Il Calamity Club – Kathryn Stockett

Titolo: Il Calamity Club
Autore: Kathryn Stockett
Genere: romanzo
Pagine: 753
Prezzo: 23,00
Trama libro
Oxford, Mississippi, 1933. A soli undici anni, Margot “Meg” Lefleur ha imparato a sue spese che non può fidarsi di nessuno. Dal giorno in cui improvvisamente la sua adorata madre, Charlie, non è tornata a casa, Meg è diventata una delle bambine “non adottabili” dell’orfanotrofio della città, dove lotta ogni giorno per non perdere la speranza e mantenere vivo il suo spirito indomito. “È la speranza una creatura alata” recita una meravigliosa poesia che ha imparato a memoria. E quella poesia le ricorda la sua mamma. Quando incontra Birdie, Meg ha finalmente la sensazione che qualcuno si preoccupi davvero del suo futuro. È stata la disperazione a portare Birdie lì a Oxford: la Grande Depressione stringe la sua morsa e, se non paga le rate arretrate del mutuo, rischia di finire in mezzo alla strada. La giovane intende chiedere un prestito alla sorella, che ha sposato l’erede dei Tartt, una famiglia ricca e ben introdotta nei salotti dell’alta società. Molto presto, però, si rende conto che il loro benessere non è altro che una facciata sostenuta da un’impalcatura di bugie. Ma un giorno il caso conduce Charlie davanti alla porta di Birdie. Vittima di un sistema che l’ha ridotta sul lastrico per poi portarle via la figlia, Charlie non ha più nulla, tranne la sua intraprendenza. E propone a Birdie un piano audace ed estremamente rischioso, che potrebbe però risolvere i problemi di entrambe. È un’alleanza insolita, quella che si crea in casa Tartt, eppure fortissima, come accade tra persone che possono contare solo su ciò che hanno da darsi reciprocamente, sfidando ipocrisie e convenzioni. E, in un momento in cui alle donne viene negato ogni diritto, il loro piccolo atto di ribellione porterà conseguenze che non avrebbero mai immaginato…
Autore
Kathryn Stockett è una scrittrice statunitense, famosa per un romanzo che faticò a essere pubblicato ma che ha poi ricevuto un successo internazionale: “The help“. Dopo dieci anni torna in libreria con “Il Calamity Club“.
Recensione libro
Questo non è solo un libro. Non è solo una storia. È il ritratto di una società e la descrizione della resilienza femminile, è un inno all’amicizia e alla sorellanza, è un invito ad andare oltre le apparenze e le discriminazioni. Questo è il romanzo più bello del mio 2026. Non conoscevo la scrittura dell’autrice, anche se sapevo che il suo primo libro “The help” aveva riscosso un enorme successo. Ma non avrei mai immaginato tanta grazia, tanta bellezza, nel creare le tre protagoniste e una serie di personaggi secondari che restano sullo sfondo, ma sono parte integrante e vitale della storia. Kathryn Stockett ha uno stile fluido e scorrevole e vi assicuro che questo è fondamentale in un romanzo di più di 700 pagine. Perché vorresti non finissero mai, vorresti restare a villa Tartt anche dopo l’ultima pagina, e questo la dice lunga sulla bravura dell’autrice. La prima metà del romanzo mi ha fatta soffrire e continuavo a chiedermi perché lo avessero definito commovente e ironico, quando io fissavo le pagine con apprensione e dolore, mentre leggevo la storia delle tre protagoniste. La narrazione alternata, sempre in prima persona, vi avvicina ancora di più a Meg, Charlie e Birdie: in pochi capitoli vi sentirete profondamente legati a loro.
