Il visconte dimezzato – Italo Calvino

Il visconte dimezzato – Italo Calvino

Titolo: Il visconte dimezzato

Autore: Italo Calvino

Editore: Mondadori

Genere: romanzo

Pagine: 133

Voto del Pubblico (IBS): 4,3 su 5

Prezzo: 9,97

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Trama

Il visconte Medardo di Terralba, appartenente a una nobile famiglia del Genovesato, parte per volere della famiglia per arruolarsi a fianco dell’imperatore nella guerra contro i turchi. Nelle campagne della Boemia, mentre combatte allegro e pieno di energia contro questi stranieri che tanto lo incuriosivano, la sua inesperienza lo porta a una fine incresciosa: un colpo di cannone lo divide a metà per lungo, riducendo a una poltiglia tutto il lato sinistro del suo corpo. I medici dell’ospedale da campo riescono miracolosamente a salvarlo e Medardo rientra a Terralba, tra la curiosità di tutta la cittadina.

Ma ahimé, i paesani si accorgono ben presto che la figura avvolta dal nero mantello è molto diversa dal ragazzo che ricordavano. Di umore sempre tetro e con l’animo di far cattiverie, il mezz’uomo lascia ovunque un segno del suo passaggio. Le piante vengono trovate tagliate in due, così come i frutti sugli alberi; le rane saltellano su metà corpo; i funghi mostrano solo metà del loro cappello. Insomma, pare che la metà dell’uomo rientrata dalla guerra sia quella cattiva. Ogni occasione è buona per condannare poveri disgraziati a morte e per compiere atti crudeli ai danni degli abitanti del paese.

Quando l’intera Terralba ormai passa le giornate a cercare di fuggire dal Gramo, ecco che un cambiamento sembra essere avvenuto nel suo carattere. Gli scatti di ira e la sua malvagità si alternano senza ragione a momenti di generosità e sincera preoccupazione per il prossimo. Dopo un primo momento di stupore, finalmente si sparge la voce che l’altra metà di Medardo, creduta polverizzata, è in realtà sopravvissuta ed è rientrata in città. Se all’inizio i paesani sono felici di questo ritorno, con il quale sperano di mettere fine alle angherie del visconte cattivo, presto si accorgono che il Buono, il suo lato sinistro, è più fastidioso dell’altro, con la sua eccessiva bontà e la sua insistenza nel voler seguire i sani principi a tutti i costi. Sembra proprio che Torralba non riesca a trovare un equilibrio soddisfacente.


Autore

Italo Calvino (1923-1985) è stato uno dei principali scrittori del secondo Novecento e un partigiano italiano. Abbandonati gli studi scientifici, voluti dalla famiglia, si dedica ben presto al suo amore per la letteratura. Inizia anche la sua partecipazione attiva alla vita politica del paese, sottraendosi all’arruolamento fascista e aderendo alla brigata partigiana. A fine guerra collabora con riviste e quotidiani, e inizia a lavorare per il gruppo Einaudi.

La sua attività letteraria inizia con “Il sentiero dei nidi di ragno“, e Calvino si impone fin da subito come scrittore di spicco, innovativo e profondo, grazie soprattutto alla trilogia ironica e fantastica sull’uomo, meravigliosa allegoria composta da “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente“. Mentre segue altre correnti contemporanee e diviene famoso in tutto il mondo, escono “Marcovaldo”, “Le cosmicomiche”, “Le città invisibili” e “Se una notte d’inverno un viaggiatore“. A un anno dalla sua morte esce “Sotto il sole giaguaro“, libro postumo e incompiuto.


Recensione

Prima di iniziare questo breve romanzo mi sono lasciata attrarre dall’introduzione, scritta dallo stesso Calvino. Cosa che di solito non faccio mai, per evitare fastidiosi spoiler. Credo, invece, che questa volta sia stata d’aiuto per comprendere meglio i fini dello scrittore nel tratteggiare alcuni suoi personaggi. Devo ammettere prima di tutto che Calvino non è un animo facile da decifrare: alcune sue idee sarebbero state davvero ardue da scoprire se lui stesso non le avesse chiarite. Ma una cosa è certa: lo scopo finale è raggiunto, che la morale sia afferrata o meno.

