Madame Bovary – Gustave Flaubert

Titolo: Madame Bovary
Autore: Gustave Flaubert
Editore: Mondadori
Genere: romanzo
Pagine: 528
Prezzo: 10,00
Trama libro
«Uragano dei cieli che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza e risucchia nell’abisso l’intiero cuore»: così intende l’amore la giovane Emma Rouault che, nutrita di sogni romantici, sposa Charles Bovary, un tranquillo medico di campagna. Né la devozione del marito né la maternità placano la sua insoddisfazione e irrequietezza: la vita di provincia le appare meschina. Simbolo di un’insanabile frustrazione sentimentale e sociale, Emma insegue l’amore tra le braccia dei suoi amanti e si indebita per riempire il vuoto della sua anima vivendo al di sopra delle possibilità del marito.
Autore
Gustave Flaubert è considerato il maestro del realismo nella letteratura francese (1821-1880). Famoso per il capolavoro “Madame Bovary” che gli procurò un’accusa di immoralità, dalla quale fu difeso da molti suoi colleghi scrittori, Flaubert ha prodotto altre opere indimenticabili: “L’educazione sentimentale” e “Salammbo“.
Recensione libro
Ci sono classici che ti spaventano per tutta la vita e continui a rimandarne la lettura, e poi a rimandare ancora. Finché un giorno non ti capitano in mano per caso, e ti dici che è arrivato il loro momento. Mi è capitato con “Madame Bovary“, e ora che ho chiuso l’ultima pagina sono stremata, ma soddisfatta. Avevo paura della scrittura e ora posso dire a ben ragione: Flaubert ama le descrizioni, che sono dettagliate, minuziose e molto lunghe. Descrive tutto, dagli abiti al colore del cielo, dalle fattezze di personaggi agli arredamenti. C’è persino una descrizione così dettagliata del paesino di Yonville che mi sentirei in grado di disegnarne la mappa. Non nascondo che una scrittura simile non si può dire scorrevole; se da un lato migliora la tua comprensione della società dell’epoca e dei protagonisti, dall’altro ti sfianca, ti porta a perdere l’attenzione più volte nel corso della lettura. Oltre a essere puntiglioso, questo modo di descrivere è anche impietoso: spesso le sue descrizioni dei personaggi sono così precise e affilate che tagliano più di un coltello.
La conversazione di Charles era piatta come un marciapiede, vi sfilavano le idee più comuni nella loro veste più ordinaria, senza suscitar la minima commozione, dall’allegria o di sogno.
Questa caratteristica di Flaubert mi ha affascinato molto; la sua scrittura non fa sconti a nessuno, non si preoccupa di edulcorare quello che pensa né dei protagonisti che crea né degli aspetti della società di cui spesso già dà giudizi. Tutta la sua opera pare un processo nei confronti delle consuetudini della società, soprattutto quelle matrimoniali. La storia di Emma Bovary è tragica, lo sappiamo tutti. Ma è davvero da condannare? Io ho atteso la fine del romanzo per decidere e in tutta onestà non me la non me la sono sentita di giudicarla troppo duramente per le scelte della sua vita. Emma è cresciuta in convento, dove i libri le hanno riempito la testa di un amore passionale, idealizzato, capace di dare solo felicità e forti emozioni. Si appassiona a Walter Scott e alle gesta avventurose dell’eroine della storia; quello che si aspetta dal suo matrimonio con Charles Bovary è tutto, fuorché la calma, la routine, la semplicità che invece le dona il marito, convinto che lei sia felice di queste piccole ordinarie cose. Non capirà mai che Emma ha passato la vita inseguendo l’amore perfetto.
L’emozione della novità, e forse l’eccitazione prodotta dalla presenza di quell’uomo eran bastate a farle credere di essere finalmente posseduta da quella meravigliosa passione che sino ad allora si era librata come un grande uccello dalle piume rosa nel fulgore dei cieli poetici; così adesso non poteva convincersi che la calma in cui viveva fosse proprio la felicità tanto sognata.
Non posso biasimare Charles per non aver dato a Emma quello di cui aveva bisogno. Charles è cresciuto in un ambiente semplice: è un uomo mite e buono, e di sicuro ha amato la moglie di un amore sincero e totalizzante fino alla fine. Ma è anche un uomo vuoto di idee e di posizioni, non ha la curiosità di Emma di scoprire il mondo, né il suo desiderio di vivere una vita piena e romanzesca. È, per Emma, la mancanza stessa di interesse.
Non insegnava nulla, Charles, non sapeva nulla Charles, non immaginava nulla Charles: credeva che lei fosse felice, ma lei gliene voleva per tutta quella tranquillità imperturbabile, per tutta quella pacifica pesantezza.
Così, a poco a poco, il sentimento nei confronti del marito diventa odio: lo detesta per averla chiusa in un paesino dove non c’è nessuno svago, lei che sogna Parigi, i balli dell’alta società, le serate a teatro e la musica. Quando incontra Leon e poi Rodolphe, Emma si sente finalmente viva, anche se devo ammettere che ho condannato la sua incapacità di contenersi, nel momento in cui si rende conto che sta sperperando il patrimonio di famiglia per vivere quella vita tanto ricercata. Emma è una figura insicura, triste, annoiata e nello stesso tempo colma di un amore che ha necessità di riversare su qualcuno. Con la solita precisione con cui descrive tutto, Flaubert ci mostra le emozioni di Emma quando perde entrambe gli amori: il senso di vuoto, la tristezza, la depressione, l’apatia e la delusione. E’ tutto così angosciante! Il gesto finale di Emma è l’apice della sua depressione, il momento in cui capisce che la sua vita non era destinata alla felicità e che quell’amore in cui aveva riposto tutto il suo essere l’ha tradita per ben due volte. Nonostante la difficoltà di lettura che ho riscontrato, sono felice di non averla abbandonata. Emma Bovary è una protagonista straordinaria, che mi ha colpito al cuore con la sua triste storia e che sarà impossibile dimenticare.