La Stockett ci regala un’aspra critica sociale di uno dei periodi più gretti, ipocriti, bigotti e dalla mentalità ristretta della società americana: la Grande Depressione degli anni 30 ha inasprito gli animi e accentuato la povertà, non solo tra la popolazione nera ma anche tra le ricche famiglie bianche. Rispetto a “The help” la storia si focalizza sulla vita delle donne bianche di ogni ceto sociale. Le discriminazione razziale è ovviamente sempre sullo sfondo, e la Stockett ci tiene a sottolineare che già in quegli anni non tutti i bianchi americani condividevano le stesse idee razziste, ma in questo racconto espone senza scrupolo la condizione delle donne bianche. In qualunque strato sociale, infatti, la donna doveva stare al suo posto, seguire le regole della buona società, essere sempre seconda al marito e non superare mai un uomo in intelligenza e in capacità pratiche. Ci sono così tanti elementi che rendono questa storia un piccolo gioiello che se ne potrebbe parlare per ore. Le vite di Charlie e Birdie si intrecciano in un momento in cui entrambe hanno un bisogno disperato di soldi: la prima per riprendersi la figlia che le è stata tolta, la seconda per evitare che la sua famiglia e quella della sorella finiscano sul lastrico. E poi c’è la piccola Meg, che è uno di quei personaggi che ti entrano nel cuore e non ti abbandonano più; vorresti andare a prenderla al Ricovero per orfane e portarla a casa con te. La situazione degli orfanotrofi è uno dei temi più scottanti del libro e ti mette davanti a ingiustizie che ti lacerano l’anima. Eppure Meg, nonostante abbia solo 11 anni, è più forte di qualunque persona abbia intorno e la sua resilienza, insieme alla sua testardaggine, la aiuteranno a sopravvivere all’abbandono e alla miseria.
Volevo dirle quello che mi ero preparata. Ma dalla mia bocca non usciva niente, il ronzio nelle orecchie era troppo forte. Come mai non esce nessun suono quando dentro di noi c’è tanto rumore?
È una storia che parla anche e soprattutto di sorellanza. Nel momento in cui Charlie e Birdie decidono di avviare un’attività a dir poco illecita e pericolosa (dando asilo a una serie di figure femminili tanto straordinarie quanto spezzate dalla vita) è uscito fuori il lato ironico della situazione. Perché nonostante tutti i pericoli che stanno correndo, nonostante la fame, nonostante l’iniziale titubanza, queste donne riusciranno a trovare un terreno comune per sfruttare la situazione a loro favore e trarne il meglio. Ed è in quel momento che la Stockett diviene ironica e divertente, e che le sue donne ti strappano più di un sorriso. L’accettazione a sopportarsi a vicenda, che poi si trasformerà in rispetto e infine in una straordinaria amicizia, è qualcosa che fa bene al cuore, in una società chiusa e ingiusta come quella della piccola provincia americana di quegli anni. Una società che addirittura farà ricorso all’eugenetica negativa, ossia alla sterilizzazione forzata di quelle donne che venivano considerate mentalmente deboli, in modo da impedire loro di mettere al mondo figli che poi avrebbero gravato sullo Stato. Ma “Il Calamity Club” è anche una storia di fiducia reciproca concessa con difficoltà, ma poi ritenuta un grande dono. In un’epoca in cui tutto era imposto, persino quello che una donna doveva dire o pensare, Birdie è una ragazza che ragiona con la sua testa, che si chiede se ciò che vede intorno a sé sia giusto, anche quando il mondo vorrebbe farla tacere.
«Ti prego, non farlo, Birdie. Il tuo compito è controllare i conti, non fare domande. O tinteggiare le pareti.»
«Fare domande è il primo compito della mia vita. Altrimenti cosa ci facciamo qui?»
Birdie che supera i pregiudizi e vede le persone per quello che sono davvero e non per le etichette che hanno ricevuto. Charlie e Meg sono l’esempio di quanto la vita può spezzarti e di quanto l’essere umano riesca a sopravvivere nelle peggiori avversità, quando ha uno scopo per cui svegliarsi ogni mattina, anche se nel fango: Charlie deve ritrovare Meg; Meg deve fuggire dall’orfanotrofio. “Il Calamity club” è stato un viaggio tra mille emozioni: mi ha fatto arrabbiare, mi ha addolorato, mi ha fatto piangere, poi mi ha fatto sperare, sorridere, ridere addirittura, provare un amore sincero e onesto; mi ha stretto il cuore con mani calde e me lo ha coccolato. E alla fine mi ha lasciato con la sensazione di aver conosciuto delle donne straordinarie che devono essere esistite veramente, anche se in contesti diversi, e che come le nostre protagoniste devono aver vinto le loro battaglie contro la società, contribuendo piano piano al suo cambiamento. Quindi leggetelo. Sarà un viaggio emozionante.

