L’Eneide di Didone – Marilù Oliva

L’Eneide di Didone – Marilù Oliva

Titolo: L’Eneide di Didone

Autore: Marilù Oliva

Editore: Solferino

Genere: miti e leggende

Pagine: 263

Prezzo: 16,50

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Trama

Didone ha attraversato il mare, insieme al popolo fedele che l’ha proclamata sua stella polare, e ha raggiunto le coste di quella terra dove erigerà una nuova città e darà vita a un nuovo regno. Dopo che il fratello Pigmalione le ha ucciso il marito per ottenerne le ricchezze e la corona, non poteva restare; non poteva accettare che la sua gente fosse governata da un simile traditore. Ci vogliono grande tenacia, pazienza, forza, indipendenza e scaltrezza per guidare un popolo, soprattutto se si è una donna in un mondo di eroi maschili. Ma Didone è tutto questo e molto di più, e la sua fama dilaga.

Finché non approda sulle sue terre, stanco e in cerca di riposo, il famoso Enea, con i troiani sopravvissuti alla decennale guerra. Anche la straordinaria regina cade vittima del fascino dell’eroe, e cede malvolentieri a dividere il potere con lui. Ma la passione iniziale, scatenata da Venere, dura poco e Didone si ritrova messa da parte al governo di un regno che ha faticato a edificare. Enea resterà a Byrsa, oppure la sua è solo una parentesi prima di riprendere a inseguire quel fato che lo vuole fondatore dell’impero più forte della Storia? Dopo tutte le difficoltà che ha dovuto affrontare, Didone saprà resistere anche a questa?


Autore

Marilù Oliva è una scrittrice italiana, insegnante di lettere, saggista e critica letteraria. Dopo una serie di fortunati romanzi thriller e noir, esce “Biancaneve nel Novecento“, un romanzo storico; in seguito viene pubblicata la sua riscrittura di Omero “L’Odissea. Raccontata da Circe, Penelope, Calipso e le altre” e poi la riscrittura di Virgilio “L’Eneide di Didone“.


Recensione

Tra le tante figure femminili che compaiono sullo sfondo dell’Eneide di Virgilio, di queste imprese mitiche e terribili che Enea ha affrontato dalla famosa guerra che distrusse Toia e che lo portò sulle coste laziali per fondare quello che sarà il più grande impero di tutta la Storia, tra i vari protagonisti compare lei, Didone, la regina “errante”. Che magnifica figura, che donna impavida, indipendente, fuori dalle regole, disinteressata alle futilità femminili, capace guerriera e abile sovrana; una donna che amò davvero quel marito che le fu ucciso dal fratello Pigmalione solo per ottenerne le ricchezze; una donna che per salvare il suo popolo prese la pericolosa decisione di salpare per una rotta ignota, sperando in un futuro migliore. Una donna che seppe trovare una terra per tutti quelli che, con cieca fiducia, l’avevano seguita e seppe costruire una città che un giorno diverrà grande e potente: Cartagine.

Per quale motivo dunque una donna simile, così forte, diversa, straordinaria, decide di togliersi la vita quando scopre che il suo amato Enea vuole abbandonarla per proseguire il viaggio verso il Lazio? Può una delusione d’amore aver convinto un animo simile che quel dolore non poteva essere sopportato, dopo tutto quello che aveva passato? O forse Didone è stata vittima dell’ennesima necessità della storia di relegare le donne a un ruolo inferiore, e smorzare in questo modo l’unicità della regina? Marilù Oliva parte da questo interrogativo per riscrivere una versione del mito che restituisce alla regina fenicia tutto il suo splendore e la sua forza; cambiando il finale vuole rivoluzionare la posizione femminile che i grandi poeti ci hanno sempre mostrato. E così la nuova Didone è un eroina moderna, che offre sacrifici agli dèi ma non crede per un solo attimo che questi si abbassino davvero a intervenire nelle vite umane; annuisce a Enea quando l’eroe si vanta di discendere dalla bella Venere, ma in segreto sorride di una convinzione così sciocca. Mai Didone ha creduto che gli dèi si siano interessati a lei, modificando il corso della sua vita: sono troppo presi dalle loro esistenze immortali per mostrarsi, e lei non ha mai contato davvero sul loro aiuto.

A cosa servono gli dèi, se non a complicarci la vita? Sono prepotenti e viziosi, più forti di noi, approfittano della nostra ingenuità, ci deridono, ci tengono a debita distanza ma per usarci – all’occorrenza – quando viene loro il capriccio di noi.

Didone ha imparato presto che governare come un uomo è un mestiere difficile e pieno di insidie. Dovunque va si inchinano alla sua forza e alla sua regalità, ma in verità la guardano con sospetto. Come può una donna essere seguita da un intero popolo? Come può pensare di riuscire a governarlo da sola? Si inganna, ha bisogno d’aiuto, ha bisogno di un uomo al fianco.

Allora ho capito quali inauditi fardelli possano gravare sulle spalle delle donne. Quanti pregiudizi, quanti sensi di colpa, quanti castighi, talvolta autoinflitti.

E la nostra moderna Didone capisce chiaramente che la donna è funzionale all’uomo: eterna seconda, sacrificabile per il bene della storia. Enea racconta al popolo fenicio della guerra più famosa mai combattuta, quella di Troia, piena di grandi guerrieri i cui nomi risuoneranno per sempre e di donne che sono state dimenticate.

«Enea è paziente: ha portato sulle spalle il padre infermo, mentre trascinava il bimbo attaccato al braccio.»

«…dimentico della moglie, ovviamente dietro di lui. Perché quello è il posto delle donne, vero?»

E chi meglio di tre donne straordinarie, ognuna a suo modo, poteva servire all’intento della Oliva? La regina Didone stessa; la grande Giunone che la considera sua protetta e la osserva da lontano, aiutandola quando può, ma senza mai mostrarsi; e la bella e orgogliosa Venere, madre di Enea, che invece la detesta. E mentre seguiamo il cammino di Didone, che pare non trovare mai pace, ci vengono incontro diversi tipi di amore. Da quello decantato dalle leggende, dove la donna viene generalmente sacrificata per un bene superiore, per la pace, per il potere, per il desiderio insensato di un dio

«Morirono per amore» mi dice la mia guida.

«Non è amore se poi ti ammazzano».

a quello complice, ricambiato, silenzioso ma sicuro; quello che sorregge e aiuta, e che ancora una volta ci fa battere il cuore

Ilioneo ha il mistero della notte cucito addosso e a irrorare la pelle la freschezza della tramontana.

Ho amato lo stile di Marilù Oliva fin dalle prime pagine: è elegante e ricercato, trova sempre le parole adatte per descrivere un’emozione, un sentimento. Far parlare le tre protagoniste in prima persona è stata una scelta narrativa gradita e brillante: l’empatia con Didone è immediata e siamo trascinati, inconsapevoli e ammaliati, nella vita di questa donna che restituisce a molte sue compagne un ruolo di primo piano. Un romanzo splendido, che rivede il mito dandogli una nuova luce e una differente prospettiva. Finalmente la leggenda con gli occhi di chi spesso l’ha solo subita.


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