Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà – Luis Sepúlveda

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà – Luis Sepúlveda

storia di un cane

Titolo: Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà

Autore: Luis Sepúlveda

Editore: Ugo Guanda

Genere: romanzo per ragazzi

Pagine: 97

Voto del Pubblico (IBS): 3,6 su 5

Prezzo: 11,00

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Trama

Gli uomini del branco di wingka, gli stranieri bianchi con le armi, lo chiamano solo “cane”, perché non risponde a nessun altro nome. Perché lui è Aufman, il cucciolo di pastore tedesco che un giorno nawel, il giaguaro, lasciò davanti a una tenda mapuche, la Gente della Terra. Da allora, Aufman è vissuto con Aukamañ, il cucciolo d’uomo nipote del capo villaggio Wenchulaf.

I due crescono come fratelli, stringendo un’amicizia che va oltre ogni limite. Fino al giorno in cui Aufman perde tutto. Il giorno in cui i wingka arrivano al villaggio reclamando la proprietà della terra con le armi, uccidendo il capo villaggio e portando via il cane. Dopo anni tristi in cui gli uomini bianchi lo usano come cane da caccia, picchiandolo e affamandolo, finalmente tutto sta per cambiare. I wingka seguono un indio ferito attraverso il bosco e portano con loro Aufman per seguire le tracce. Gli odori che il cane sente nell’aria sono così familiari.

Legna secca, farina e miele. E sangue.

Aufman ha capito: sa perfettamente chi è l’indio e il suo viaggio nella neve per stanarlo sarà la sua più grande avventura per salvarlo. Perché l’amicizia non si dimentica e non si spezza. perché

questo cucciolo sopravvissuto alla fame e al freddo della montagna si chiamerà Aufman, che nella nostra lingua significa leale e fedele.


Autore

Luis Sepúlveda è uno scrittore, giornalista, sceneggiatore e regista cileno nato nel 1949. Impegnato fin da ragazzo nella politica, ha avuto una vita estremamente complicata, che lo ha portato fuori e dentro il suo paese, a seconda di chi deteneva il potere. Dopo un periodo felice, in cui entra a far parte della guardia personale del generale Allende, il colpo di stato di Pinochet lo condanna all’ergastolo. Dopo mesi di tortura, solo l’intervento di Amnesty International riesce a salvarlo, costringendolo però all’esilio, durante cui opera con l’Unesco e Greenpeace, venendo a contatto con gli Indios dell’America Latina.

Trasferitosi in Spagna, ha proseguito con la sua scrittura militante e con opere dedicate ai ragazzi. Nel 2020, dopo un lungo ricovero, è morto a causa dell’infezione covid-19.Tra i romanzi più famosi “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, “Il mondo alla fine del mondo”, “Diario di un killer sentimentale”, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico“, “Incontro d’amore in un paese in guerra”, “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa“.


Recensione

Una nuova favola. Una nuova morale. Sepúlveda ci porta questa volta nelle sue terre, in un mondo che purtroppo abbiamo cambiato, sfruttando l’ambiente in modo distruttivo. Ci fa conoscere popolazioni a cui abbiamo tolto storia e abitudini secolari, portando loro via le terre che abitavano da sempre. L’accusa all’avidità e alla distruzione causata dall’uomo è fin troppo evidente. Mentre le popolazioni mapuche cercano di sopravvivere nei loro villaggi mantenendo le loro tradizioni, l’uomo bianco non ha rispetto né di loro né della natura, ed è disposto a uccidere pur di conquistare quei territori ricchi di risorse.

Come sempre, l’autore usa la favola per raccontare una verità scomoda e lanciare un monito alle nuove generazioni. Come sempre, i protagonisti sono animali, in questo caso il cane Aufman, che racconta la storia in prima persona. Anche se i lettori a cui è diretto il libro sono bambini, è innegabile che anche questo racconto possa essere apprezzato maggiormente da un adulto, che probabilmente si sentirà personalmente colpito.

In una cornice triste e desolante come le vicende del povero Aufman, Sepúlveda si perde in una descrizione della natura veloce ed essenziale, ma toccante, riuscendo a cantarne la bellezza attraverso odori, suoni, rumori e silenzi. Le descrizioni sono senza colori, perché il cane lupo non riesce a percepirli tutti, ma sono piene dei profumi della terra, dei versi degli animali e del rumore della pioggia e dei tuoni. Ne risulta un quadro ben dipinto e profondo, seppur essenziale.

Questo suo tentativo di rendere omaggio alle popolazioni di indios che ha conosciuto durante i suoi viaggi in America Latina trova però un limite nell’uso affannoso ed estenuante di termini mapuche, che avendo necessità, ovviamente, di una traduzione immediata, rallentano la lettura fin troppe volte nella stessa pagina. Ne risente lo stile, che risulta ansimante e doloroso, soprattutto per un bambino.

Eppure alla fine la storia coinvolge, in un crescendo di emozioni che seguono la corsa disperata di Aufman. E’ una storia di amicizia e lealtà, di coraggio e sacrificio, di paziente attesa. Il pastore tedesco attenderà infatti un’intera esistenza prima di poter dimostrare che non c’è niente che valga la pena difendere più dell’amicizia e della fedeltà a una vita che si ritiene giusta e degna di essere difesa.

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” è una favola ecologista, dove la natura è cantata splendidamente dall’autore e difesa strenuamente. Anche se Sepulveda non si è preoccupato di rendere il linguaggio di facile comprensione per un bambino, resta comunque un valido racconto che, con una calcolata ingenuità, affronta temi scottanti e distribuisce giudizi impietosi.


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