La più bella – Brunella Schisa

La più bella – Brunella Schisa

libro

Titolo: La più bella

Autore: Brunella Schisa

Editore: Harper Collins

Genere: retelling mitologico

Pagine: 267

Prezzo: 19,50


Trama libro

È notte. Nel ventre del cavallo di legno gli Achei trattengono il respiro, parlano a gesti. Fuori, sulla spiaggia, i Troiani stanno decidendo se dare fuoco all’ingombrante dono ad Athena, lasciato dai Danai, come vogliono Laocoonte e Cassandra, o se trasportarlo all’interno delle mura di Ilio. Se questo avverrà, si chiede Menelao, il re di Sparta, come reagirà lui quando, finalmente, si troverà faccia a faccia con sua moglie? Elena, la donna più bella del mondo. La fedifraga che lo ha abbandonato per Paride. La causa scatenante della guerra in cui sono morti tanti eroi. Si prenderà la sua vendetta? La più bella alterna i punti di vista e le voci di molti personaggi: Agamennone, Odisseo, Achille, Priamo, Andromaca, Ettore si dibattono tra dilemmi interiori, fragilità, desideri e paure. Fino ad arrivare ai due protagonisti, Menelao, uomo ben più complesso di quello che siamo abituati a immaginare, e soprattutto Elena


Recensione libro

Sono anni che seguo volentieri il filone del retelling. Sono sempre stata affascinata da miti greci e dalle loro storie piene di passioni travolgenti. E sono anni che attendo una voce molto particolare, quella della donna più bella del mondo, della quale tanti poeti e scrittori hanno parlato senza mai chiedersi quali siano stati i suoi sentimenti, cosa abbia pensato davvero quando è fuggita con Paride, e se in quei lunghi dieci anni si sia mai pentita della sua scelta. E oggi Brunella Schisa ci offre finalmente la possibilità di ascoltare la sua voce, e rende omaggio con questa sua ricostruzione a una donna che ha segnato il destino di due popoli. La prima cosa che ho notato e apprezzato è stata la scrittura, intima e ammaliante: attraverso gli occhi dei principali protagonisti della guerra di Troia l’autrice ricostruisce legami, scelte, reazioni e conseguenze, ma soprattutto dà vita a personaggi che, al di là del mito, sono umani e concreti. I loro cuori pulsano di emozioni reali e perdono quell’aura mitologica che hanno sempre avuto per diventare uomini e donne come tutti. L’autrice usa un linguaggio efferato e crudo quando mostra battaglie e combattimenti, e piuttosto esplicito e violento nelle scene erotiche. La guerra assume un carattere feroce, forse a dimostrazione della stanchezza, della rabbia e della frustrazione dei due eserciti. Mi è piaciuta la visione dei vari protagonisti, eroi e non: Achille, Agamennone, Odisseo, Paride, Ecuba, Andromaca, Cassandra. Ma soprattutto ho amato Menelao, che per la prima volta abbandona il ruolo di re insensibile, violento e succube del fratello, per apparire invece come un uomo ferito dall’abbandono della moglie. Menelao che l’ha amata davvero e che, dopo aver tentato di convincersi che fosse stata rapita, ha dovuto affrontare il dolore di essere stato superato, in amore, da un principe pusillanime e codardo. Insieme alla rabbia e al rancore esplode anche il rimpianto di aver perso una donna da cui desiderava solo essere amato.

Non Menelao, concentrato su un unico pensiero: Elena. Il corpo incandescente arde di odio. Non fa che pensare a quando le metterà le mani al collo e la trapasserà con la lama di bronzo. Quanti eroi morti ha sulla coscienza sua moglie? Achille, Aiace Telamonio, Patroclo, Ettore dall’elmo splendente, il più temibile degli eroi troiani, e Paride, il più pusillanime.

Eppure, nel momento in cui si fronteggiano, Menelao non riesce a ucciderla ma nemmeno a guardarla. Elena chiede pietà? Perdono? Domanda che le sia risparmiata la vita? No. Perché è la stessa donna che ha avuto il coraggio di abbandonare regno, marito e figlia, di andare incontro al disonore, per inseguire i suoi desideri. Una donna che non si è piegata al matrimonio impostole dalla società e che mai si umilierà davanti a nessuno.

Elena adesso è lì, lo guarda con volto imperscrutabile, sembra pronta ad affrontare il proprio destino. Non è sottomessa, mai lo è stata.

Quello che desidera Elena ora è spiegarsi, farsi capire, e raccontare a Menelao il motivo per cui è fuggita con Paride. E’ consapevole della gravità delle sue azioni, di aver scatenato una guerra e di essere stata la causa della morte di migliaia di vite. Sa che la sua è stata una follia d’amore, anzi una scelta dettata da una passione che poi si è spenta, ma alla fine perché doveva piegarsi alla morale? Doveva seguire le regole, accettare un marito che non amava, solo perché era donna? Perché l’uomo può lasciarsi andare al piacere della carne e la donna deve restare fedele compagna, e moglie di un marito per cui non prova desiderio?

Cosa gli dirò? La verità. Che sono fuggita per amore. L’amore non ha regole, non chiede giustificazioni, ho dimenticato affetti, decoro, onore, e sono una donna più odiata del mondo. Nessuno si è mai chiesto quanto ho sofferto abbandonando mia figlia, i parenti, gli amici, e te, Menelao. Ti voglio bene come un fratello, ma non ti ho mai amato.

È stato quasi straziante sentire il peso della bellezza di Elena sulle sue spalle. Lei che è sempre stata considerata la più bella del mondo, ora è “la cagna degli Achei”; quella bellezza le ha portato più problemi che onori. Ha attirato tante attenzioni, tanta ammirazione, ma anche tante invidia e tanto rancore da parte di tutti quelli che non possono averla.

È così stufa di portarsi portarsi dietro il peso dell’irresistibilità. Le piacerebbe far sparire le leggende sulla sua favolosa bellezza, giunte in tutte le terre emerse. Perché i doni della natura devono essere una maledizione? Le persone senza pregi speciali vivono meglio.

Una figura complessa quella di Elena, che alla fine è molto più umana di quello che la leggenda ha tramandato. Una donna forte, indomita e indipendente, che avrebbe solo voluto essere normale, ma che ha preferito essere odiata piuttosto che limitare i suoi desideri. È stata una lettura molto interessante; una ricostruzione affascinante di un mito che ancora oggi attrae e incuriosisce come pochi. Perché l’amore, quando distrugge, lo fa sempre in modo maestoso.