solo danni collaterali

Solo danni collaterali – Pier Bruno Cosso

Titolo: Solo danni collaterali

Autore: Pier Bruno Cosso

Editore: Marlin

Genere: romanzo

Pagine: 204

Prezzo: 14,90

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Trama

E’ un sabato mattina di marzo e il dottor Enrico Campanedda, sua moglie Gavina e sua figlia Rosa sono ancora a letto, a godere della calma del fine settimana, quando suona quel citofono che cambierà per sempre la loro vita. Disorientati, ancora in pigiama, lasciano che tre carabinieri entrino in casa e, forti del loro mandato di perquisizione, inizino a frugare tra le loro cose, requisendo cellulari, computer, documenti e qualunque cosa possa essere utile per le indagini. Il dottor Campanedda è perplesso: indagine su cosa? Cosa può aver fatto di tanto sbagliato da giustificare una casa rivoltata, effetti personali gettati in terra, ricordi di una vita portati via insieme alla sua dignità? Nessuno vuole concedergli nemmeno di sapere perché. Ordini superiori. Deve accontentarsi di questa frase laconica, mentre la sua vita privata viene frugata come il cassetto di un armadio.

Solo più tardi scoprirà di essere accusato di malasanità, di aver derubato lo Stato con visite mai effettuate e di aver inviato la sua segretaria al suo posto durante le visite domiciliari. Accuse assurde, che ricusa con fervore, basate su deposizioni di pazienti le cui parole devono essere state mal interpretate. Mentre scivola lentamente verso la depressione e la perdita di tutte le certezze di una vita, bloccato agli arresti domiciliari, privato della sua attività e del suo stipendio, Enrico Campanedda si lancia in una investigazione personale insieme a una cara amica giornalista. E’ convinto che qualcuno stia influenzando l’inchiesta per rovinarlo o, peggio ancora, per fare carriera. Troverà alcune risposte, oltre alla consapevolezza di essere totalmente impotente davanti al potere della magistratura.


Autore

Pier Bruno Cosso è uno scrittore italiano nato nel 1956 a Sassari, nella terra che ama e non ha mai lasciato. Dopo un’esperienza in campo giornalistico, oggi lavora per una multinazionale farmaceutica. Ha pubblicato diverse opere tra romanzi, poesie e racconti.


Recensione

Pedina sacrificabile a prescindere: per un’indagine che non vuole far luce su fatti sospetti, ma cercare di gettare il sospetto su fatti normali.

Ci capita continuamente di vedere o sentire la notizia di qualcuno accusato di un determinato crimine; a volte lo guardiamo addirittura mentre si sottopone alla gogna mediatica. Vi siete mai chiesti “se non fosse colpevole, cosa starà provando?” Io si. Mi domando spesso che cosa comporterà quell’accusa; cosa cambierà nella vita di quella persona e cosa tornerà normale quando sarà dichiarato innocente. In questo romanzo, Pier Bruno Cosso risponde egregiamente alla domanda. Ispirandosi a vicende fin troppo note nel nostro paese, dall’arresto ingiusto di Enzo Tortora nel 1983 che portò dopo tre lunghi anni alla sua assoluzione, alle accuse mosse nel 2019 al magistrato Luca Palamara, accusato di corruzione, lo scrittore ci trascina nell’incubo del condannato innocente.

Solo danni collaterali” è lo sfogo del protagonista, Enrico Campanedda, medico di base di Sassari, che racconta in prima persona un anno di vita sospesa. Lo stile dell’autore è incisivo e introspettivo; una scrittura caratterizzata da frasi brevi, concitate, spesso ripetute per ribadire lo stesso concetto. La sua è una scrittura visiva, piena di sostantivi e aggettivi, spesso lasciati lì a galleggiare da soli, in mezzo ad altre frasi, in grado di dipingere la situazione meglio di mille descrizioni. Leggere il suo romanzo equivale a partire per un viaggio sensoriale all’interno dei pensieri e delle emozioni del dottor Campanedda.

Siamo vicinissimi, punto di fusione. Catapultati in alto. Tripudio di vita, per tutti e due. Vivere, vivere, estasi, vivere. Morire. Pausa. Lago di miele.

