La pittrice di Tokyo – Sarah I. Belmonte

La pittrice di Tokyo – Sarah I. Belmonte

Titolo: La pittrice di Tokyo

Autore: Sarah I. Belmonte

Editore: Rizzoli

Genere: romanzo

Pagine: 346

Prezzo: 18,00

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Trama

Sicilia, 1938. Jolanda lotta da sempre contro le consuetudini della sua terra che la vorrebbero solo sposa e madre fedele. Mentre attende il momento di trovarle un buon partito, il padre le concede di studiare e poi persino di lavorare come fotoreporter presso un giornale di Palermo. Ma lo scontro arriva prima del previsto: non solo le viene imposto un matrimonio indesiderato, ma scopre con orrore che l’unico motivo per cui è stata assunta è che una misteriosa donna sta pagando il suo salario. Delusa, frustrata e con tante domande, Jolanda risalirà al nome che cerca, trovando ad aspettarla un biglietto per il Giappone.

E’ così che la donna fugge dalla sua vita in cerca di libertà e incontra O’Tama Kiyohara, famosa pittrice giapponese, ormai anziana, che ha vissuto per cinquant’anni in Sicilia, sposata a un italiano, ed è infine rientrata nel suo paese. Tra giardini pacifici, usanze curiose e paesaggi contrastanti, Jolanda scoprirà alcune verità del suo passato che le sono state nascoste e inizierà un viaggio all’interno di se stessa per conoscersi e, finalmente, capire chi sia mai stata davvero.


Autore

Sarah I. Belmonte è una scrittrice italiana, originaria della Sicilia. “La pittrice di Tokyo” è il suo romanzo d’esordio, nel quale rievoca la figura storica della famosa pittrice giapponese Tama Kiyohara.


Recensione

Due terre splendide, due isole lontane ma entrambe affascinanti, escono dalla penna di Sara Belmonte e si allargano davanti ai nostri occhi in questo romanzo d’esordio ricco di poesia. La scrittrice ha seguito le vicende di Tama Kiyohara, famosa pittrice giapponese a cavallo tra Ottocento e Novecento che non solo fu la prima donna orientale a posare per uno scultore, ma lasciò il suo paese per seguire un sogno e l’uomo che amava, trasformandosi in una perfetta donna siciliana: Eleonora Ragusa. Devo ammettere che non avevo mai sentito parlare della sua arte, ed è stato un piacere scoprire una figura così travolgente e moderna per l’epoca in cui è vissuta. Romanzando liberamente alcune parti della sua storia, la Belmonte intreccia la vita dell’artista con quella di Jolanda, una ragazza siciliana che come lei fugge dal suo paese in cerca di libertà, approdando sul suolo giapponese.

Lo stile della Belmonte è estremamente poetico, elegante e ricco di similitudini; una scrittura capace di evocare paesaggi, persone, quartieri, perfino eventi atmosferici come una tempesta in mare o una semplice pioggia. Credo che la forza del libro sia nell’aver saputo mostrare al lettore due terre in tutta la loro complessità: i loro pregi e i loro difetti, evocandoli con forza e maestria. Io ho risentito spesso, purtroppo, di questo stile di scrittura che si fa lenta in alcuni passaggi dove si concentra sulle descrizioni. Pur apprezzando la poesia con cui è capace di trasportarti in Giappone, non sono riuscita a empatizzare totalmente con le due protagoniste, frenata spesso dal contorno ai danni della storia. Ho preferito le parti in cui il racconto è in mano a Tama, che lascia una serie di lettere per raccontare i momenti più importanti della sua vita. In ogni caso le due protagoniste si stagliano sullo sfondo grazie alla loro forza, alla loro voglia di essere diverse, indipendenti e di seguire i loro sogni. Tama Kiyohara ha avuto il coraggio di opporsi alle tradizioni giapponesi dell’epoca, alcune molto severe, e scegliere l’amore al posto dell’onore, la possibilità di proseguire la sua arte piuttosto che piegarsi a consuetudini vecchie di secoli.

Avrei voluto un uomo innamorato di me come lui lo era di quella terra.

E Vincenzo mi amò di più.

Jolanda è una donna contrastata, divisa tra la voglia di seguire il suo sogno e le paure che si porta dietro fin da bambina. Quando fugge dalla Sicilia, grazie al biglietto che le viene offerto per il Giappone, non sa bene perché lo sta facendo. E’ delusa, frustrata, convinta di essere stata ingannata dalla sua stessa terra, dalle regole invisibili che la governano.

Le parole di questo giornale non sono libere, le lacrime mi stanno bruciando gli occhi, credo in valori e idee che non esistono.

L’unica cosa di cui è convinta è di non potersi piegare a una vita decisa da altri. In una società come quella siciliana degli anni ’30, Jolanda è una voce controcorrente, una donna che vuole ottenere un posto nel mondo che non sia solo quello di buona e rispettabile moglie di qualcuno.

Meglio una vita che hai scelto, anche nella tempesta, che una che non ti appartiene.

L’incontro con Tama, che nasconde alcune verità scomode sulla sua famiglia, la costringerà a guardarsi dentro, a studiarsi, per capire che la paura è spesso compagna del coraggio e che serve a modellarci, purché riusciamo ad accettarla e gestirla. Il soggiorno di Jolanda in Giappone è un lungo viaggio all’interno della sua anima, per capire che l’importante non è cosa vogliamo diventare, ma chi davvero siamo. “La pittrice di Tokyo” è la storia di due riscatti, due vite che avrebbero dovuto seguire il corso imposto loro dalla famiglia e invece hanno saputo far valere la loro volontà; è la storia di un grande amore che va oltre i confini del consentito; è la storia di un segreto familiare inimmaginabile, che sfocerà in un finale straziante e doloroso che cambierà il modo in cui Jolanda affronta la vita. Nonostante la lentezza della lettura (tra l’altro soggettiva, perché devo ammettere che la scrittura ha il suo valore innegabile) è una storia potente e suggestiva, che offre la visione di una terra lontana e curiosa, riuscendo a ricrearne odori, colori, suoni e paesaggi. Se amate la cultura giapponese, e la Sicilia dei decenni passati, non posso che consigliarvi questa lettura.


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