Malefiche – Giovanna Potenza

Malefiche – Giovanna Potenza

libro

Titolo: Malefiche

Autore: Giovanna Potenza

Genere: saggio storico

Pagine: 272

Prezzo: 18,00

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Trama libro

Tra il Trecento e il Settecento, l’Europa fu attraversata, a ondate, dai fuochi dei roghi a cui erano condannate le streghe. L’Italia, pur con tratti suoi peculiari, non fece eccezione: nelle vallate alpine, nei borghi del Nord, nei margini rurali della penisola, antichi saperi femminili divennero una colpa. Guarire, conoscere le erbe, assistere alle nascite, interpretare i segni della natura: ciò che per secoli era stato necessario alla sopravvivenza delle comunità si trasformò in minaccia all’ordine costituito.
Questo libro attraversa quattro secoli di caccia alle streghe nel nostro paese, dimostrando come l’accusa di stregoneria sia stata uno strumento di controllo sociale, politico e simbolico. Un’accusa usata per disciplinare i corpi, silenziare il dissenso, contenere l’autonomia femminile e riaffermare un ordine patriarcale fondato sulla paura e l’obbedienza.
Dai primi processi medievali alle ultime fiamme del Settecento, Malefiche presenta al lettore una messe di informazioni, frutto di un lavoro di ricerca minuzioso su fonti d’archivio, atti inquisitoriali e testi demonologici, riuscendo a estrarre da quelle carte le storie vivissime di donne perseguitate. Storie di violenza, certo, ma anche di resistenza a un potere che sempre tenta di controllare e punire ciò che non riesce a governare.


Recensione libro

La figura della strega ha sempre avuto un fascino tutto suo all’interno della narrativa fantastica. È per questo che il trattato di Giovanna Potenza mi ha attratto fin da subito. Volevo sapere, volevo conoscere la storia di quelle donne che in Italia, dal 1300 al 1700, sono state davvero dichiarate streghe e per questo torturate, condannate e spesso messe al rogo. Con una scrittura elegante e fluida, che ha il pregio di essere sempre scorrevole, pur essendo un saggio storico, l’autrice ci fornisce fatti, nomi e date, estratti dei processi, testimonianze e confessioni strappate. Perché il compito della storia è prima di tutto quello di ricordare e in questo caso di dare voce a tutte quelle donne che sono state dimenticate. Ne emerge un quadro molto interessante. Tutte quelle conoscenze per cui furono in seguito accusate, sono state tramandate per secoli da madre in figlia, e tutte le società ne hanno sempre beneficiato: curare con le erbe, saper riconoscere i segni della natura per aiutare i raccolti, essere capaci di far nascere i bambini. Eppure, in qualche momento della nostra storia, le figure femminili che avevano queste doti sono state guardate con occhi diversi. La duplicità nella figura femminile è sempre esistita fin dai tempi antichi: assiri, sumeri, egizi, greci e romani vedevano nella donna l’unione di vita e morte, di fertilità e guerra. Il processo di trasformazione è stato quindi lento e complesso.

Il termine strega proviene dal latino antico e nel medioevo indicava un uccello notturno portatore di cattivi presagi. Solo in seguito ottenne una connotazione negativa e il termine fu legato al volo notturno, all’uccisione di neonati e alla capacità di far ammalare. I primi secoli del medioevo sono stati caratterizzati da guerre e instabilità politica, che hanno generato povertà e carestie. A quel punto le comunità hanno avuto bisogno di un capro espiatorio e quelle capacità che in passato avevano fatto comodo, divengono attività malvagie, perché l’ignoranza porta a credere che “ciò che può curare, può anche far ammalare”. Chi sono le streghe italiane? Sono le donne più povere, quelle più fragili, quelle più anziane, ma anche curiosamente quelle dotate di acume in campo politico, quelle dall’intelligenza spiccata o che hanno sviluppato capacità che di norma sono prerogative del maschio. In una società fortemente patriarcale, le donne che si facevano notare in ambiti maschili erano un’anomalia da ripristinare. È stata una lettura interessante ed educativa, che mi ha ricordato come la nostra società moderna sia stata fondata sulla necessità di contenere le donne. E se questo è triste, occorre dare credito all’autrice per aver voluto restituire a queste figure la voce che i secoli hanno loro sottratto e soprattutto per aver riconosciuto le doti che a volte ne hanno fatto donne straordinarie, che non si sono piegate nemmeno davanti alla morte,