Piccoli indizi di morte – Alessandro Ferranti

Titolo: Piccoli indizi di morte
Autore: Alessandro Ferranti
Editore: Salani
Genere: giallo
Pagine: 203
Prezzo: 16,00
Trama libro
Una coppia di carabinieri apre il bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani. Trovano una coperta e, sotto quella, l’uomo che tutta Italia sta cercando da settimane: è l’onorevole Aldo Moro… fortunatamente vivo. Poi lo ‘stop’ del regista interrompe le riprese e Guido Caffè, uno dei due carabinieri, può tirare un sospiro di sollievo: il suo primo giorno su un set cinematografico è appena terminato. Questo nuovo ed elettrizzante lavoro gli permette di superare lentamente un trauma personale – un anno prima è quasi morto annegato in un lago – e di conoscere personaggi e logiche di un mondo pieno di fascino. Qualche giorno dopo la fine delle riprese, però, il grande attore Tano Berruti, che nel film interpretava Moro, viene assassinato in un palazzo di Trastevere. Guido si troverà ad aiutare nelle indagini il tormentato commissario Esther Palma e insieme proveranno a fare luce su un passato che non smette di interrogare il presente.
Autore libro
Alessandro Ferranti ha studiato Relazioni Internazionali. Ha lavorato come speaker e conduttore radiofonico. Ha recitato in varie serie di successo, tra le quali “Hanno ucciso l’uomo ragno” e “Il gattopardo“, e ha lavorato per registi come Ridley Scott, Paolo Virzì, Francesca Archibugi, Nanni Moretti, Pupi Avati, Ferzan Ozpetek e Paolo Sorrentino. Nel 2025 esce il suo romanzo giallo “Piccoli indizi di morte”.
Recensione
Oggi vi presento un altro giallo ricco di elementi interessanti, per me che mi approccio a questo genere solo quando capisco che ho avrò tra le mani una storia che non sia solo una semplice indagine. E il romanzo di Alessandro Ferranti non mi ha delusa. Caratteristiche differenti ne ha diverse, che lo rendono non solo intrigante per quanto riguarda l’intreccio, ma anche ammaliante grazie al suo protagonista e allo sfondo su cui si svolgono le indagini. La scrittura di Ferranti è scorrevole e fluida, riesce a passare da momenti di pura tensione a pagine in cui al contrario l’ironia prende il sopravvento e ti strappa un sorriso, soprattutto se conosci Roma. Tra le pagine più leggere e divertenti ci sono infatti quelle in cui descrive il suo quartiere, la Tuscolana, che lui definisce “multi”: multi tutto, multietnico, multi odore, multi età, multi popolazione (essendo uno dei più affollati), e persino multi animale (perché tutti ne hanno almeno uno, di qualunque tipo). L’autore riesce con pochi paragrafi a definire la diversità e i piccoli, grandi problemi quotidiani di un quartiere così affollato. Un quadro divertente, che ti fa però ragionare sulle difficoltà giornaliere di chi si trova a vivere una città enorme e troppo spesso disorganizzata come la nostra capitale.
Il protagonista è un semplice ragazzo di 24 anni, da poco laureato, con due grandi passioni: il cinema e la Storia, in particolar modo il periodo degli anni di piombo in Italia, tanto da aver portato come tesi il rapimento dell’onorevole Moro. E sono proprio questi due amori a fare da sfondo a un una doppia indagine. Guido Caffè (ebbene sì, è questo il suo curioso nome!) è cresciuto con un padre fuggito a Los Angeles in cerca di tranquillità durante il periodo delle BR. Proprio lì ha lavorato come comparsa in diversi film e una volta tornato nel suo paese ha passato questo interesse al figlio che, per guadagnare qualcosa, si divide tra i vari set cinematografici. Sarà il destino a portarlo sulla lavorazione di un film storico in cui la sceneggiatura si prende la libertà di riscrivere il finale del triste rapimento del 1978, e di far ritrovare in quel bagagliaio un Moro vivo. Peccato che prima della fine delle riprese l’attore che interpreta il presidente verrà trovato morto nel suo palazzo, in circostanze sospette. Costruire l’indagine principale del racconto proprio su questo specifico evento storico è stato più che coinvolgente: non è forse uno dei segreti più discussi ancora oggi? Non continuiamo forse a chiederci, dopo tanti anni, cosa sarebbe successo se davvero le Brigate Rosse avessero deciso di restituire Moro illeso? E d’altronde è anche vero, come sostiene Guido, che la realtà è la migliore fonte di spunto narrativo.
I casi di cronaca avevano sempre affascinato zio Cody, perché, in fondo, ogni brutta storia è una sceneggiatura o comunque uno spunto per portare sullo schermo i desideri più profondi degli spettatori che amano thriller e gialli.
Queste due ambientazioni così particolari hanno dato al romanzo quel tocco in più, trasformando una linea gialla tradizionale in un intreccio ricco di sfumature, di segreti, che vi depisteranno più volte. Oltre a questa morte, un’altra ben diversa si presenterà all’attenzione del nostro Guido Caffè, che sembra sempre essere invischiato per puro caso in tutto quello che accade a Roma in questa afosa estate. La sua curiosità e la conoscenza fortuita di Esther Palma, che si occupa dei due casi, lo porteranno a seguirli molto da vicino, aiutando persino il Commissario, seppure in via informale. Ma l’elemento che davvero mi ha affascinato di questo romanzo è stato il protagonista e la parte enorme che la sua vita personale assume all’interno della storia. Guido potrebbe sembrare un ragazzo qualunque, se non fosse per un dramma che lo ha segnato pochi mesi prima, quando è quasi annegato nelle acque di un lago, salvato all’ultimo istante dal fidanzato della sorella. Da quel giorno le sue notti sono infestate da incubi in cui il buio prende il sopravvento, insieme a qualcos’altro di cui non è mai riuscito a parlare con nessuno.
Non era vero che avevo visto tutto nero. All’inizio sì, ma quando l’acqua aveva cominciato a entrare nei polmoni e l’anidride carbonica a spegnere il cervello avevo visto molto altro, ma non volevo condividerlo con il professor Vettori.
E così, mentre ti senti partecipe del suo disagio interiore, che maschera perfettamente durante il giorno, ti ritrovi a seguirlo quando scopre indizi sui due casi di domicilio, che apparentemente non hanno nulla in comune eppure sembrano legati. E passi il tempo a cercare risposte, a fare illazioni su cosa stia accadendo, e quando arrivi al finale ti rendi conto che l’autore è stato davvero bravo a confonderti le idee, perché la verità è qualcosa che non potevi preventivare. Insomma, un giallo che colpisce, prima di tutto per la scrittura che è quasi disarmante nella sua semplicità, proprio con il nostro simpatico Guido Caffè, ma che fin dall’inizio risulta anche magnetica. Una lettura piacevole, intrigante, con un intreccio ben costruito che funziona perfettamente, un protagonista simpatico e curioso, che ti lascia con la speranza di ritrovarlo presto in una prossima indagine.

