La malarema – Alessia Castellini

Titolo: La malarema
Autore: Alessia Castellini
Editore: Piemme
Genere: romanzo
Pagine: 304
Prezzo: 19,90
Trama libro
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell’azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell’entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell’Opera pia, una struttura per “donne traviate” gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un’adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall’ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l’azzurro che le riempiva gli occhi e l’anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola.
Autore libro
Alessia Castellini è un’autrice italiana al suo esordio narrativo; ha un dottorato di ricerca in fisica teorica e ama viaggiare e scattare fotografie con la sua reflex, sempre in cerca di storie da raccontare. Con il suo primo libro “Il sentiero delle formichelle“ riporta alla luce una figura dimenticata del nostro passato. Nel 2026 esce il suo secondo romanzo “La malarema“.
Recensione libro
Al secondo romanzo che leggo di Alessia Castellini mi sento di dire che, a mio parere, è oggi una delle voci più interessanti nel panorama letterario italiano. In questo nuovo libro ho trovato la sua scrittura ancora più poetica, oltre che elegante, intima e delicata; la Castellini ha il dono di saper usare le parole per creare figure femminili che si portano dentro drammi che le hanno modellate, segreti che hanno cambiato la loro vita, paure e tormenti che ci fa scoprire piano piano, centellinando i particolari. La caratteristica di questa autrice è quella di usare come sfondo elementi o figure della storia del nostro paese e così, se né “Il sentiero delle formichelle” avevamo le portatrici di limoni della costiera amalfitana, qui il protagonista è il bisso, filato tessile che agli inizi del Novecento era molto ricercato e costoso. Definito “la seta del mare”, veniva ricavato dalla raccolta del pinna nobilis, un mollusco (oggi protetto perché in via di estinzione) che produceva dei filamenti da cui si otteneva questa fibra, che sembrava avere il colore del sole. La raccolta, la lavorazione e la filatura del bisso, che ci vengono raccontate lungo tutto il romanzo in apertura dei capitoli, sono complesse e hanno bisogno di tanta pazienza. Le stesse difficoltà che le due protagoniste, Rossella e Mimì, dovranno sopportare per anni prima di arrivare alla verità e a una sorta di pace.
Con la vita pazienza ci vuole, gioia mia, e delicatezza. Come con il bisso.
L’ambientazione affascinante e ben ricostruita è quella della Sicilia paesana, dove le parole possono rovinare una vita, soprattutto se i pettegolezzi riguardano le donne. Ma il paese è piccolo e l’ignoranza della povertà, mista a un sistema patriarcale, non perdona, e la velocità e a volte la cattiveria con cui le voci si diffondono sembrano essere una maledizione che grava sulla famiglia di Rossella.
Non lo capisti ancora? Quando si tratta di ‘ste cose, le voci sono più importanti della verità.
In questo romanzo la Castellini riporta la luce una consuetudine ormai dimenticata, che all’epoca dimostrava la condizione precaria e pericolosa delle donne, in una società che le considerava proprietà della famiglia, prima, e del marito poi. Troviamo Rossella, a 17 anni, rinchiusa in un istituto di riabilitazione per donne traviate: prostitute, o più spesso fidanzate e mogli adultere. In queste case di recupero, gestite di solito da suore, queste donne venivano trattate in modi atroci, punite ripetutamente per espiare i loro peccati. Donne che divengono invisibili, abbandonate dalle loro famiglie e che nemmeno nella morte ritrovano la dignità di un nome. Seguire la storia di Rossella e Mimì è stato un susseguirsi di emozioni, mentre cerchi di capire perché Rossella è rinchiusa nell’istituto, e il motivo di quel rifiuto atroce da parte della famiglia, che ti resterà attaccato al cuore fin dalle prime pagine.
Si porta subito una mano alla guancia, perché quelle parole, che avrebbero dovuto essere carezze, sono uno schiaffo. Rilegge più volte quell’unica frase sul foglio: Non tornare e non scrivere mai più.
E perché Mimì, che era la migliore amica della madre, è stata invidiosa della donna per anni? Perché proprio lei, che ha cresciuto i figli orfani di Brigida come fossero suoi, compresa Rossella, sente di dover espiare un peccato? Perché Rossella ha scelto la solitudine e il dramma dell’istituto, abbandonando la sua casa, il suo mare, il suo bisso? Di nuovo, Alessia Castellini ti trascina delle vite di queste figure femminili con una destrezza unica nel disegnarle, una capacità tutta sua, una predisposizione naturale per accogliere storie passate, storie gravi, dolorose, ingiuste spesso o solo faticose a volte. Donne che portano pesi, con il corpo o con la mente, che solo le loro spalle hanno saputo sostenere nei decenni della nostra storia. Donne che hanno saputo sostenere dolori che le hanno portate a toccare il fondo, a pensare che non ci fosse possibilità di redenzione e di rivalsa nei confronti della vita, e che invece, alla fine, riescono sempre a riemergere dal loro baratro.
Come può un corpo sopportare tanto? Chi ha spostato così in alto il limite oltre il quale ci si spezza? Perché non ci si può spezzare prima? O forse il male che sente è dovuto proprio a questo, all’aver superato il punto di rottura?
E mentre segui i loro percorsi, cercando di sbrogliare la matassa dei loro passati e di incrociarli per capire cosa è accaduto, ti ritrovi verso la fine a mettere insieme i pezzi che ti ha concesso lentamente, per abituarti a dolori più profondi di quelli che già stai leggendo. Il disegno che si delinea ti lascia senza fiato, perché ti ha offuscato il giudizio con le sue parole, ti ha sommerso di emozioni, di sentimenti contrastanti e taglienti, e ti sorprendi a non aver capito il grande segreto che la storia tiene nascosto; e mentre il finale si avvicina accade un’altra volta, e poi un’altra ancora, e sempre in un modo del tutto inaspettato. Alessia Castellini sa dar voce alle sue donne, ma sa anche costruire degli intrecci difficili da svelare, forse perché così funesti e oscuri che la tua mente non li vuole prendere in considerazione. Eppure alla fine, così come il bisso sa creare luce una volta lavorato con pazienza, anche alcune delle protagoniste sapranno ripulire le loro vite, liberarle dagli sbagli e creare qualcosa di unico, di lucente e di straordinariamente bello.