Con questo stile diretto, tagliente, ma evocativo, ti trascina nella mente dell’accusato che sa di essere innocente, che si rende conto di essere impotente davanti alla Magistratura, alle Forze dell’Ordine, persino davanti alla giustizia, e che deve affrontare la distruzione totale della sua vita. Dopo poche pagine ti senti già completamente assorbito dalla storia e in pena per il protagonista, mentre lo accompagni attraverso una caduta impossibile da arrestare. A parte il danno materiale, infatti, della perdita del lavoro e quindi dello stipendio, della perdita dei suoi pazienti, affidati a un altro medico della asl, del lento ma inesorabile cambiamento economico al quale la sua famiglia si deve abituare, il dottor Campanedda deve fronteggiare il primo dramma. Il dubbio negli occhi degli altri. Negli occhi della moglie Gavina, che si chiede se il marito possa davvero aver commesso qualche errore nella professione, nelle parole di sconforto della figlia Rosa, troppo piccola per capire.

Gavina contro. Mi sembra di morire, con un necrologio già scritto. Ho perso pure lei. Sento dentro di me il rumore dello strappo.

Il secondo colpo arriva quando in meno di ventiquattro ore il sistema giudiziario italiano gli toglie tutto, invadendo la sua proprietà e violando i ricordi di una vita: lo studio medico chiuso, l’abilitazione medica ritirata, portatili e cellulari requisiti, armadi messi sottosopra, cassetti frugati, persino l’aria che respira gli viene sottratta. Agli arresti domiciliari, infatti, può solo guardare il mare dalla finestra e vivere nel ricordo del calore del sole, della brezza del vento sulla pelle, della vita che scorre in strada. E così, col passare delle settimane, perde le certezze di tutta una vita, perde l’autostima e non riesce più a considerarsi una persona. Non trova più nessun “io”, perché non vede più nessun domani, annegato nella lentezza del processo giudiziario.

La deflagrazione ci travolge, e sentiamo l’odore del fumo. Solo terra bruciata intorno a noi. La vicenda giudiziaria ci sta lasciando solo rami carbonizzati e piante morte.

In un crescendo di stupore, depressione, incertezze e incapacità di rispondere agli eventi, Enrico si chiede cosa resterà domani, quando tutto sarà finito e la giustizia si accorgerà dell’errore commesso. Quando la sua vita ormai sarà stata segnata per sempre dall’infamia, dal disonore, dal dubbio, cosa riuscirà a cancellare e cosa rimarrà per sempre nei loro ricordi?

Sono certo che la vicenda giudiziaria si risolverà da sé, ma i danni collaterali? I danni collaterali, signor magistrato, li ha incisi nel cuore per la vita, e non si potranno mai recuperare con un processo.

Il colpo finale, quello più triste e duro da accettare, arriva quando Enrico inizia a chiedersi perché la magistratura si è accanita tanto su elementi inesistenti e reati palesemente privi di sostanza. Possibile che qualcuno si sia dato tanto da fare per metterlo in cattiva luce? Si può pensare che la macchina della giustizia, dal magistrato al maresciallo dei carabinieri che hanno seguito l’indagine, abbia deviato il corso degli eventi per un qualche obiettivo personale? Mentre anche la fiducia nello stato crolla, Enrico si ritrova chiuso nelle tre stanze del suo appartamento da quasi un anno. “Solo danni collaterali” è un romanzo breve ma intenso, che si legge con piacere e che scuote gli animi. Il pensiero che quello che è accaduto al dottore possa succedere a tutti è ricorrente nel racconto e lascia il segno. Un sapore amaro di fragilità, di ingiustizia, di impotenza difronte a una macchina troppo potente, che non paga mai per i suoi sbagli, perché non viene mai giudicata. E’ una storia tristemente nota in Italia, di malagiustizia e di figure che giocano con il potere che gli è stato affidato. Per tutte quelle che si impegnano duramente per far valere la giustizia, e che credono in essa, ci sarà sempre chi invece ne approfitterà, lasciandosi trascinare da un delirio di onnipotenza o dal desiderio di far carriera ai danni di chiunque, colpevole o innocente che sia.

Ho letto il romanzo di Pier Bruno Cosso con ardore e commiserazione per il protagonista, mi sono identificata in lui e ho tremato all’idea che, nonostante questa sia solo una storia ben scritta, è tristemente veritiera. L’ho trovato un romanzo molto toccante e trascinante, un po’ per la storia, un po’ per la scrittura accattivante e ne consiglio vivamente la lettura.


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