Crux – Gabriel Tallent

Titolo: Crux
Autore: Gabriel Tallent
Editore: Solferino
Genere: romanzo
Pagine: 416
Prezzo: 22,00
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Trama libro
Dan e Tamma sono all’ultimo anno di liceo nella loro cittadina in California, all’ombra del Joshua Tree National Park, una delle mecche mondiali dell’arrampicata su roccia. Lui è uno studente promettente, con la domanda per il college pronta e le incombenti aspettative dei genitori a guardargli le spalle. Lei vive in una roulotte rosa, e l’unica aspettativa di sua madre, ex bomba sexy e ora cameriera stanca e disperata, è che quella figlia disgraziata non si rompa l’osso del collo scalando di notte, con pochi mezzi ma grandi ambizioni, i grandi massi nei parcheggi disseminati di rifiuti. Le loro strade sembrano già scritte, in un senso o in un altro, se non fosse che entrambi desiderano qualcos’altro: una vita all’insegna dell’avventura, diversa e migliore di quella dei propri genitori, lontana dagli abbagli del Sogno americano. Diventare dei veri climber sembra l’unica via per riuscirci: è tutta una questione di coraggio, lavoro e convinzione, si ripetono l’un l’altro nei momenti di difficoltà. Ma, con il passare dei mesi, la realtà adulta fa valere le sue ragioni. La loro amicizia è messa a rischio da obblighi inconciliabili; le differenze di classe, talento e prospettive assumono un’inedita importanza; le opzioni diminuiscono e le decisioni diventano sempre più impegnative e pericolose. Il futuro si appanna all’orizzonte, e sembra sfuggire dalle mani, proprio come un appiglio traditore sulla roccia.
Recensione libro
Leggere “Crux” è stata un’esperienza faticosa e profonda allo stesso tempo. L’ho scelto perché a volte ti fidi ciecamente dei consigli di quegli autori che consideri i tuoi idoli (in questo caso Stephen King), ma non sempre le opinioni combaciano. L’ostacolo nel quale mi sono imbattuta è la scrittura: Tallent usa frasi brevi, spezzate, ha un ritmo concitato, quasi caotico; è uno di quegli stili che di solito mi affascinano. E allora, direte, dov’è il problema? Questa sua atipicità di scrittura caratterizza anche i dialoghi, ed è su quelli che il mio flusso di lettura si è spesso infranto. Tallent usa un gergo adolescenziale per caratterizzare meglio i due protagonisti: è un linguaggio zeppo di interiezioni e di quell’intercalare che è proprio dei giovani; ma quella che doveva apparire naturalezza, per me è stato un risultato a volte stancante. Se invece vogliamo parlare della trama, non possono non ammettere che raggiunge una drammaticità e una profondità davvero toccanti. L’amicizia è il fulcro di questo romanzo, quel legame tra Dan e Tamma che supera ogni barriera, anche quella sociale, che infrange il bullismo e spazza via le differenze, quella che sopporta ogni scelta e condivide ogni dolore. Dan e Tamma sono protagonisti della piccola provincia americana, povera, difficile, chiusa in se stessa. Provengono da due famiglie diverse, seppur uguali nella loro disfunzionalità: due famiglie che li hanno cresciuti con l’idea di un unico possibile destino per loro. Un’istruzione e un buon lavoro, uno stipendio sicuro e rassicurante per lui; servire ai tavoli di un diner per lei.
Non basta inseguire un sogno a costo della stabilità. Non confondere mai questo Paese con un posto in cui puoi fare fortuna da solo. Non è un posto dove i sogni si avverano. Almeno non più.
Ma Dan e Tamma hanno un sogno grande, comune, difficile: vogliono diventare climber di successo e scontrarsi con le arrampicate più ardue del paese. Credono ancora in quel sogno americano che ormai è un vecchio, caro ricordo. E anche se lo inseguono per due motivi diversi, sarà proprio quel desiderio a tenerli uniti nonostante le avversità della loro vita. Dan lo fa per amore nei confronti dell’amica e in parte perché quel futuro che i suoi genitori hanno già scritto per lui è pesante da portare sulle spalle. Tamma al contrario ha bisogno di dimostrare qualcosa, deve rispondere con le sue vittorie al senso di inadeguatezza che le ha trasmesso la madre. Vederli cadere e rialzarsi è stato straziante, perché in fondo sono solo due adolescenti spezzati, pieni di rabbia e di voglia di cambiare il mondo. E alla fine resta il messaggio che nella vita la cosa importante non è l’arrivo, ma quel punto di svolta, quel nodo cruciale che nell’arrampicata indica se ce la farai o meno, e nella vita rappresenta la scelta che ti definisce e che struttura il tuo futuro.
Tamma voleva essere grande, come se la grandezza fosse qualcosa che si rivelava al fuoco della competizione, l’unica risposta possibile alla sua mostruosa inadeguatezza. E poi era successo quello che più temeva. Non era grande. Ma la cosa che desiderava di più, sentirsi bene lì dov’era, era già sua.
E sarà proprio durante il loro personale il nodo cruciale che Dan e Tamma si divideranno, pur restando amici. Un romanzo pieno di momenti drammatici, intimi e toccanti. Una storia di crescita personale e di resilienza davanti a una situazione precaria e potenzialmente distruttiva. Lo avrei amato molto di più se la scrittura non mi avesse creato qualche difficoltà, ma resta pur sempre un’opera forte e significativa.


