La vita è uno schifo (Trilogia nera #1) – Léo Malet

La vita è uno schifo (Trilogia nera #1) – Léo Malet

Titolo: Trilogia nera

Autore: Léo Malet

Editore: Fazi

Genere: noir

Pagine: 505

Prezzo: 19,00


Trama

I romanzi La vita è uno schifo, Il sole non è per noi e Nodo alle budella, qui raccolti in un unico volume, formano la straordinaria Trilogia Nera di Léo Malet, un classico intramontabile della letteratura noir.

1. Il giovane Jean Fraiger è alla guida di un gruppo di anarco-comunisti che intende sostenere il proprio progetto rivoluzionario con una serie di furti e rapine. Innamorato perdutamente di una donna bellissima e sfuggente, ben presto si ritroverà a condurre da solo una spietata lotta contro il mondo.

2. André Arnal, aspirante artista, arriva a Parigi dalla provincia ma nel giro di poco finisce in prigione per vagabondaggio. Rilasciato dopo qualche mese, inizia una vita di espedienti e truffe insieme ad altri ragazzi come lui, senza una casa né un lavoro. Nemmeno l’arrivo dell’amore riesce a salvarlo da un destino che sembra segnato.

3. Da quando Paul Blondel, piccolo truffatore, ha conosciuto Jeanne, per amore di lei è finito in una banda dedita al crimine. Ma tutte le notti ha un incubo ricorrente, un piccolo uomo grigio che lo tormenta e che presto inizierà a infestare anche i suoi giorni, costringendolo a fuggire da tutto e tutti, a cominciare da se stesso.


Autore

Léo Malet (1909-1996) è stato uno scrittore francese, accomunato a Georges Simenon e André Helena nella creazione del poliziesco francese. Anarchico, surrealista, tornò da una dura esperienza in un campo di concentramento e iniziò a scrivere romanzi polizieschi, dapprima firmando con uno pseudonimo. Nacque in questo modo la figura del famoso reporter Johnny Métal. In “120, Rue de la Gare” incontriamo per la prima volta il suo personaggio più famoso, l’investigatore privato Nestor Burma, che sarà protagonista di una trentina di romanzi. La critica lo rivaluterà solo dopo la sua morte, soprattutto per alcuni romanzi di cappa e spada e per il suo filone noir.


Recensione

Cos’è il noir? Lo leggiamo spesso nei risvolti delle copertine, ma a volte ne abbiamo un’idea vaga. Perlomeno per me è stato così, finché non mi sono scontrata con la “Trilogia nera” di Léo Malet, di cui recensisco oggi il primo romanzo “La vita è uno schifo“. Scontrata è il primo termine che mi è venuto in mente per chiarire la violenza di questo incontro: mi aspettavo un poliziesco con una vena oscura, invece sono stata travolta dalla verità dell’aggettivo “nero”. Premesso che il genere noir è una derivazione di quello poliziesco, devo precisare che se ne discosta prima di tutto per il tipo di protagonista e poi per l’andamento della storia. Se nel primo abbiamo di solito un detective che segue le indagini fino ad arrivare alla conclusione, nel secondo il protagonista può essere la vittima, oppure l’esecutore stesso del crimine. E Jean Fraiger, il capo del nostro terzetto di banditi, sembra proprio essere il cattivo della storia. Ma da cosa deriva questa sua violenza? Jean è un accanito sostenitore di un gruppo di anarco-comunisti, convinto che le maniere forti siano necessarie per migliorare la società e liberarla dai mali che opprimono il popolo. Eppure, lungo la strada, queste sue convinzioni si offuscano nella violenza che non sa frenare, quasi ne traesse sollievo. Una figura inquieta, insofferente, che si strugge per un amore non corrisposto che cerca di affogare tra alcol e prostitute. Pur cercando di cambiare il mondo, non si meraviglia degli ostacoli che incontra perché, come asserisce per tutto il romanzo in differenti occasioni, “la vita è uno schifo”. Così l’amore viene tradito, l’amicizia ingannata e delusa, la violenza entra come dato di fatto nella sua vita ed è la normale risposta al deterioramento del mondo.

Aveva dieci anni. Mi sarebbe piaciuto avere dieci anni. Non so perché ma mi sarebbe piaciuto avere dieci anni. Un immenso desiderio di avere dieci anni. La vita era uno schifo, era un ignobile e spaventoso ingranaggio, e noi tutti contribuivamo a perpetrarne la merda.

Tutto questo Malet lo descrive con uno stile che sottolinea l’oscurità del protagonista e della vita: un linguaggio secco e spezzato, con un largo uso di frasi brevi e ripetute, un cinismo unito a un’ironia cupa, una descrizione a volte scabra e pacatamente violenta degli eventi. Una scrittura molto particolare che, unita all’andamento della storia e alle scelte di vita del protagonista, fecero del romanzo di Malet un’opera difficile da pubblicare all’epoca, ma che successivamente si confermò come grande fondatrice del noir francese. E il lettore che cosa prova nei confronti di questo strano protagonista? Pur consapevole del fatto che sia il “cattivo” della storia, non ho potuto fare a meno di seguirlo nella sua caduta verso il basso, percependo quel malessere esistenziale che prova, quell’insofferenza che sfocia in atti violenti di cui non registra la portata. E’ come se ogni volta che ottiene qualcosa, Jean inconsciamente faccia di tutto per rovinarla.

L’assoluto non esiste…Sempre una perenne sensazione d’insoddisfazione…La nostalgia di un altrove…

Questo fino al confronto finale con una verità triste che lo perseguita fin da bambino, e a un epilogo che solo in minima parte lo riscatta e lo libera dalla vena autodistruttiva che lo caratterizza. E allora, nonostante gli svariati omicidi compiuti durante il suo breve momento di gloria, nonostante la fredda ferocia e l’assoluta indifferenza con cui uccide, ne proviamo compassione e non riusciamo a detestarlo. Perché in sottofondo vediamo la povertà in cui versa, la vita triste e deprimente che si è scelto, l’impossibilità di uscirne. Se cercate una redenzione non la troverete, se sperate in una conclusione positiva non l’avrete, così come non ci sarà giustizia ma solo un’umanità criminale e amorale. Questa prima storia della Trilogia ha lasciato il segno, aprendomi la strada a un genere che non conoscevo abbastanza e del quale Malet è certamente un maestro. Potete scegliere di leggerle tutte, oppure solo una, non essendo le tre vicende legate da un punto di vista narrativo. Ma se amate i polizieschi e non disdegnate i romanzi cupi sono certa che amerete questo capolavoro della letteratura francese.


1 Comment

  1. Un libro che voglio leggere assolutamente, spero di poterlo fare presto. I noir mi piacciono molto e poi i francesi hanno una marcia in più.

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