Lontananza – Vigdis Hjorth

Lontananza – Vigdis Hjorth

Titolo: Lontananza

Autore: Vigdis Hjorth

Editore: Fazi

Genere: romanzo

Pagine: 300

Prezzo: 18,00

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Trama

Johanna torna in Norvegia, nella sua cittadina natale, dopo trent’anni di assenza. Dopo poche settimane, incapace di resistere, rompe un divieto che le è stato imposto tanto tempo prima dalla sua famiglia: cercare di contattare la madre ormai ottantenne, vedova e sorretta dalla figlia minore Ruth. Alle sue telefonate, però, non c’è mai nessuna risposta. I legami con la sua famiglia si sono incrinati quando, appena ventenne, ha deciso di abbandonare tutto: marito, studi di legge, e paese, per fuggire in America con il suo professore di arte, da cui ha avuto un figlio e una vita soddisfacente, divenendo una pittrice piuttosto affermata. Ma quando ha esposto i primi quadri, nei quali il mondo ha letto un’accusa nei confronti della figura materna, e poi non si è presentata al funerale del padre, Ruth le ha fatto sapere che non avrebbe mai più dovuto cercarle. Mentre tenta di riprendere in mano la sua arte per una mostra retrospettiva a cui è stata invitata, Johanna, ormai sessantenne, ripercorre gli anni della sua infanzia e della sua adolescenza ripescando della memoria piccoli particolari che ora vede in modo diverso e capisce che forse quella madre così tranquilla, pacifica, quasi superficiale che lei ricorda, nascondeva qualcosa di più profondo. Il tentativo di Johanna di far pace con una figura che l’ha condizionata per tutta la vita la porterà a disperati espedienti di avvicinare la madre, fino a un confronto finale che deciderà le sorti di entrambe.


Autore

Vigdis Hjorth è una scrittrice norvegese di romanzi per adulti, vincitrice di numerosi premi letterari. Dopo una serie di libri si fa notare nel 2016 con “Eredità“, romanzo semi-autobiografico in cui tratta il tema dell’incesto, per cui ottenne una causa dai parenti dipinti nel libro e una grande notorietà internazionale. “Lontananza” è il secondo romanzo tradotto in Italia.


Recensione

Non avevo letto il precedente romanzo della Hjorth ma ne avevo sentito parlare molto bene e ho iniziato quindi “Lontananza” con grandi aspettative. L’idea che me ne sono fatta è che non sia un romanzo per tutti. Il suo carattere intimo e psicologico lo rende di sicuro interessante e unico, soprattutto come stile di scrittura, ma può risultare pesante per chi non ama questo tipo di lettura. L’intero romanzo è infatti un lungo monologo della protagonista con se stessa, uno sfogo ininterrotto dei suoi pensieri e delle sue emozioni, dei suoi ricordi e dei suoi dubbi. Johanna riflette sulla sua vita, sul perché è tornata a casa dopo trent’anni, sulla sua necessità di confrontarsi con la madre. A volte le frasi sono brevi, più spesso invece sono lunghe e quasi farneticanti, con passaggi da un argomento all’altro che aumentano la consapevolezza delle incertezze della protagonista. Una scelta narrativa che ho apprezzato molto e che alleggerisce il testo è l’alternanza di lunghi paragrafi, in cui spesso racconta la sua vita passata, a brevi osservazioni e pensieri fugaci, isolati in una singola pagina, che spezzano la tensione.

Ma seguire la protagonista in questa sua ricerca di se stessa, dopo le prime cento pagine diviene faticoso: i pensieri si susseguono In un vortice che sembra non finire mai, si avvitano su loro stessi e in alcuni punti ho perso la concentrazione. Johanna è ossessionata dalla figura di sua madre, che descrive come una donna pacata, solare, razionale ma spesso superficiale, ma non può sapere come sia cambiata in trent’anni e allora immagina continuamente cosa faccia durante le sue giornate, cosa pensi, quali siano i suoi sentimenti nei confronti di questa figlia che ha tagliato fuori dalla sua vita e la ritroviamo a ripetersi sempre le stesse frasi, in un circolo infinito.

Mamma, ti invento a parole.

Piano piano, attraverso i flashback, Johanna ci confida il rapporto che aveva con il padre e la madre e inizia a ricostruire una verità che forse ha preferito tenere in ombra perché più facile da accettare. Ma il dubbio, l’incertezza, il non sapere cosa pensa la madre di lei, come abbia fatto a cancellarla dalla sua vita, sono stati ospiti indesiderati per tutta la sua vita e forse è arrivato per lei il momento di risolvere questioni spinose che nessuno in casa ha mai voluto affrontare.

Rinunciamo a ottenere informazioni fondamentali per evitare il disagio, quest’esistenza è breve e limitata, ma è la sola che abbiamo, mentre l’irrisolto, l’incerto ci può tormentare per tutta la vita, soprattutto di notte, o no?

Mentre lei cerca di ricostruire la madre come dovrebbe essere oggi, sulla base di illazioni e supposizioni, tu perdi il contatto tra ciò che è reale e ciò che Johanna sta solo immaginando, basandosi sui suoi ricordi. La necessità di avere un confronto con la donna diviene un’ossessione a cui non sa mettere un freno, man mano che i ricordi del passato iniziano a formare un quadro diverso da quello che la sua famiglia mostrava in pubblico. Johanna ha bisogno di sapere come ha vissuto davvero sua madre durante gli anni in cui lei era un’adolescente problematica, che avrebbe avuto bisogno di un appoggio che non le è mai stato offerto e che ha condizionato tutta la sua vita.

Il mistero della mamma è il mio mistero ed è l’enigma della mia esistenza, e ho la sensazione che soltanto nell’avvicinarmi a esso posso arrivare a una forma di redenzione esistenziale.

Purtroppo quello che Johanna trova al suo ritorno è una famiglia che l’ha davvero rimossa dalla sua vita e il dolore che deriva dall’accettare che una madre sia riuscita a cancellare il ricordo della figlia è insostenibile. Il viaggio interiore di Johanna non terminerà finché non avrà ricevuto quelle risposte che scopre di aspettare da trent’anni.

Sono la figlia prodiga che è tornata a casa ma non c’è nessuno ad accoglierla; ci sono solo io. Sono tornata a casa per cercare, chi cerca trova, ma non quello che sta cercando.

Giudizio finale? Un romanzo crudo, spigoloso, doloroso; una scrittura ruvida e tagliente che provoca sofferenza e rabbia, mai commozione. Un testo molto particolare, dotato di una forza unica ma anche molto difficile da leggere. Se all’inizio del libro lo stile mi ha affascinato e stregato, a metà narrazione l’ossessività di Johanna ha cominciato a pesarmi e quella scrittura che tanto mi aveva affascinata è divenuta lenta. Sono felice di averlo terminato perché il finale porta finalmente una svolta che aspettavo dalle prime pagine e che ho trovato soddisfacente e adatta alla storia. Se amate i drammi psicologici, è il romanzo che fai per voi; se cercate una lettura scorrevole vi consiglio di valutare che necessita di pazienza per essere capito.


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