Mille dei – Gabriele Delfino

Mille dei – Gabriele Delfino

libro

Titolo: Mille dei

Autore: Gabriele Delfino

Editore: Tori

Genere: urban fantasy

Pagine: 292

Prezzo: 17,00


Trama libro

Facciamola breve: sono una ragazza indiana di 27 anni che vive a New York e si è messa in un casino boia. Dei, semidei, battaglie e sangue. Tanto sangue. Ma se pensate che questa sia la solita storia, beh vi sbagliate di grosso. Tanto per cominciare mi ci hanno tirata dentro per i capelli. E poi ho dovuto affrontare nemici che nemmeno vi immaginate. Una dea del sangue, eserciti di uomini lucertola, un dio delle ceneri. E poi la più pericolosa di tutti: mia sorella. Roba da andare fuori di testa. Ve lo dico: mai fidarsi della famiglia. Vivono di menzogne e intrighi.
E sì, va bene, lo ammetto: sono impulsiva, testarda e dico troppe parolacce. Ma non credo di meritarmi tutto quello che mi è successo. Voglio dire, mi hanno pure trasformata in una dea contro la mia volontà! E proprio quando qualcuno li stava sterminando! Come se la mia vita non fosse già uno schifo.
In ogni caso, comunque la vediate, se il mondo è salvo è anche merito mio.
Quindi, piacere, sono Asha. Non c’è di che.


Recensione libro

C’è una ragione se vi ho parlato degli odori che sento ogni sacrosanta mattina. E la ragione è che, anche se sono odori sgradevoli, vomitevoli e oltremodo irritanti, ecco, sono pur sempre meglio di quello che sento ora. Perché sono morta e sono sepolta sei piedi sottoterra, in una bara di abete. E, per la miseria, non avete idea della puzza dannata che c’è qui dentro.

Cercate un fantasy diverso dal solito, che non segua i normali cliché, che non usi questa etichetta solo per mostrare l’ennesima storia d’amore? Volete qualcosa che non si basi sulle classiche creature fantastiche, che sì, ovvio che le amiamo, ma ne abbiamo le librerie piene? Volete una storia che vi faccia esclamare “ehi, aspetta, e questo che cos’è?” Ve la offro io: il romanzo di Gabriele Delfino è qualcosa di così nuovo e differente che non so se ho le parole adatte a descriverlo. Ma partiamo con calma dalla scrittura: un’ironia tagliente e geniale a cui dà voce una protagonista che abbatte la quarta parete e si rivolge di continuo al lettore, con l’intento di raccontargli di come ha salvato il mondo, anche se nessuno pare essersene accorto. L’autore usa un linguaggio comune ai giovani, preso dalla strada da cui Asha proviene, uno stile così fresco e frizzante che risulta irresistibile. Per non parlare delle innumerevoli citazioni da film, serie TV e romanzi, che ne fanno un personaggio decisamente umano e contemporaneo. “Mille dei” è un urban fantasy e la città di New York è così moderna e viva, con i suoi tanti lati contraddittori, che risulta uno degli elementi più affascinanti dell’ambientazione. A questo, unite le divinità e le tradizioni indiane e avrete lo sfondo perfetto per un fantasy dalle ottime premesse. E ora parliamo della protagonista, che è l’anima e il punto di forza di questa storia. Asha Wood è un’eroina? Difficile a dirsi, e ancora di più a dimostrarsi. È una ragazza per metà indiana e per metà americana, che sopravvive insieme al suo coinquilino coreano nella New York più povera. Asha è uno dei personaggi insieme più scurrili e divertenti che io abbia mai incontrato: cinica, volgare, irritabile e sempre pronta alla polemica, risulta travolgente. Vi sfido a contare in quanti modi offensivi e fantasiosi riesce a chiamare il piccolo Neema, senza mai usare il suo nome. Asha che si ritrova all’improvviso catapultata in un mondo che non credeva nemmeno esistesse: divinità che se ne vanno in giro per la Terra come se niente fosse, e il cui destino ora è nelle sue mani. Qualcuno o qualcosa le sta facendo fuori tutte e ormai ne sono rimaste solo mille, e pare che la ragazza sia la prescelta che potrà riportare l’equilibrio; lei a cui è stata passata l’essenza divina della dea delle vibrazioni che creano la forza e la vita (per i comuni mortali.. la dea della musica). Che poi.. si può sapere chi ha deciso che deve essere proprio lei? Perché Asha fa la dura, l’indifferente, ma la verità è che è solo una ragazza che ha paura. E’ cresciuta in una famiglia che l’ha sempre fatta sentire inadeguata, perlomeno rispetto alla sorella maggiore, perfetta, intelligente e determinata. Lei invece è l’incarnazione della delusione, quella che nella vita non ha combinato nulla.

Io, la mia famiglia, la odio. Sono un piccolo nido di serpi da cui è meglio stare lontani. E credetemi quando lo dico, perché ho rinunciato a tutti i loro soldi pur di non averci nulla a che fare. Voglio dire, vivo su un divano lercio e sfondato: capite quanto mi stiano sulle palle?

Ma forse è stata proprio la mancanza di una famiglia che l’appoggiasse e credesse lei, che l’ha trasformata in quello che è, ossia una squattrinata che lavora come cameriera, talmente sola e povera che quando muore si ritrova seppellita con la squallida divisa da lavoro. Come se tutto il resto non fosse già abbastanza deprimente. Asha che è una persona impulsiva, perché l’unico modo per fermare la “deriva del suo cervello” è tuffarsi nelle cose a capofitto, prima di restare bloccata dai suoi ragionamenti. Asha che ha un problema con le regole e con l’autorità, e di solito fa esattamente il contrario di ciò che le viene detto. (Per il nostro intrattenimento, direi, visto che questa sua pessima abitudine invece di risolvere i problemi li aumenta). Quella di Asha è una grandiosa avventura che la porterà ad affrontare la vita, quella che ha sempre guardato da fuori, troppo impaurita dalla possibilità di un insuccesso per puntare in alto. E soprattutto dovrà riconoscere di non essere definita né dal suo passato, né della sua famiglia, ma dalle sue esperienze e da ciò che il suo cuore desidera davvero, al di là delle etichette che le sono sempre state imposte. Come vedete non mancano temi impegnati, tra cui la discussione sulla ricerca atavica del potere da parte dell’uomo. Sentite come cosa ne pensa Damarya, uno dei guardiani delle Dimore Divine: il suo ragionamento è senza dubbio interessante. O magari potreste sospirare per la lieve storia d’amore che travolge la nostra “piccola dea disperata”.. ah, no, giusto, perché Gabriele Delfino è riuscito a rendere comica anche quella. “Mille dei” ha un ritmo così incalzante che a volte devi fermarti per ricordarti di respirare; sembra quasi di stare in un frullatore, che credo sia più o meno quello che prova Asha. Ora, io ho fatto del mio meglio per convincervi che questo romanzo ha un grande valore. Sta a voi decidere se volete seguire la piccola dea in questa avventura, e magari darle quel sostegno che va tanto cercando e che la rende imperfetta e deliziosamente umana.

La verità è che non so nulla di come si faccia a essere una dea. Come posso pensare di combattere qualcun altro? Per non parlare delle mie doti investigative. Se il mondo è appeso al filo delle mie capacità, forse faccio prima a tagliarlo, e tanti saluti.