Una storia semplice – Leonardo Sciascia

Una storia semplice – Leonardo Sciascia

Titolo: Una storia semplice

Autore: Leonardo Sciascia

Editore: Adelphi

Genere: giallo

Pagine: 66

Prezzo: 8,00

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Trama

La sera del 18 marzo, mentre tutti in città si preparano alla festa del giorno dopo in onore di San Giuseppe, una strana telefonata arriva alla questura di polizia. Giorgio Roccella, come il brigadiere riferisce al commissario, ha chiamato chiedendo il loro intervento dopo aver trovato “una certa cosa”. Quando il giorno dopo il brigadiere si reca alla villa del Roccella, diplomatico di nobile famiglia ma assente dal paese da molti anni, lo trova morto alla sua scrivania, l’arma con cui pare essersi sparato caduta a terra, e un foglio con scritto: “Ho trovato”. Da quel momento inizia una frenetica ricerca della verità, mentre le forze dell’ordine sono divise tra due soluzioni: suicidio per la polizia, omicidio per i carabinieri. Il caso, che appariva come una storia semplice, si complica quando anche il capostazione e un suo manovale vengono trovati morti alla stazione di Monterosso. Quali strani casi si nascondono in una cittadina così periferica e apparentemente normale?


Autore

Leonardo Sciascia (1921 – 1989) è stato scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, politico e insegnante di italiano. Tra le figure più importanti del Novecento, non si stancò mai nei suoi libri di studiare i mali e le contraddizioni della sua terra d’origine, la Sicilia, anche se con un pessimismo che raramente lo abbandonò. Nella sua ampia opera letteraria ricordiamo “Il giorno della civetta“, “Il consiglio d’Egitto”, “A ciascuno il suo”, “La scomparsa di Majorana“, “Una storia semplice” e tanti altri testi che spaziano dal giallo al romanzo, dal saggio letterario alla raccolta di poesie, fino alle sceneggiature teatrali.


Recensione

E’ il primo libro che leggo di Leonardo Sciascia, un autore che fin dai tempi della scuola mi ha sempre messo soggezione, come Pirandello o Calvino. Quanta sorpresa, quindi, nel trovare un piccolo giallo non solo scorrevole, intrigante, ma soprattutto una scrittura semplice seppure ricca di profondi contenuti. Si può dire che io sia partita dalla fine: “Una storia semplice” è l’ultimo romanzo dell’autore ad essere stato pubblicato, esattamente il giorno della sua morte nel 1989. Lo scrittore prese spunto dal furto di un quadro del Caravaggio, per mettere in scena un’ultima volta la sua Sicilia, i cui mali temeva si fossero diffusi ormai in tutta Italia. Lo stile è elegante ma semplice, essenziale, estremamente fluido e a volte con guizzi d’ironia che coprono la tristezza della realtà. Un giallo che in sole 66 pagine ti trascina nella vita quotidiana siciliana così come la vedeva l’autore. Poche pagine per una storia che si mostra fin da subito molto complicata, ingarbugliata, e di sicuro piena di segreti che forse tanto segreti non sono, ma che in molti vorrebbero che restassero tali, per comodità o convenienza.

Questo è un caso semplice, bisogna non farlo montare e sbrigarcene al più presto…

In un crescendo velocissimo di illazioni, scoperte e supposizioni, arriviamo alla fine della storia senza aver avuto il minimo sentore di cosa stava per accadere. Ma Sciascia aveva già deciso tutto: aveva già scelto, come spesso nei suoi romanzi, di mostrare quei lati della sua terra che lo hanno sempre afflitto e per la cura dei quali non è mai stato molto ottimista, almeno nelle sue opere. Parliamo di mafia, di droga (anche se nemmeno una volta questi termini vengono usati nel racconto), parliamo dell’incapacità delle forze dell’ordine di mantenere la giustizia, della collusione tra stato e chiesa, della corruzione di molti e della genuina volontà di pochi (il brigadiere) di migliorare la società, di estirpare l’erba cattiva e compiere il proprio dovere. Ma è un compito ingrato che ottiene pochi soddisfazioni, se intorno la comunità intera ha più interesse a mantenere le storie “semplici”: troppo complicato risolverle e troppi muri da abbattere. Sembra che Sciascia non avesse una grande fiducia nelle figure preposte al mantenimento della giustizia.

«Ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…».

«L’italiano non è l’italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto».

Sciascia racconta una terra in cui le azioni criminali sono all’ordine del giorno e gli omicidi non destano neanche più stupore, come fosse una caratteristica inquietante ma assodata della sua Sicilia.

«Era siciliano,» disse «e i siciliani, ormai da anni, chi sa perché, si ammazzano tra loro».

E alla fine, con una chiusura sorprendente e inaspettata, arriva la delusione ultima: quella di veder soffocata la verità per il mantenimento dello status quo. Tema che ritorna spesso nei suoi racconti, quello dei protagonisti che vedono insabbiate le loro verità, costretti al silenzio da una società che non vuole vedere. Chissà se l’autore ha mai creduto nella possibilità di una redenzione collettiva? Insomma, una storia semplice che semplice non è; che vi stupirà per l’attualità delle situazioni (non siamo molto cambiati dopo tutto) e per lo stile trascinante con cui saprà rapirvi, seppur troppo brevemente. Vi sfido a leggerlo, e a trovare la soluzione prima della confessione finale dell’autore!


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