Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf

Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf

Titolo: Una stanza tutta per sé

Autore: Virginia Woolf

Editore: Feltrinelli

Genere: saggio letterario

Pagine: 126

Voto del Pubblico (IBS): 4,6 su 5

Prezzo: 9,90

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Trama

Negli anni Venti fu chiesto a Virginia Woolf di preparare una relazione per alcune conferenze dedicate alle studentesse dei College inglesi. Il soggetto era “la donna e il romanzo”. Partendo da questa richiesta, la Woolf unisce appunti e riflessioni in un breve saggio che la porta a ripercorrere la situazione della donna nella letteratura.

Iniziando dal Quattrocento, l’autrice deve purtroppo constatare come le donne fossero escluse da ogni forma di educazione. Non potevano infatti andare a scuola, né ricevere un insegnamento privato a casa. Ciò spiegherebbe come mai tutti i libri sulle donne che ha potuto trovare sono stati scritti da uomini. La donna infatti che dimostrava un interesse per la scrittura, l’arte o qualunque faccenda che non fosse domestica, veniva disprezzata, malmenata e rinchiusa in casa.

Questo fino al ‘700, quando la voglia di scrivere diviene così forte da portarle a nascondere i loro scritti o a pubblicarli con pseudonimi maschili. Solo nell’ 800 la situazione inizia a cambiare e le donne riescono finalmente a utilizzare la scrittura come fonte di guadagno. Attraverso uno studio profondo di testi femminili nelle varie epoche, la Woolf arriva alla conclusione che

una donna deve aver soldi, e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi.

Forse non era esattamente quello che le era stato chiesto di discutere nella conferenza, ma il monito finale dell’autrice rimane uno dei più importanti nella letteratura femminile.


Autore

Virginia Woolf (1882-1941) è stata scrittrice, saggista e attivista britannica. Cresciuta dal padre in un ambiente legato alla società letteraria vittoriana, Virginia conoscerà Henry James, T.S. Eliot e Julia Margaret Cameron. Il primo tracollo nervoso risale alla sua ammissione all’Università, quando moriranno la sorellastra e il padre. (Aveva già perso la madre a 13 anni e subito violenze dai fratellastri). Le crisi depressive si susseguiranno per tutta la vita, nonostante l’aiuto del marito, fino a quando non si suiciderà a soli 59 anni, nel fiume Ouse. Esami moderni hanno confermato un disturbo bipolare.

A vent’anni Virginia è già una scrittrice di successo e fonda con i fratelli il Bloomsbury Group, un gruppo di intellettuali che dominerà la scena culturale inglese dell’epoca. Nel frattempo si dedica assiduamente alla difesa della parità dei sessi. Tra le opere più importanti ricordiamo “La signora Dalloway”, “Gita la faro” e “La crociera”.


Recensione

Volete affrontare Virginia Woolf e non sapete da quale opera iniziare? Siete incuriositi dalla fama dell’autrice e vi piacerebbe poter dire di aver letto almeno uno dei suoi scritti? Lo avete trovato per caso sullo scaffale della libreria e vi ha attratto il titolo? Bene. Se a una qualsiasi di queste domande avete risposto affermativamente, riponete il libro dove lo avete preso. Almeno finché non avrete le idee più chiare.

Una stanza tutta per sé” non è un romanzo, ma un saggio letterario. Virginia Woolf non è nostra contemporanea, ma è vissuta agli inizi del ‘900, il che significa che usa un linguaggio piuttosto ricercato, colto, elegante e a volte difficile da comprendere (anche se spesso molto dipende dall’edizione che avete scelto). Se davvero avete ancora intenzione di comprarlo, sappiate che dovrete munirvi di pazienza e tanto interesse per la storia della donna scrittrice nei secoli passati.

Fatta questa premessa, posso confidare a quelli che ancora stanno leggendo la recensione, che io ha davvero apprezzato il libricino. E’ sicuramente di difficile lettura, non si può pretendere di usarlo come svago o fuga dalla realtà. Come tutti i saggi, al contrario, ti obbliga a pensare e a mantenere costante l’attenzione a ogni pagina. Ma è indubbiamente un’opera splendida.

Mi è apparso, a volte, un insieme disordinato e caotico di pensieri e riflessioni della Woolf su un argomento che si è trovata ad affrontare per caso. In realtà le era stato chiesto di scrivere una relazione per due conferenze dedicate alle studentesse inglesi, che riguardasse il rapporto donna-romanzo. Ne nasce uno studio approfondito sulla condizione della donna nei secoli passati, che ha determinato la mancanza di scritti femminili nelle nostre librerie. La stessa scrittrice sostiene, all’inizio, che queste sue speculazioni divagano dal soggetto iniziale e non risolvono il problema della donna e il romanzo.

Mentre ripercorre la condizione sociale della donna dal Quattrocento in poi, la Woolf si chiede come sia possibile che gli unici testi che si possono trovare in una biblioteca fino al ‘700 siano maschili. Se abbiamo avuto uno Shakespeare, perché non abbiamo avuto una sorella di Shakespeare? Bisogna attendere il Seicento per trovare le prime opere femminili, pubblicate peraltro con pseudonimi maschili. La donna è stata infatti per secoli legata alla casa e considerata inadatta a qualsiasi forma di arte. Quelle che dimostravano un qualunque interesse per la scrittura venivano disprezzate, ammonite e chiuse in casa. In questo tentativo di spegnere ogni velleità creativa femminile, la Woolf vede

quell’interessante e oscuro complesso maschile…quel desiderio profondo non tanto che lei sia inferiore, quanto che lui sia superiore.

La donna ha quindi la funzione di uno specchio: il suo potere è quello di riflettere la grandezza dell’uomo. Eppure le figure femminili hanno sempre attratto gli artisti: le protagoniste di alcuni dei più grandi libri di sempre sono donne. Donne dal forte carattere e dalla spiccata personalità. Nei libri almeno. Nella realtà vengono picchiate dai mariti se non rispettano i valori familiari.

Ne emerge un essere molto strano e composito. Immaginativamente, ha un’importanza enorme; praticamente è del tutto insignificante.

Pervade la poesia, ma è quasi assente dalla storia.

E’ un discorso lungo e contorto quello che porta avanti la Woolf attraverso quattro secoli di letteratura femminile, e a volte è arduo da seguire. Dimostra sicuramente una conoscenza perfetta delle opere letterarie passate, una grande cultura e la capacità di studiare le sue colleghe da un punto di vista psicologico. Da accanita sostenitrice della parità dei sessi, Virginia Woolf cerca di lasciare un monito alle future scrittrici: scrivere sempre, senza paura del pensiero altrui; scrivere di qualunque argomento e non solo romanzi d’amore; ma soprattutto scrivere in modo androgino, riuscendo a unire la parte femminile con quella maschile, come solo alcuni grandi romanzieri hanno saputo fare.

Ma non è un saggio contro gli uomini, come si può pensare; anzi la Woolf non disdegna di incolpare spesso la donna di essere stata debole e aver piegato le sue abilità al volere della comunità, impaurita dall’opinione del prossimo.

Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritti i drammi di Shakespeare. Come vi giustificate?

E allora riprendetevi da questo torpore donne e scrivete. Liberatevi dai pregiudizi della società e sviluppate un intelletto androgino. In questo modo, forse, in futuro avremo sugli scaffali nomi che resteranno nella storia della letteratura per sempre, come è stato per Shakespeare.


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