Anime di vetro – Manuel Malavenda

Anime di vetro – Manuel Malavenda

libro

Titolo: Anime di vetro

Autore: Manuel Malavenda

Editore: Tori

Genere: fantasy

Pagine: 354

Prezzo: 17,00


Trama libro

Jeremy è morto. Di sé sa questo e il proprio nome, nient’altro. Eppure cammina, vede, ascolta. Nessuno però può vedere e ascoltare lui, invisibile e impalpabile, incapace di sedersi su una sedia o di accarezzare un volto. Nessuno tranne Eilise, un’artista schiva e scontrosa che non solo può vederlo, ma anche aiutarlo, regalandogli un corpo di vetro con cui Jeremy possa risolvere la questione irrisolta che lo trattiene sulla Terra. Ricostruire il proprio passato è il primo passo necessario, ma muoversi nel mondo con un fragile corpo di vetro è pericoloso; se dovesse rompersi, della sua anima non rimarrebbe che polvere. Recuperare i ricordi di una vita precedente è ancora più difficile quando il cuore gli impone di prestare attenzione al presente; l’amicizia con Esmour, un giovane spirito che come lui cerca di completare la propria missione, e la convivenza con Eilise suscitano in lui emozioni nuove e inaspettate che gli fanno sorgere il più angosciante dei dubbi: “E se non volessi affatto passare oltre?”


Autore libro

Manuel Malavenda è uno scrittore italiano, direttore editoriale di Tori Edizioni. Da quando ha deciso di dedicarsi totalmente alla scrittura ha pubblicato “Il mistero dell’Aquila Celeste“, la trilogia di “Sovrumani” e “Anime di vetro“.


Recensione libro

Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo romanzo, perché per quanto la trama avesse un andamento apertamente fantasy, mi sembrava che ci fosse qualcosa di più. E così è stato. Ora che ho chiuso il libro non saprei inquadrarlo in un unico genere; la sensazione è che la storia sia stata solo un’affascinante sfondo sul quale inserire uno sguardo intimo e attento sull’uomo, sulla vita e sulla morte. Mi sento di complimentarmi innanzitutto con l’autore per lo stile di scrittura, delicato e in alcuni passi poetico. Fin dall’inizio avverti un fondo di tristezza, ma ha un sapore dolce e non fa male. La storia inizia in modo pacato, prendendosi il suo tempo per tratteggiare i suoi protagonisti, Jeremy, Esmour ed Eilise, che divengono sempre più vividi, più concreti, man mano che il romanzo prosegue. La scelta di alternare le tre voci narranti in prima persona funziona molto bene e mi ha fatto amare il romanzo ancora di più, perché mi ha permesso di vivere gli eventi attraverso le diverse sensibilità dei tre personaggi. E’ una storia che ti si attacca all’anima fin dai primi capitoli, quando capisci che ti stai affezionando a qualcuno che presto dovrai lasciare andare. Jeremy ed Esmour sono morti, eppure non riescono ad andare oltre. La loro anima è rimasta intrappolata in un limbo che li rende invisibili a tutti tranne che a Eilise. E non è sollievo quello che provano quando capiscono che hanno ancora la possibilità di esistere, ma un senso di oppressione e di disagio: hanno fatto pace con la loro morte, ora che l’hanno provata, e questa vita-non-vita è qualcosa che non capiscono, che non permette loro di iniziare un nuovo cammino ma nemmeno di proseguire quello passato. Cosa sono ormai? Né vivi, né morti. Che scopo hanno? Che senso hanno?

La mia morte non è stata che un punto e virgola: si è inserita nella mia vita, ma non ho avuto il coraggio di uccidermi una volta per tutte, né l’audacia di farmi andare a capo e farmi iniziare qualcosa di nuovo. Una vita senza alcun senso. Non so neanche più cosa sono.

Una cosa che non mi aspettavo, quando ho capito che il romanzo era così intimo e introspettivo, è stato l’intreccio ricco di azione: seguire le vite di Jeremy ed Esm, e persino quella di Eilise, significa addentrarsi su una strada fatta di segreti, di cose non dette, di verità dolorose che sono state taciute troppo a lungo. E forse è proprio questo loro passato così spezzato che li ha fatti incontrare; forse ognuno di loro aveva bisogno dell’altro. E quando le singole verità iniziano a venire a galla, in un crescendo di tensione, ti senti sempre più legato a questi protagonisti fragili, segnati da situazioni che ti fanno sentire tutto in modo troppo forte, e ti lasciano il cuore pesante. Finché non capisci che le loro esistenze si sono scontrate per un motivo e che l’affetto che li legherà sarà anche quello che li salverà.

Perché c’è un’altra cosa bella della gentilezza: cerca sempre di aggregarsi. Anche se è in grado di sopravvivere alle situazioni più avverse, nella più totale solitudine e nel terreno più arido, alla fine desidera ritrovarsi e riconoscersi in occhi che a loro volta la custodiscono. Forse è stata la gentilezza a farci incontrare, non la morte.


I temi trattati dall’autore, con una grazia e una delicatezza che mi sono rimaste nel cuore, sono ferite universali. C’è il dolore per la perdita di una persona cara, che non vogliamo lasciare andare non perché non abbiamo la forza di andare avanti da soli, ma perché abbiamo paura di dimenticare. Ci sono le violenze quotidiane, che cerchiamo di normalizzare finché non sfuggono di mano. E c’è la comprensione, alla fine, che questa breve vita va vissuta, dando più importanza al presente e meno a quello che abbiamo alle spalle. Anche se è un buon consiglio che l’uomo si è sempre dato, e raramente ha ascoltato. “Anime di vetro” è una di quelle letture che ti accarezzano il cuore, che ti parlano di fragilità umane, che affrontano dinamiche difficili riuscendo a curare. Una di quelle storie che ti lasciano addosso una malinconia agrodolce perché, sì, forse ti hanno fatto piangere, ma ti hanno anche toccato l’anima con protagonisti che avresti voluto accompagnare per mano lungo la via dolorosa della comprensione e dell’accettazione della vita, del destino e delle proprie vulnerabilità, per poterle affrontare e andare avanti.

Anche l’anima può essere di vetro, non è poi così diversa dai corpi. Anche lei, fragile. Anche lei, bisogna imparare ad amarla.