Canne al vento – Grazia Deledda

Canne al vento – Grazia Deledda

libro

Titolo: Canne al vento

Autore: Grazia Deledda

Genere: romanzo

Pagine: 240

Prezzo: 9,50

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Trama libro

Intorno a “Canne al vento” sopravvive un equivoco che è tempo di sciogliere. In genere, infatti, il titolo porta a insistere sul fatalismo che sarebbe proprio dell’arcaico universo sardo dipinto nel romanzo, umilmente rassegnato ad accettare ciò che riserva la sorte. Ma nella storia delle tre nobili sorelle Pintor, portate sull’orlo della rovina dal ritorno del debole e dissoluto nipote Giacinto, c’è ben di più e ben altro. C’è lo spettro di Lia, la quarta sorella fuggita in continente, che incombe sulla vicenda insieme a quello di don Zame, il patriarca morto in circostanze oscure. Ci sono le sinistre leggende di folletti e fate crudeli che animano gli sfondi selvaggi della Barbagia. C’è l’eterno conflitto fra istinti e convenzioni sociali, che esplode in passioni represse, al limite dell’incesto. Ci sono i sensi di colpa e il desiderio di espiazione, che conducono ai sacrifici più dolorosi. E poi c’è Efix, il servo di casa Pintor, che l’autrice con coraggio innalza a protagonista e motore della vicenda. Vecchio e malato, preda di visioni scatenate dalla malaria e rimorsi insostenibili, Efix non subisce passivamente i colpi del destino; anzi, si spende sino allo sfinimento per raddrizzare le sorti della famiglia Pintor, dimostrando una volontà indomabile che ha poco da invidiare a quella dei coevi superuomini dannunziani. Minuto eppure solenne, enigmatico e trasparente, il “viso olivastro duro come una maschera di bronzo”, Efix rimane uno dei più intensi e indimenticabili personaggi della narrativa italiana del Novecento.


Autore libro


Recensione

Grazia Deledda è una di quelle autrici che ho sempre rimandato, spaventata dalla scrittura e dalle tematiche, e che in questi ultimi mesi sto cercando di recuperare grazie all’uso degli audiolibri. Purtroppo sarò sempre una lettrice da cartaceo: devo avere il libro tra le mani e leggere con i miei occhi per poter interpretare lo scritto e godermelo a pieno, ma devo ammettere che alternare i capitoli letti a quelli ascoltati mi permette di portare a termine opere che mi avevano sempre sconfitta. “Canne al vento” è stata una sorpresa davvero inaspettata. La scrittura della Deledda è piena di grazia, di delicatezza, a tratti poetica, ed è capace con poche brevi descrizioni di rendere paesaggi, ambienti e personaggi. Ci sono tanti elementi interessanti e pieni di fascino in questo romanzo. Primo tra tutti la sua terra, una Sardegna d’altri tempi, straordinaria nei paesaggi, difficile nella condizione sociale. Le tre nobildonne della famiglia Pintor sono chiuse nel loro mondo e si rifiutano di aprirsi ai cambiamenti della nuova classe di mercanti e borghesi, che non è più legata alla terra. Persino Efix, il servo, è il contadino che non riesce a lasciare il poderetto, legato a quel terreno più dall’affetto che dal vincolo di lavoro.

Ho trovato elementi di superstizione pagana legata al folclore sardo, uniti a un forte elemento religioso. Il vero protagonista della vicenda familiare è Efix, il servo delle Pintor che si ostina a lavorare nel poderetto rimasto in loro possesso, da cui ricava gli unici guadagni di cui dispongono le sue dame. Efix ha sulla coscienza un peso enorme, una colpa che cercherà di espiare fino alla sua morte e che lo porterà persino ad allontanarsi dal paese, convinto di essere la maledizione che grava sulla famiglia Pintor, la causa di tutte le disgrazie. I rapporti tra Efix, le tre donne e il nipote rientrato dal continente, Giacinto, sono il perno attorno a cui ruota la vicenda. Amore e odio si mescolano con la stessa intensità nelle vite di queste figure infelici e piegate dalle necessità, ma sempre altere. E alla fine, anche Efix tornerà a casa dalle sue dame, quando capirà che non può sottrarsi al suo destino, ma solo fronteggiarlo, allo stesso modo in cui le canne resistono al vento dell’isola che vuole sradicarle.

«Ma perché questo, Efix, dimmi, tu che hai girato il mondo: è da per tutto così? Perché la sorte ci stronca così, come canne?»

«Sì» egli disse allora «siamo proprio come le canne al vento, donna Ester mia. Ecco perché! Siamo canne, e la sorte è il vento.»

Un’opera straordinaria, di una potenza narrativa che non mi aspettavo e che mi ha rapita fin dai primi capitoli. Una vicenda familiare intrisa di amore, di sfortuna, ma anche di resilienza, di onore e voglia di redenzione, dove l’uomo combatte ogni giorno contro un destino che forse non può cambiare, ma che di sicuro non lo spezza.