Post Mortem. Gli orrori di Golden Falls – Paolo La Paglia

Post Mortem. Gli orrori di Golden Falls – Paolo La Paglia

Titolo: Post mortem

Autore: Paolo La Paglia

Editore: Nua

Genere: horror

Pagine: 380

Prezzo: 15,00

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Trama

Golden Falls è la tipica cittadina della provincia americana dove non accade mai nulla di grave e gli abitanti si conoscono tutti tra loro. La scomparsa di due adolescenti, Rachel e Zoe, e il loro ritrovamento, dopo sei giorni di prigionia, nello scantinato di una casa abbandonata nel bosco, è di per sé già sconvolgente per lo sceriffo Daryl Wilson. A rendere la situazione davvero tragica è la scoperta che una delle due, Zoe Rimbauer è rimasta uccisa durante le innumerevoli violenze alle quali sono state sottoposte, mentre l’altra è ora tenuta in custodia nella clinica della città, in attesa che esca dallo stato catatonico in cui è stata ritrovata. Ma questo è niente rispetto a quello che sta per accadere alla serena Golden Falls.

Una spirale di omicidi surreali e violenti oltre ogni limite si avviterà intorno alla città, così come una inquietante e fastidiosa nebbia che complica le indagini e rende tutto ancora più sinistro. Il primo cadavere viene trovato lungo la statale, letteralmente mangiato in più punti. Il secondo è l’unico testimone dell’omicidio, che riferisce di aver visto la ragazza che l’ha commesso, pallida e coperta di fango, dal vestito stracciato, seguita da una figura femminile ancora più tetra, vestita con una strana tunica nera e con delle catene ai polsi. L’uomo muore subito dopo la deposizione per un attacco cardiaco, non prima però di aver messo in guardia lo sceriffo

Non si fermeranno finché non avranno annientato l’intera città…lei lo ha già fatto!

Quando viene chiamato dal custode del cimitero locale, in preda al panico, Daryl Wilson si ritrova davanti una scena irreale che, se fosse vera, rischierebbe di portarlo alla pazzia. La tomba di Zoe Rimbauer è stata profanata e il corpo rimosso. Ma la forma dello scavo e le impronte lasciate sul fango parlano chiaro: qualcuno ha scavato dall’interno della bara verso la superficie. E quel qualcuno erano due persone. Non serve molto allo sceriffo per capire che Zoe è tornata in vita e sta girando per la città uccidendo e nutrendosi di tutti quelli che incontra. Insieme alla dottoressa Julia Russell, che ha in cura Rachel, e a due giornalisti esterni che stanno indagando sul caso, Daryl si ritroverà invischiato in una situazione ai limiti dell’incredibile, e dovrà trovare un modo per arginare la follia che rischia di distruggere Golden Falls.


Autore

Paolo La Paglia è uno scrittore italiano nato a Genova nel 1969. Appassionato di scacchi, storia e archeologia alternativa, esordisce nel genere fantastico con l’horror “Post mortem. Gli orrori di Golden Falls“.


Recensione

Amate le storie dell’orrore da leggere di notte con la luce accesa? Bene. “Post mortem” è il libro che fa per voi. Opera d’esordio di Paolo La Paglia, si presenta come un horror convincente e trascinante, dalla prima pagina fino all’ultima. Lo stile dello scrittore è fluido e scorrevole, perfettamente adeguato al genere del romanzo e sa dosare egregiamente i momenti pacati e quelli più dinamici. Quella di La Paglia è una scrittura che riesce a coinvolgere pienamente il lettore senza annoiarlo mai: non ci sono stalli nella storia, nella quale, al contrario, l’azione si fa sempre più intensa e pressante. Il libro è capace di evocare fin da subito, e di mantenere per tutto il suo corso, quella sensazione di inquietudine, quell’alone di brivido e quell’atmosfera di suspense e terrore che ci aspettiamo da un buon horror, tracciando ambientazioni lugubri e cupe. Se la trama non è originalissima (cosa che ormai è piuttosto rara, visto che il genere ha sperimentato qualunque tipo di elemento sovrannaturale) l’uso degli archetipi di questo genere letterario, invece, è molto interessante. Accanto a streghe, zombie, nebbie sinistre che avvolgono le cittadine, risalta la figura (per me nuova, lo ammetto) della banshee: uno spirito maligno, presente già nelle antiche tradizioni irlandesi e oggetto di leggende e storie dell’orrore. Intorno a questa figura negativa, piena di dolore e di desiderio di vendetta, ruota l’intera vicenda, costruita in modo sapiente e credibile. Ammetto che “credibile” possa suonare un termine poco appropriato per un cadavere che torna a vivere, ma sono cresciuta tra le pagine di Stephen King, e credo che uno zombie sia quanto di più vicino possibile al mio ideale di paura.

