Dimmi che rimani – Roberta Di Lorenzo

Titolo: Dimmi che rimani
Autore: Roberta Di Lorenzo
Genere: romanzo
Editore: Garzanti
Pagine: 272
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Trama libro
Nessuno sa dove finiscono le farfalle quando spariscono. Matilde se lo chiede spesso, mentre riempie il suo quaderno di ali colorate dalla sua stanza d’ospedale. Ha sedici anni. È sempre statala figlia perfetta, la studentessa modello. Ora, però, si sente ogni giorno più lontana da quell’idea. Ha provato a essere abbastanza per tutti, finché, quasi senza accorgersene, ha iniziato a scomparire.
Quando Cecilia Moretti entra per la prima volta nella sua vita per farle lezione di italiano, Matilde non si aspetta nulla. Quella professoressa dai modi impacciati, con una vecchia Twingo che sembra sul punto di spegnersi a ogni semaforo e una passione ostinata per Cesare Cremonini, è lontanissima dall’idea che aveva immaginato.
Eppure, Cecilia fa una cosa che gli altri hanno smesso di fare da tempo. La vede. E le affida le parole di Giacomo Leopardi, Saffo, Patrizia Cavalli e Alda Merini, nella speranza che una poesia riesca ad arrivare dove nessun altro è riuscito ad arrivare.
Forse Cecilia continua a tendere la mano agli altri perché, anni prima, non è riuscita a trattenerne una. Questa volta, però, vuole essere l’approdo sicuro di qualcuno e scoprire che alcune persone, prima di essere salvate, hanno solo il bisogno di essere viste.
Recensione libro
Quando si capisce che è arrivato il momento di essere felici? E soprattutto come si fa ad accettare che siamo meritevoli di essere felici? Che siamo abbastanza per gli altri, per noi stessi, che possiamo fermarci nella nostra corsa verso quell’idea che ci siamo fatti di come dovremmo essere? Che domande difficili. Provate a chiederlo a Matilde e Cecilia all’inizio di questo libro e non mi sapranno rispondere. Che poi, in fondo, non so farlo nemmeno io. Se mi chiedessero se sono felice, come ha fatto la sua studentessa con Cecilia, direi di sì. Ma la riconosco tutte le volte questa felicità o sto ancora rincorrendo la perfezione che il mio cervello mi chiede? Non so descrivere la grazia e la delicatezza con cui Roberta Di Lorenzo ci accompagna nelle vite di due protagoniste che questa felicità l’hanno racchiusa dentro una serie di “non sono abbastanza”, di “dovrei essere più brava”, di “gli altri si aspettano di più”. Dopo pochissime pagine Matilde e Cecilia mi avevano già rapito il cuore e lo stavano riducendo in mille frammenti. E io aspettavo solo che trovassero il modo per ricomporre, insieme al loro, anche il mio. Perché sentivo tutto: il dolore, il senso di inadeguatezza, la voglia di sopravvivere e la paura di farlo. Ho sentito ogni sferzata della vita e ogni timore, tutte le incertezze e tutti i pensieri intrusivi che cercano di toglierti il sorriso. Finché non si sono trovate, nonostante siano due persone così differenti. Matilde è una ragazza di 16 anni con un gravissimo DCA. Come tutti quelli malati di anoressia conosce perfettamente il suo disturbo; sa quando è lui a parlare, riconosce ogni momento in cui la malattia prende il possesso della sua testa, facendole pensare e dire cose che non sono vere. Ma la voglia di combatterla è pari all’incapacità di farlo. E poi la verità è che Matilde nella malattia sa come vivere, sa come comportarsi. Se invece passasse, come potrebbe affrontare la vita, come potrebbe controllarla come fa con il cibo? Il suo disturbo è distruzione e salvezza allo stesso tempo.
E questo male, questo male che mi pare infinito mi tortura e mi fa bene. A volte mi fa sentire invincibile, a volte mi fa sentire distrutta. E’ un mare in cui annego e in cui mi piace annegare. E’ un mare in cui annego e spero sempre che qualcuno mi venga a salvare.
Matilde ormai non riesce più ad aprirsi con nessuno, a stringere un legame vero, per paura che le persone si stanchino di lei, della sua malattia, del suo essere imperfetta, non abbastanza, e allora tutte scapperanno e la lasceranno sola. E prova rabbia verso tutti quelli che le urlano di combattere, ma non le dicono come si fa.
La guerra, dottore, eccola qui la guerra che tutti cercano di dirmi come combattere, ma che nessuno sa come farla smettere.
Poi un giorno arriva Cecilia, professoressa di italiano mandata a farle lezioni in ospedale. Cecilia ha 33 anni ed è sempre stata la figlia perfetta, la nipote perfetta di una famiglia di medici. Ha quasi terminato la Facoltà di Medicina solo perché non riusciva a sopportare le lacrime di delusione dello zio, quando ha scoperto che aveva altri piani. E così ha messo a tacere i suoi sogni per diventare quella che gli altri volevano, la persona che avrebbe reso felice tutti tranne lei. Eppure nessuno se ne è mai accorto.
Io alle medie ero una ragazza normalissima. Essere normalissimi alle medie è croce e delizia. Perché se sei normale, nel bene o nel male non hai niente di speciale che ti renda unico. E’ una posizione comoda finché, crescendo, ti rendi conto che non essere d’intralcio, talvolta, può voler dire sentirsi invisibile.
E quando alla fine prende la sua vera strada, ha la sensazione che l’unica cosa che faccia da anni è cercare di dimostrare che è brava, che la scelta che ha fatto è stata giusta e che anche le sue giornate valgono. Forse, dopotutto, Matilde e Cecilia non sono così diverse. Entrare nella mente di Matilde, grazie alle pagine che scrive al suo psicologo, è stato straziante: capire che la sua paura più grande è proprio guarire, perché se uscisse dall’ospedale dovrebbe intraprendere il viaggio alla ricerca della felicità. Ma se poi non la raggiunge, come può tornare indietro? La malattia diventa rifugio e certezza. Cecilia sarà l’unica che riuscirà a vedere al di là dei sondini e dei momenti in cui i suoi occhi si oscurano. Troverà la strada attraverso i suoi silenzi grazie alle poesie che le porta in ospedale e che le legge mentre la ragazza disegna farfalle. E Matilde ascolta, sente le parole scritte da altri, e sente le incertezze e le paure di quella professoressa, che nascondono un’insicurezza grande quanto la sua. Roberta Di Lorenzo entra nelle vite di Matilde e Cecilia in punta di piedi e te le restituisce con una forza incredibile. E’ un viaggio toccante, di quelli che fanno male ma ti lasciano con una sensazione dolce e delle protagoniste che non dimentichi. E non so dire se mi ha preso alla sprovvista e se essendo un esordio non mi aspettavo una scrittura così sicura e delicata insieme, ma so che ho provato così tante emozioni che credevo il mio cuore non potesse contenerle tutte. Alla fine vorresti abbracciare le due protagoniste e dir loro che tu rimarrai, nonostante tutto, e che è arrivato il momento di concedersi di essere felici; che è arrivato il loro momento, che sono meritevoli, che sono abbastanza. Perché a volte, dirselo da soli, è un’impresa enorme.
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