Il bacio dell’usignolo – Adi Denner

Titolo: Il bacio dell’usignolo
Autore: Adi Denner
Editore: Rizzoli
Genere: fantasy
Prezzo: 18,00
Trama libro
1890, Lutèce. In questa città, i Talenti sono tutto: gemme preziose che donano abilità straordinarie e si tramandano da una generazione all’altra attraverso la magia del sangue. Cleodora avrebbe dovuto ereditare dal padre il Talento per la Sartoria, ma quando l’uomo muore prematuramente in circostanze poco chiare, la magia scompare con lui. Cleodora si ritrova con un pugno di promesse infrante, una boutique sull’orlo del fallimento e una sorella malata che non può permettersi di curare. Tutto cambia quando incontra una donna misteriosa e affascinante, Lady Dahlia, che le offre un Talento per il Canto e l’opportunità di salvare sua sorella e di riscrivere il proprio destino. C’è un prezzo da pagare, però: per ottenere quel dono, Cleodora dovrà rubare un Talento elitario a un membro illustre dell’aristocrazia di Lutèce. Nei teatri dell’opera e ai balli scintillanti dell’alta società, l’Usignolo di Lutèce brilla come una vera e propria stella. Tuttavia la sua vittima designata, tanto affascinante quanto irritante, non è affatto come Cleodora si aspettava e i sorrisi maliziosi e l’intelligenza del giovane visconte fanno vacillare la sua determinazione. Divisa tra la seducente Dahlia, che le ha dato tutto, e un futuro diverso che non avrebbe mai neppure sognato per sé e che potrebbe renderla davvero libera, Cleodora rischia di perdere ogni cosa. Ma la magia è davvero l’unico dono che conta?
Recensione libro
Quando si dice essere contesi tra eroe e villain… Raramente mi è capitato di sentirmi tirata da entrambe le parti con la stessa intensità, eppure in questo romanzo è successo. Come Cleo, mi sono ritrovata sospesa, indecisa, attratta da due poli opposti ma ugualmente magnetici. Nel fantasy non è insolito che la protagonista venga attratta nello stesso modo da Bene e Male, ma qui i sentimenti che Cleo prova verso Dahlia e il Visconte hanno la stessa intensità . “Il bacio dell’usignolo” è una storia che prometteva molto e che, nel complesso, si è rivelata una lettura piacevole e coinvolgente, pur mostrando alcune fragilità, più a livello narrativo che stilistico. La scrittura infatti è fluida e molto ammaliante; la scelta della prima persona, che a mio avviso è estremamente pericolosa, è gestita con bravura. È nella costruzione del worldbuilding, invece, che si avverte qualche piccola mancanza. In un mondo in cui la magia è racchiusa in gemme preziose, Cleo ha ceduto la sua onestà in cambio del Talento per il Canto, diventando l’Usignolo di Lutèce, la cantante lirica più apprezzata della città. Eppure, la magia che ci si aspetterebbe di percepire quando sale sul palco rimane attenuata, sacrificata a favore dell’intreccio. Il mondo dell’opera lirica, con tutto il suo potenziale, resta un contorno pallido, appena accennato.
Quella di Cleo è una storia cupa, segnata da rimpianti e desideri soffocati. Non ha mai ricevuto dal padre il Talento per la Sartoria, quello che ha sognato per tutta la vita, e la sua morte improvvisa le ha lasciato solo sogni infranti e la responsabilità di una sorella malata. È per lei che Cleo è disposta a tutto. Così, quando Dahlia le offre la fama in cambio dei suoi furti, quella promessa di salvezza brilla troppo intensamente per essere ignorata. Cleodora sa benissimo che Dahlia è una criminale, che potrebbe distruggerla senza esitazione, eppure ne è attratta in modo inevitabile. Forse perché, per la prima volta, qualcuno sembra davvero vedere il suo dolore, comprenderlo, quasi condividerlo. Anche se seguirla significa rischiare di perdersi, la ragazza non può fare a meno di concederle anche la sua anima.
Dahlia è l’incarnazione del pericolo, i suoi modi impuri un vortice di eccitazione, e rischio che mi abbia già danneggiata oltre ogni possibilità di riparazione.
Il percorso di Cleo passa attraverso la perdita di se stessa: dovrà capire che la sua vita non può ridursi a una gemma che le conferisce un’abilità che, in fondo, non sente davvero sua. E sarà il Visconte, nonostante tutto, a ricordarle che la felicità non è racchiusa nella magia.
«Non è il mio destino»
«Quel rubino che porti al dito non deve necessariamente determinarlo. Tu sei più del tuo Talento.»
Ed è qui che il romanzo mostra il suo maggiore squilibrio. La competizione tra Dahlia e il Visconte appare impari: la villain è caratterizzata con maggiore profondità e fascino rispetto al personaggio positivo. Il legame tra Cleo e Nuriel, infatti, risulta troppo rapido, al punto che, paradossalmente, anch’io mi sono sentita più ammaliata da Dahlia, senza provare le emozioni che speravo nel vedere insieme Cleo e il Visconte. Nonostante questo, “Il bacio dell’usignolo” resta una lettura più che piacevole: scorrevole, intrigante, capace di tenere viva l’attenzione e di lasciare qualcosa al lettore, soprattutto sul piano emotivo.

