Un mondo di donne – Lauren Beukes

Un mondo di donne – Lauren Beukes

Titolo: Un mondo di donne

Autore: Lauren Beukes

Editore: Fanucci

Genere: distopico, thriller

Pagine: 396

Prezzo: 15,00

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Trama

2020. Un virus chiamato HCV, Human Culgoa Virus, sta sterminando la popolazione maschile del pianeta. Mentre le donne si ammalano lievemente, gli uomini sviluppano il cancro della prostata, che non risparmia nessuna fascia d’età, portandosi via in pochi mesi anche i bambini.

2023. La pandemia nota come Manfall è ormai terminata e i superstiti di sesso maschile sono pochissimi. Il nuovo mondo è costituito ormai da donne, che hanno riorganizzato la società e imposto il Riproibizionismo: qualunque gravidanza è vietata, almeno finché la medicina non sarà certa che i nuovi nati saranno immuni al virus. In un’America diversa e femminile, Cole e suo figlio Miles sono in fuga. Il dodicenne è uno dei pochi a non essersi infettato: il nuovo governo degli Stati Uniti lo cerca per poter studiare i suoi geni, il mercato nero lo vorrebbe per l’enorme valore che ha acquistato. Tutti lo desiderano, per un motivo o per l’altro. In una folle corsa contro il tempo e contro tutti, Cole cerca di riportarlo in Sudafrica, il suo paese d’origine, dove sarà al sicuro. Ma perché la donna ha alle calcagna persino la sorella Billie, affiancata da una squadra di folli assassine? Cosa è successo negli ultimi tre anni? E come pensa di attraversare l’intero paese senza che nessuno si accorga che ha con sé un ragazzo?


Autore

Lauren Beukes è una scrittrice sudafricana che ha iniziato la carriera come giornalista freelance. Oggi è anche un’apprezzata autrice di fumetti, sceneggiatrice e documentarista e ha pubblicato quattro romanzi che saranno presto tradotti in Italia e che spaziano dal fantasy, alla fantascienza, fino all’horror. Con “The Shining Girls” ha vinto il prestigioso Arthur C. Clarke Award. “Un mondo di donne” è il primo libro pubblicato nel nostro paese.


Recensione

Avete letto “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood e vi è piaciuto? Bene. Allora amerete questo romanzo di Lauren Beukes. Prima di iniziare voglio fare i miei complimenti all’autrice per aver avuto il coraggio di scrivere una storia così forte e drammatica in piena pandemia. Forse è questo che le ha dato l’ispirazione, forse è per questo che io l’ho sentita così vicino e la mia empatia con alcuni protagonisti è stata totale. Ma iniziamo con calma dallo stile dell’autrice, che mi ha sorpresa e coinvolta fin dalle prime pagine. Una scrittura veloce, netta, frammentata, con frasi brevi e quasi rabbiose, che bene rappresentano il sentimento di smarrimento, di tensione, di angoscia che provano i personaggi. Uno stile incisivo e trascinante che ti costringe a proseguire, fino all’ultima pagina. Un narratore esterno racconta le vicende alternando in ogni capitolo il punto di vista da cui le osserva: Cole, Billie e Miles. I pensieri dei tre protagonisti vengono inseriti nella narrazione senza virgolette, il che aumenta la complicità del lettore e la sua totale partecipazione agli eventi. La scrittura cambia registro (espediente brillante e riuscito!) a seconda del personaggio di turno, passando da un linguaggio adolescenziale per Miles a uno più serio e introspettivo per la mamma, fino a quello sboccato, volgare e violento che caratterizza Billie. Ho notato anche la cura con cui la Beukes ha costruito il virus e la pandemia, assolutamente credibile, che deve esserle costata una buona dose di ricerche pre-scrittura.

Il virus HCV, ossia Human Culgoa Virus, colpisce tutta la popolazione, senza differenza di genere, ma essendo portatore di tumore alla prostata, finisce per risultare una macchina mortale solo per gli uomini. Diffusosi nel 2020, anche se gli esperti ipotizzano che fosse già in circolo da anni, si propaga a macchia d’olio in pochi mesi, decimando la popolazione maschile mondiale. Pochissimi sono i superstiti, i cui geni sono evidentemente immuni al virus. Siamo così abituati agli scenari apocalittici in cui le nuove società sono comunque nelle mani degli uomini, che mi ha incuriosita subito scoprire quali possibilità narrative offriva un mondo in cui sono le donne ad aver preso il comando. La stessa curiosità con cui ho letto “Anna” di Niccolò Ammaniti, dove il post pandemia lasciava una popolazione di bambini, senza più adulti. E in entrambe questi romanzi ho trovato la stessa risposta. Siamo davvero così convinti che siano i governi maschili e le società patriarcali ad aver creato gran parte dei problemi ai quali storicamente l’umanità ha dovuto far fronte? E’ una società migliore quella organizzata dai piccoli protagonisti di Ammaniti e dalle donne della Beukes? A ben vedere non mi sembra. Alla fine del romanzo posso dire che l’essere umano, di qualunque genere sia, tende a fare gli stessi errori, provocati spesso dalle stesse motivazioni. Uomo, donna o bambino, non fa differenza, la strada che percorreremmo sarebbe cupamente simile.

