Bar Sport – Stefano Benni

Bar Sport – Stefano Benni

Titolo: Bar Sport

Autore: Stefano Benni

Editore: Feltrinelli

Genere: romanzo

Pagine: 129

Voto del Pubblico (IBS): 3,8 su 5

Prezzo: 7,60

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Trama

Chi pensa che un bar sia solo un bar? A una attenta osservazione si può scoprire che non tutti i bar italiani sono uguali: ci sono quelli comuni, e poi c’è il Bar Sport. Le differenze sono sostanziali. Prima di tutto, al Bar Sport non si va per mangiare: le paste nella bacheca sono puramente ornamentali (infatti la Luisona sta lì dal 1959). Un Bar Sport, per essere frequentato, deve avere una serie di attrazioni: uno o più flipper, il calcetto, il biliardo, i giochi di carte, il telefono a gettoni. Il Bar Sport ha un numero di figure fisse che si può pensare vivano lì dentro.

La prima è il tecnico di calcio: nonostante la sua specialità siano le discussioni calcistiche, il tennico (si, proprio con due n) interviene in qualunque discorso fra due qualunque avventori del bar. Su ogni argomento ne sa sempre più degli altri.

Il Professore, figura distinta e colta che viene chiamata in causa, di solito, per porre fine ad una discussione. Nel Bar Sport le sue opinioni sono molto rispettate, nonostante le divagazioni sull’animo umano e sul significato dell’esistenza (che gli altri presenti normalmente non capiscono).

Il bimbo del gelato,

questo personaggio, apparentemente innocuo, è uno dei più temuti dai baristi

È capace di passare ore a cercare il gelato perfetto, per poi non trovarlo e ripiegare su un cono. Ma lo farà cadere inesorabilmente appena fuori dal bar, costringendo il barista a ricominciare da capo, in un circolo vizioso che può andare avanti per tutto il giorno.

Al Bar Sport nascono e si diffondono leggende che diventeranno storia: dal ciclista che riesce a finire le gare anche con le gomme bucate, al calciatore che con una sola pallonata può far crollare la sagrestia della chiesa. È un luogo immutabile e al tempo stesso frenetico questo bar, che è il simbolo di tutti i bar d’Italia, dove non ci si annoia mai e si può trovare un’umanità eterogenea e divertente.


Autore

Stefano Benni (Bologna 1947) è scrittore, giornalista, umorista, sceneggiatore e drammaturgo italiano. Ironico anche nella vita reale, oltreché nelle opere, ha diffuso una serie di notizie sulla sua vita che non ha mai confermato, per cui non abbiamo una biografia dettagliata. L’unica certezza è la sua infanzia sulle montagne dell’Appennino, che gli ha valso il soprannome di “lupo”. Tra le pubblicazioni più fortunate ci sono “Bar Sport“, “Elianto”, “Terra!”, “La compagnia dei celestini”, “Baol” e “Comici spaventati guerrieri“. Fu lo scrittore francese Daniel Pennac, suo grande amico, a convincere Feltrinelli a pubblicare il suo primo romanzo. E’ tornato, a carriera avviata, a lavorare per il teatro insieme ad artisti quali Franca Rame, Dario Fo, Paolo Rossi e Angela Finocchiaro.


Recensione

L’uomo primitivo non conosceva il bar. Quando la mattina si alzava, nella sua caverna, egli avvertiva subito un forte desiderio di caffé.

Bar Sport” è stato il primo libro di Stefano Benni che ho letto, e ho impiegato diverse pagine prima di capire che non si trattava solo di un romanzo leggero e divertente per passare qualche ora a ridere del nostro paese. Il Bar descritto da Benni è l’emblema di un’Italia di un preciso periodo storico, quello degli anni ’70 e ’80, durante il quale il libro è stato scritto. Anche se ero troppo piccola per viverlo direttamente, posso facilmente ritrovare alcune figure citate dallo scrittore nella vita di oggi, e certamente riesco a ricordare con nostalgia alcuni particolari della mia infanzia che adesso sembrano così lontani (chi ha dimenticato il tanto temuto gettone che, arrivati davanti al telefono, scoprivi di non avere nel portafoglio?).

Dopo 40 anni certe cose non sono cambiate granché. Ad una lettura più attenta, si capisce che Benni, ridendo di noi e con noi, sta criticando la società italiana di quegli anni, con i suoi vizi, le sue abitudini, i suoi errori e le sue manie. Lo fa in modo ironico e sagace, senza offendere mai nessuno; eppure la critica è aspra e colpisce a fondo.

Il calcetto è uno sport faticosissimo. Il vero giocatore lo pratica quasi completamente nudo o in mutande, essendo un gioco quanto mai accaldante.

Lo stile di scrittura è scorrevole e comico; il linguaggio sembra all’apparenza non particolarmente ricercato, forse per essere fruito da tutti e forse per rispecchiare un’Italia semplice e quotidiana che è quella che troviamo nel suo bar. Eppure Stefano Benni sa usare le parole in modo da trasmettere al lettore non solo una descrizione di fatti e personaggi, ma emozioni. Il suo uso di termini ed espressioni gergali (spesso delle sue terre) non rallenta la lettura, anzi la rende ancora più divertente, così come il largo uso di giochi di parole e invenzioni linguistiche.

La satira di Benni è genuina ed è impossibile non amarla; non si può non ridere insieme a lui delle figure che popolano il suo strano bar e che rispecchiano l’italiano di ogni classe sociale. Nessuno è escluso e salvo, dal benzinaio al grande avvocato, dal panettiere all’ingegnere. Tutti passano per la penna sarcastica e pungente dell’autore che ci mostra lo spaccato di un paese che ama ma nel quale vede mancanze e cattive abitudini. L’ho trovata un’ottima lettura, che consiglio a tutti, specialmente ai patiti di calcio e ciclismo che lo apprezzeranno in modo passionale. A questo punto non mi resta che leggere “Bar Sport 2000”. Se nel primo ero solo una bambina, nel secondo sono probabilmente uno dei clienti del bar. Chissà se riderò ancora.


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