I protagonisti del romanzo sono ben delineati e assumono fin da subito dei contorni precisi e un loro ruolo ben definito. Mi è piaciuta molto la loro caratterizzazione, soprattutto dei due personaggi fondamentali che reggono la storia: lo sceriffo Wilson e Zoe Rimbauer, che sono tra l’altro quelli con cui più velocemente si instaura un rapporto di empatia. Ho notato un’unica nota stonata verso la fine del libro: i rapporti di amore e di amicizia tra lo sceriffo, Julia, Malcom e Amina mi sono sembrati troppo accentuati. E’ ovvio che in un libro la nascita e lo sviluppo dei sentimenti devono necessariamente essere condensati in un breve lasso di tempo, ma la quantità effettiva di volte in cui i quattro personaggi si incontrano non giustifica dei legami così profondi. A parte questo, la trama è degna dei migliori horror: la storia infatti cattura immediatamente il lettore, iniziando a pieno ritmo con l’elemento sovrannaturale, protagonista indiscusso delle prime pagine. Le scene iniziali che presentano Zoe nel momento in cui si risveglia all’interno della bara e comprende di essere morta, sprofondano subito il lettore nell’angoscia più totale che da lì in avanti si farà sempre più pesante.

Le tematiche del romanzo sono tra quelle tipiche del genere horror: la perdita dei propri cari, che vengono uccisi e poi riportati in vita, ma che hanno perso tutta la loro umanità, e il complesso rapporto con la fede religiosa, vista dai diversi personaggi come causa delle disgrazie o come unica salvezza. Devo dire che mi ha molto soddisfatto la soluzione adottata dallo scrittore per giustificare la presenza di questi spiriti maligni, o demoni, o comunque li si voglia chiamare.

Ailis, Rebecca e le altre vittime sono tutte parti di noi. Potrebbero essere lo specchio delle nostre anime marce. La parte oscura della luna. Quello di noi che non vorremmo mai vedere. Ci convinciamo che il genere umano sia il punto più alto dell’evoluzione. E poi arrivano loro, la parte marcia che ci ricorda di quante e quali nefandezze il genere umano sia capace.

Da sempre l’uomo si è interrogato sul motivo per cui potrebbero esistere tali figure malefiche (o più realisticamente, qualunque figura negativa nelle nostre civiltà passate e presenti). Forse dobbiamo dare la colpa a noi stessi; forse davvero il male è solo l’altra parte di noi, creata dalla nostra stessa natura, che cerchiamo inutilmente di nascondere, ma che poi, alla fine, salta sempre fuori. A dimostrazione del fatto che sono i nostri comportamenti pieni di odio e di malvagità a ritorcersi contro di noi, in “Post mortem” il male che si diffonde a Golden Falls si tramanda da secoli, passando da una cittadina all’altra, tornando ogni volta con la forma di questa banshee, questo spirito disperato che vive per la vendetta sua e delle sue sorelle di dolore.

Forse Dio ha creato l’universo come passatempo, per vedere quanto stupido possa essere l’uomo e quanto tempo può impiegare per comprendere quelle che sono le sue regole.

Una visione di Dio curiosa e interessante: siamo un gioco all’interno dell’immenso universo che permette a qualunque Dio esista di non annoiarsi? Ma anche in questa visione irriverente c’è una redenzione finale per l’essere umano e anche per quel Dio che osserva senza intervenire.

L’amore è l’unico sentimento che può frapporsi fra tutto l’odio che c’è nel mondo e quella parte di noi che chiamiamo anima. L’amore è il nostro jolly! E’ l’opportunità che quel mattacchione di Dio ha voluto darci per non essere completamente in svantaggio.

Religione o no, alla fine quindi resta tutto nelle nostre mani: le decisioni, i comportamenti, le azioni che eseguiremo, decideranno la nostra storia, così come d’altronde accadrà nel romanzo, quando i protagonisti dovranno compiere la scelta più importante. Il finale mi ha sorpreso piacevolmente: mi aspettavo che lo scrittore seguisse un’altra strada e sono rimasta colpita e soddisfatta dalla fine del libro, perché ritengo sia assolutamente in tono con il registro narrativo scelto. Quindi, in definitiva, un buon romanzo del terrore. Di quelli che, dopo aver spento la luce, ti restano in testa lasciandoti uno strano formicolio sul collo e la sensazione che ci sia qualcosa nel buio.


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