Io credo che il divertire sia una funzione sociale

Calvino scrisse quest’opera principalmente per divertire se stesso e il lettore e vi posso assicurare che qualche sorriso ve lo strapperà spesso. Amaro, certo. Come ironica e aspra è la critica alla società, che nasconde dietro i suoi protagonisti. Medardo, diviso a metà da un colpo di cannone, incarna il dramma dell’uomo moderno, incapace, secondo lo scrittore, di raggiungere la completezza. E’ l’uomo costantemente diviso tra ciò che è è ciò che vorrebbe essere. Nel momento in cui si trova diviso, riesce finalmente a sentire la pena sua e del suo prossimo nell’essere incompleto. Sia Medardo che tutti i protagonisti dell’opera sono contesi tra bene e male, tra la bontà e la malvagità: linea perfettamente ben delineata, lungo la quale il corpo del visconte è spaccato in due. E anche i personaggi più positivi sentono fortissimo il richiamo del male, come se fossero incerti sulle scelte di vita intraprese.

Tutto questo, ovviamente, descritto in modo ironico e beffardo, con trovate spesso macabre che fanno però sorridere, come l’abitudine di Medardo di lasciare dietro di sé tutto ciò che incontra diviso in due. Ma è davvero fondamentale scegliere un lato, oppure entrambe, alla fine, dimostrano le loro mancanze? Forse l’uomo più completo, dopo tutto, è quello che trova il sottile equilibrio tra giusto e sbagliato.

così passavano i giorni a Terralba, e i nostri sentimenti si facevano incolori e ottusi, poiché ci sentivamo come perduti tra malvagità e virtù egualmente disumane.

Anche la critica verso la società moderna è altrettanto spietata. Il dottor Trelawney (nome che rende omaggio a “L’isola del tesoro” di Stevenson) con la sua totale mancanza di interesse nei riguardi dei malati, ricorda una scienza che ha dimenticato alcuni dei suoi valori e si dedica a passioni non sostanziali per il bene dell’umanità. Il buon carpentiere Pietrochiodo, che rappresenta per Calvino la tecnica, ci mostra come l’interesse nella costruzione di macchine ingegnose e fantastiche abbia preso il sopravvento sulla loro utilità e sulla capacità di fare del bene. Così, è più facile costruire una forca capace di giustiziare venti condannati contemporaneamente, piuttosto che un organo-mulino per aiutare i contadini.

Mentre i lebbrosi di Pratofungo, con la loro vita dissoluta e allegra, nonostante le precarie condizioni di vita, rappresentano per Calvino gli artisti moderni e la loro decadenza, gli ugonotti che il visconte visita spesso incarnano ironicamente la classe borghese e la sua morale eccessiva e spesso ipocrita. Questa comunità, sfuggita alle persecuzioni, ha perso col passare del tempo e con la lontananza da casa il ricordo delle sue abitudini e delle sue convinzioni religiose. E così pregano in modo superficiale, anche se non ricordano le parole; cantano i salmi accennando le melodie, ma non ricordano i testi; seguono regole ferree di vita e di convivenza, ma non ricordano perché.

Il visconte dimezzato” è un racconto divertente e piacevole, una lettura assai veloce adatta a tutte le età. Lo stile di scrittura è semplice, anche se l’italiano è ovviamente quello della metà del ‘900 e quindi più forbito ed elegante di quello contemporaneo (Non dimentichiamo, tra l’altro, che la storia è ambientata nell’Italia del 1700). Ma questo non desta problemi nella lettura. Solo qualche volta è arduo riuscire a carpire i pensieri dell’autore. Il romanzo di Calvino può sembrare una lettura leggera, mentre in realtà nasconde giudizi su un’intera società e sull’animo umano.

Come tutti i classici è un’opera degna di stare sugli scaffali di una libreria, una di quelle opere immortali che continueranno a essere oggetto di studio nelle scuole e piacevole lettura al di fuori. Essendo parte di una trilogia sull’uomo, proseguita con “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente“, sono ora curiosa di leggere gli altri due romanzi, per scoprire a cosa lo ha portato questo suo studio dell’essere umano. Ne riparleremo quindi dopo il secondo romanzo. Per adesso buona lettura, e diffidate sempre di chi vi regala un cestino di funghi.


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