Il mondo non è mai stato giusto e corretto, ma specialmente non lo è adesso. La paura ci rende tutti dei piccoli dittatori.

In questo romanzo tutto la femminile, le donne sono state veloci e pratiche nel riorganizzare la società, diffondere la conoscenza di tutte quelle “abilità e competenze precedentemente a prevalenza maschile“. Non si sono perse d’animo, ricostruendo non solo governi, economie, persino nuclei familiari nuovi, fondati sull’amore ovviamente omosessuale. Eppure i disordini non mancano, a partire dai nuovi gruppi di resistenza, restii a sottomettersi alle nuove regole. E come stanno gestendo le donne la mancanza di uomini, non solo da un punto di vista emotivo, ma soprattutto pratico? Perché diciamocelo, un mondo di donne è un mondo destinato a estinguersi. Possiamo sostituire l’uomo in tutto, ma per la riproduzione della specie la sua mancanza può risultare un grosso problema. Il modo in cui questa nuova società risponde è vario e inquietante: i governi si sono messi d’accordo per vietare le gravidanze finché non saranno sicure e per far questo gli uomini rimasti vengono chiusi in gabbie dorate dove possono essere studiati e protetti, fino a quando non torneranno a essere utili. Oggetti del sesso. Questo sono diventati.

«Tu sei il dono della vita. Tu porti il dono più grande di tutti. Un seme che fiorirà, dappertutto.»

«No. Non dirlo anche tu! Io voglio solo essere normale. Non sono un fenomeno da baraccone. Non lo sono. Sono solo un bambino. Un bambino.»

Una responsabilità pesante quella che viene messa sulle spalle di questi pochi maschi sopravvissuti, che divengono un oggetto prezioso e di gran valore, che servirà a ripopolare il mondo. Ma è la stessa società in cui si sono sviluppati gruppi estremisti che vedono questi sopravvissuti come un pericolo: se Dio ha voluto che il mondo finisse, noi non possiamo intrometterci nel suo piano. Così, Miles passa dall’essere considerato un bene di infinito valore a un rischio che va eliminato, e dopo mesi di una semi-vita chiuso in un bunker laboratorio governativo, la madre decide di tornare a casa, in Sudafrica, dove pare che le società matriarcali siano meno rigide e più libere di quelle occidentali.

Ai PSS era consentito visitare i MQ solo per tre ore al giorno. Sai che il mondo è andato a puttane quando si usano acronimi per qualsiasi cosa. “Maschi in Quarantena”, “Parenti Stretti Sopravvissuti”.

Un mondo di donne” è uno splendido e cupo romanzo di quattrocento pagine che ha la strabiliante capacità di reggersi su tre protagonisti. Il fulcro della storia è infatti la vicenda personale di Cole e di suo figlio Miles; la volontà di una madre di proteggere il figlio a tutti i costi e di concedergli una vita in cui sia libero di fare le sue scelte, di vivere in modo normale, senza la pressione di dover salvare il mondo dall’estinzione, studiato, usato come cavia, come donatore di sperma o come oggetto sessuale. Cole deve proteggerlo da chi vuole rinchiuderlo in un laboratorio, dal mercato nero, da folli menti malate che vanno in cerca di sostituti dei figli per rispondere a un desiderio di maternità mai sopito. E mentre li seguiamo in questa folle corsa verso una presunta salvezza, incontriamo una popolazione nuova e diversa, curiosa, inquietante, preoccupata, e spesso cattiva. Dalla base dell’esercito in cui addirittura separano madre e figlio, al bunker Ataraxia, dove vivono una finta felicità, attraverso una comune nel deserto, fino alla congregazione di suore convinte che se riusciranno a farsi perdonare, Dio restituirà loro gli uomini. Un mix perfetto e affascinante di suspense, emozioni forti, avventura, peccati nascosti, pericoli dietro ogni angolo e tanta follia che serpeggia tra queste nuove donne. Da leggere tutto d’un fiato e lasciarsi abbagliare da personaggi eccezionali descritti in modo sapiente. E alla fine, non ci saranno forse le risposte che cercavate, ma solo altre domande, quelle che ci poniamo ogni giorno in questo particolare momento storico. Come sarà domani?


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