MM84. Resistenza – Ju Maybe

MM84. Resistenza – Ju Maybe

libro

Titolo: MM84. Resistenza

Autore: Ju Maybe

Editore: Mondadori

Genere: distopico

Pagine: 672

Prezzo: 20,00


Trama libro

Metà 2084, e la società sta ancora andando a rotoli. Il cappio si stringe attorno al collo della comunità queer, di donne e neri, e nessuno è in grado di opporsi. Neppure la Resistenza. Damiano Domini potrebbe. È il vessillo d’oro del Patriarcato, il figlio maschio, bianco, sano, erede della dinastia di dittatori che, sotto l’egida del Decreto 21, esercita il più grande abuso di potere di tutti i tempi. Ma è travolto e accecato da un amore mai provato, confuso tra ciò che sente e ciò in cui gli hanno insegnato a credere. Massimo Kurah è il suo faro nel buio, la sua guida. Come Damiano, anche se in modo diametralmente opposto, è vittima della società tossica in cui entrambi sono cresciuti. Ma, con i suoi segreti e i suoi disagi, conosce la direzione che porta verso l’umanità. Ed è consapevole dell’amore che prova.


Autore

Ju Maybe è lo pseudonimo di un’autrice italiana, illustratrice, ritrattista e amante dell’arte in tutte le sue forme. Ha iniziato pubblicando i suoi romanzi su WattPad e ora ha riscosso un enorme successo con la trilogia distopica queer iniziata con “MM84. Resilienza” e proseguita con “MM84. Resistenza“.


Recensione

Quando attendo con ansia il seguito di una storia che ho amato, spesso mi capita di avere delle aspettative così alte da rimanere delusa o non totalmente soddisfatta. Questa autrice è riuscita invece anche in questo secondo volume a trascinarmi in un vortice di emozioni che ti sommerge, ti porta via con sé, ti toglie il respiro e ti fa fermare il cuore. Un cuore che batte fin dalle prime pagine sempre e solo per loro, per i due protagonisti e per tutto quello che significano nel loro mondo malato. Il primo capitolo finisce in modo traumatico, un vero strazio per l’anima. Massimo si sente tradito, colpevole, inutile e il dolore lo sovrasta tanto da fargli perdere le speranze di riuscire a cambiare le cose.

Il dolore ha un punto oltre il quale non senti più niente. L’ho raggiunto, ora posso ricominciare da capo, fare come se non fosse successo nulla. La cosa peggiore che mi ha fatto questo sistema è rendermi abituato alla morte, a perdere membri della mia famiglia. Il prossimo sarò io. O Damiano.

Quando inizi il secondo volume hai paura; paura che le cose siano sfuggite loro di mano, che la loro relazione sia compromessa, che la Resistenza sia spezzata. Ma bastano pochi capitoli per capire che quel sentimento, così sbagliato nel mondo di Damiano, ha messo delle radici così profonde che nessun Decreto e nessun governo riusciranno a farlo vacillare. Piano piano, durante la lettura, assisti alla crescita di entrambi. Max deve far pace con se stesso, accettare quella verità che non ha mai raccontato a Damiano perché sa che è troppo, che potrebbe perderlo, e soprattutto perché lui è il primo a sentirsi non sufficiente. Damiano invece affronta tutto senza paura, Damiano “è tempesta”, non si lascia spaventare dai condizionamenti di una vita e accetta quel sentimento come una cosa nuova, una felicità giusta, genuina. Damiano, che non sarebbe disposto a cedere Massimo per nessun motivo al mondo, inizia a sognare qualcosa che fino a pochi mesi prima avrebbe risolto con un’esecuzione.

«Vai al lavoro e fa’ il bravo. Abbiamo tutta la vita per raccontarci le cose»

All’improvviso tutti i miei problemi si risolvono. “Tutta la vita” è qualcosa che mi riempie di gioia. Indietreggio e so di avere un domani con lui, e un altro ancora. E un altro ancora. Sono domani che meritano più diritti di quelli che hanno gli oggi.

Come sempre l’autrice ha la capacità di usare le parole per rendere vividi e concreti i sentimenti, le emozioni, le paure dei due ragazzi, che di nuovo parlano in prima persona alternando la narrazione. Descrivere un amore è facile. Fartelo sentire sulla pelle è un dono.

Non si calma. Questo cuore impazzito, ammalato. Il respiro non rallenta. Il mio corpo brucia. Quella forma insensata sul fianco, un armadietto ardente, un marchio a fuoco. Il silenzio della notte invade la mia casa, questo divano. Manca qualcuno.

Questo capitolo della saga è più concentrato sulla parte romance, almeno per tre quarti della narrazione, e per quanto io non sia una grande fan di questo genere, ho sofferto ogni attimo in cui mi sono dovuta allontanare da loro. Ogni momento senza Massimo e Damiano pesa sul cuore, è un vuoto che hai bisogno di colmare. E negli ultimi capitoli arrivano quegli eventi drammatici che la tua mente attendeva, ma che il cuore sperava di non dover mai leggere. Damiano è la figura che dovrebbe sbilanciare il governo patriarcale, quello su cui la Resistenza ora fa affidamento per vincere la sua partita; ma una svolta inaspettata lo trasforma in un uomo comune. Si lascerà fermare dall’impotenza momentanea? Certo che no. Altrimenti non sarebbe il Damiano Domini che abbiamo imparato ad amare.

Io non posso cambiare il mondo. Il massimo a cui posso aspirare è farmi ammazzare. Perché in fondo è vero: la paura non mi fermerà. Niente può fermarmi dal volere Max.

Massimo, al contrario, è ormai di fronte al momento in cui dovrà rivelare l’ultima verità, quella che potrebbe essergli fatale o che potrebbe risultare la spinta decisiva per dare forza alla Resistenza e a quella parte di esercito che ormai è chiaramente fedele a Domini e che desidera un cambiamento. Le cose si fanno complicate quindi, e mi aspetto un finale non solo pieno di sorprese, ma molto più drammatico dei precedenti. Confermo la mia opinione in merito a questa saga: una delle più belle che io abbia mai letto, un distopico che fa pensare, che smuove gli animi e le coscienze, che spaventa con la sua brutalità, che fa paura per le sue implicazioni, ma che riesce a far sognare un mondo migliore. Uno in cui Max e Damia’ possono camminare tenendosi per mano senza rischiare l’esecuzione. E noi siamo qui a lottare per loro nelle nostre vite quotidiane. Perché anche noi siamo Resistenza.