Giochi nuovi per un vecchio cane – William Raineri

Giochi nuovi per un vecchio cane – William Raineri

libro

Titolo: Giochi nuovi per un vecchio cane

Autore: William Raineri

Editore: Les Flaneurs

Genere: giallo

Pagine: 340

Prezzo: 19,00


Trama libro

Benito Pietra, ex comandante partigiano segnato nel corpo e nell’anima, si sta reinventando investigatore privato mentre il Paese tenta di riprendersi dalle ferite della guerra. In una torrida estate del 1952, il detective partigiano si trova coinvolto in un intricato caso che intreccia gelosie, tradimenti e faide industriali: l’omicidio del potente barone Oldiferri. È proprio alla sua agenzia investigativa che si rivolge Jolanda Fracassi, la moglie della vittima, una donna bellissima dal fascino ambiguo. Cosa si cela dietro questa scelta? Tra i bassifondi criminali, i segreti di un magnate dell’industria, e le ombre di un passato che non smette di tormentarlo, Benito dovrà affrontare i suoi demoni per ritrovare il coraggio di agire. Un noir ironico e malinconico, che ci racconta un’Italia ruvida e piena di contraddizioni, in cui il riscatto passa per il filo sottile tra giustizia e vendetta.


Autore

William Raineri, classe 1970, è uno scrittore italiano che alla passione per la scrittura ha unito da sempre quella per la creatività visiva. Fondatore di Raineri Design ha firmato loghi e campagne per brand nazionali e internazionali. Ha un master in Storytelling alla Scuola Holden. Il suo primo romanzo con il Detective Olmo come protagonista è stato “Chi porta le ombre”, seguito nel 2026 da “Giochi nuovi per un vecchio cane“.


Recensione libro

Nella lettura una delle cose secondo me più appaganti accade quando esci fuori dalla tua comfort zone e ti avventuri su generi che di solito non leggi. Io ho poca dimestichezza con il giallo e quindi non sapevo cosa aspettarmi, o meglio non sapevo cosa chiedere a questo romanzo. Ed è proprio nel momento in cui non hai necessità specifiche che le scritture ti sorprendono di più. Questo per dire quanto il libro di Raineri mi abbia colto alla sprovvista e meravigliato. Un giallo con una forte vena noir, incentrato su un protagonista di quelli che fatichi a dimenticare, tanto ti sono entrati sotto pelle. Lo stile di scrittura di William Raineri è fluido, scorrevole ed elegante. Ha la capacità di ricreare le ambientazioni e i sentimenti di un’Italia che attraversava un momento difficile, quello del secondo dopoguerra, fatto di povertà, di cicatrici e di persone che cercavano di ricostruire ciò che era stato perso. Il protagonista Benito Pietra (ironia della sorte un simile nome di battesimo, per un uomo che ha lasciato l’esercito per unirsi ai partigiani) è un uomo che, finita la guerra, si reinventa investigatore privato per seguire, credo, la sua necessità di mettere ordine in una vita che presenta troppe ingiustizie. È un uomo che in paese è più noto come Olmo, il nome che aveva tra i monti: un uomo che ha perso tanto e ne è rimasto segnato, piuttosto rude, silenzioso e freddo con gli altri. Eppure, nonostante questo suo essere così aspro, la spontaneità con cui si rivolge agli altri, spesso scurrile, è irresistibile. L’ironia che trasuda dai dialoghi e dai suoi pensieri, riportati dal narratore, sono uno dei cardini del romanzo e il suo personaggio è una nota di colore in un ambiente corrotto, sbagliato e piuttosto violento. Olmo si porta dietro ricordi che lo perseguitano, che lo hanno indurito e che ancora fanno male.

«Ma vaffanculo», s’era preso un colpo. La mano non gli tremava da anni. L’ultima volta era nella grotta che fungeva da rifugio partigiano, i compagni al suo comando in attesa di ordini, uguali ai soldati del suo battaglione decimato in uno sperduto villaggio Russo.

Ma è lo stesso uomo che poi ha paura di affrontare la sua fidanzata per dirle che ci tiene davvero a lei. L’indagine che gli viene affidata, e poi tolta all’improvviso, è coinvolgente: riesce a creare la giusta tensione mettendo in campo molto più di quello che sembrava, tra poliziotti interessati a chiudere il caso per motivi politici, bande criminali violente, scommesse clandestine e magnati dell’industria che si fanno la guerra. E quando le forze dell’ordine decideranno che il caso è chiuso, Olmo continuerà a indagare mescolando tra loro le storie di più clienti, anche di quelli che non possono pagare. Perché Benito Pietra non riesce a lasciar andare i casi anche quando sembra che niente possa fermare il corso delle storie, probabilmente perché il suo lavoro viaggia sulla sottile linea che divide la giustizia dalla vendetta. E ci sono torti che il suo carattere non gli permette di accettare. E così, per quanto si sforzi, alla fine non può fare a meno di perseguire la verità, chissà se per la volontà di aggiustare le cose oppure per espiare colpe di un passato con cui deve imparare a fare i conti. Uno degli elementi più affascinanti di questo romanzo è che l’autore riesce sempre a trovare il momento perfetto per piazzare le sue battute, il che rende la storia ancora più piacevole, soprattutto grazie alla costruzione della coppia Olmo-Gino, che vi trascina con o senza il vostro consenso in questa intricata vicenda. Olmo è il socio taciturno e rude, Gino è quello dalla parlantina spigliata, che si occupa delle relazioni con i clienti e che ha sempre il sorriso sulle labbra. La loro amicizia di lunga data e la spudoratezza con cui si trattano a vicenda rende alcuni passaggi e resistibili.

«Forse ho trovato la segretaria che fa al caso nostro. Ha studiato stenografia e ragioneria e poi non te lo dico nemmeno quanto è bella. Con i clienti faremo un figurone.»

«La figura dei papponi».

«Sei un macigno di pietra carsica appoggiato sui testicoli».

Non so dire, chiudendo il libro, se il piacere maggiore me l’abbia dato l’intreccio, che è un ingranaggio perfetto e coerente, oppure il protagonista così sopra le righe, atipico e spezzato ma, anche se lo nasconde bene, profondamente umano. E di sicuro ho apprezzato la fotografia: nonostante il paesino di Mugno e la Val Tenebrina siano inventati, evocano con grazia e maestria il paesaggio delle nostre montagne, mentre il linguaggio usato richiama alla mente gli anni ’50. Mi auguro che le indagini del detective Olmo proseguiranno, perché sarei felice di ritrovarlo in un’altra avventura insieme al suo socio, alla sua nuova segretaria, al cane appena adottato e al loro utilissimo e inutilizzato frigidaire.