito”. Tra gli altri suoi romanzi ricordiamo “La lunga notte del Dottor Galvan”.


Recensione

Pianga, Malaussène, pianga in modo convincente. Sia un buon capro.

Siamo dinuovo al punto di partenza. Benjamin è ancora capro espiatorio, questa volta per la casa editrice della Regina Zabo. Non è cambiato nulla: la mamma continua a sfornare bambini con uomini che non porta mai a casa, Thérèse prevede il futuro dei vecchietti di Belleville, mentre Jérémy architetta nuovi piani per mettersi nei guai. La famiglia Malaussène ci incanta e ci diverte, anche questa volta, con le sue strambe abitudini, in un poliziesco che ribalta completamente le regole del gioco. Pennac riesce in questo secondo capitolo a creare situazioni paradossali che evolvono in modo assolutamente inverosimile, ma che la sua fervida fantasia e il suo modo di scrivere autentico e leggero rendono addirittura credibili. (Cosa curiosa che l’autore abbia asserito durante un’intervista di essere sprovvisto di fantasia!)

Sullo sfondo di un’indagine di polizia ironica e spiritosa si snodano le vicende personali dei personaggi che abbiamo conosciuto ne Il paradiso degli orchi” e dei quali approfondiamo ora la conoscenza. Ogni capitolo di questa saga è un pezzo di un puzzle che si va componendo man mano nella mente dello scrittore e nonostante siano tutte storie a sé stanti, il piacere di questa lettura sta proprio nella costruzione di queste figure carismatiche e surreali che divengono sempre più familiari e delle quali non si può più fare a meno.

Anche in questo secondo romanzo lo stile di Pennac è inconfondibile: una scrittura veloce, frammentata, frasi spezzate spesso brevissime; i pensieri di Benjamin che a volte si uniscono alla narrazione divisi solo da parentesi fugaci; largo uso di metafore e di termini presi dalla strada. Con questo stile caotico ma accattivante, ironico e frizzante, Pennac porta avanti come sempre una critica sociale feroce e aperta. La sua Belleville, multietnica e colorata, è sempre al centro dei suoi racconti; ma questa volta è deturpata dalle trasformazioni edilizie dovute alle speculazioni di architetti senza vergogna. In un quartiere affollato di immigrati che provengono da ogni parte del mondo, lo scrittore auspicherebbe il mantenimento degli ambienti il più possibile legato alle varie culture.

Ma, come anticipato in apertura, il romanzo è dedicato ironicamente alla Previdenza Sociale. Mentre ridiamo e ci preoccupiamo per le sorti dei nostri cari amici, non possiamo fare a meno di notare l’attacco violento alla Stato, che invece di alleviare le sorti degli anziani di Parigi, se ne dimentica. Quella che è stata una generazione importante nella costruzione della società francese viene ritenuta inutile e un peso per la comunità, fino ad arrivare all’inverosimile risoluzione del problema.

In ogni caso non posso negare che a parte le tematiche serie e impegnate presenti nei suoi libri, la genialità di questo incredibile autore è sempre nell’invenzione fortunatissima e unica della famiglia Malaussène. Anche se sgangherata, bizzarra e problematica, con una madre costantemente in fuga, dei padri mai conosciuti e una serie infinita di fratellastri, sorellastre e nipotini, la famiglia è il cardine della vita di Benjamin. Disposto a tutto pur di mantenerla e pronto a farsi in quattro per un solo sorriso, Ben è la rappresentazione della responsabilità, anche quando la situazione si fa insopportabile. E la situazione è sempre, davvero, al limite della sopportazione. E’ comica e tenera al tempo stesso, ci fa ridere e ci fa commuovere, tanta è la bravura di Pennac nel disegnare questi personaggi che sono tanto sconclusionati quanto credibili. E allora siate pronti a conoscere figure incantevoli ma folli che (se riuscirete a ricordare tutti i loro assurdi nomi) vi resteranno nel cuore.

Povero vecchio mio, lei non ha una famiglia, ma un flagello della natura.


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