Deadwood – Christina Zaers

Deadwood – Christina Zaers

Titolo: Deadwood

Autore: Christina Zaers

Editore: Nua

Genere: thriller

Pagine: 247

Prezzo: 15,00

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Trama

Arrivare in South Dakota, nella piccola cittadina di Deadwood, per il newyorkese Rory Mitchell è un vero tormento. Impossibile esimersi dal presenziare al funerale del padre, lo sceriffo locale, che in realtà conosceva pochissimo. Quelle terre che odia tanto sono per lui un ricordo costante di quello che il genitore ha preferito quando ha abbandonato lui e sua madre tanti anni prima. Eppure, ora che ha preso possesso della casa in cui Chris Mitchell viveva, nel suo ambiente, a contatto con tutte le persone che lo conoscevano meglio di lui e che lo amavano, Rory sente un improvviso bisogno di recuperare una parte di quello che ha perso e di capire le motivazioni che hanno portato il padre a stabilirsi nelle Black Hills.

Quando decide di fermarsi per qualche giorno, resta invece invischiato in una situazione assurda e inquietante per un piccolo centro come Deadwood, dove non accade mai nulla. Uno strano omicidio, infatti, scuote la stazione di polizia e il nuovo sceriffo, Paul Marciani. Una donna è stata trovata soffocata in casa con una busta di plastica, una mano amputata, e una scritta sul soffitto lasciata con il suo sangue. Travolto dalle indagini, Rory decide di prolungare il soggiorno, un po’ per curiosità e un po’ per immedesimarsi nei panni del padre. Ma il killer non ha terminato: lungo la scia di omicidi che seguiranno, Rory metterà a rischio anche la sua vita, rincorrendo la pista di un serial killer che tutti definiscono il “Giudice”, le cui motivazioni pare siano legate al passaggio di una cometa.


Autore

Christina Zaers è una scrittrice italiana all’esordio, già traduttrice. Innamorata del Grande Ovest americano, dove passava abitualmente le estati con la sua famiglia, ha deciso di usarlo come ambientazione del suo primo thriller “Deadwood”.


Recensione

«Sta arrivando la cometa, tesoro.»

«La tua unica speranza di salvarti è quella di morire.»

Ho scoperto il genere thriller da poco, come sapete, e me ne sono dispiaciuta subito perché ho anni e anni di buoni romanzi da recuperare. Nel frattempo cerco di stare al passo con le nuove uscite, e questo libro d’esordio di Christina Zaers mi ha conquistata dalle prime tre pagine. Magari non ho ancora molti termini di paragone, ma tutto quello che io cerco in un thriller, in “Deadwood” l’ho trovato, e leggerlo è stata un’esperienza davvero piacevole. Lo stile dell’autrice è fluido e scorrevole; sa catturare l’attenzione del lettore e tenerla viva per tutto il libro, grazie a un ritmo pacato e incalzante insieme, il giusto mix di imprevisti, colpi di scena, svolte decisive, momenti pieni di tensione e altri incentrati sul ragionamento.

Quello che ho notato è che è stata assai brava nel tratteggiare i due personaggi principali, Rory e Paul, ma anche nel creare una serie di figure secondarie che ti accompagnano fino alla fine. Ho impiegato qualche pagina a entrare in confidenza con tutti loro, ma quando l’ho fatto mi è sembrato di far parte della piccola comunità di Deadwood e di essere presente alle bizzarre riunioni nella stazione di polizia. Se lo sceriffo Paul Marciani è un carattere chiuso, autoritario e pragmatico, che ho adorato per il suo goffo tentativo di apparire più severo di quanto non sia, Rory Mitchell è invece un ragazzo solare, affatto preoccupato di mostrare il vero se stesso, sbandierando la propria omosessualità all’intera comunità e difendendola strenuamente contro il bigottismo provinciale. Un punto in più per l’autrice, che ha saputo disegnare un personaggio LGBT così forte e positivo, ma soprattutto divertente e stravagante. L’interesse quasi infantile e la sua sincera eccitazione nel partecipare all’indagine fanno spesso sorridere: c’è sullo sfondo un’ironia leggera che smorza alcune delle scene più serie e risulta molto gradevole.

Rory lo precedette verso le sale degli interrogatori, fremendo di impazienza. «Vuol dire che giochiamo a poliziotto buono e poliziotto cattivo?»

«No, giochiamo al gioco del silenzio, e tu taci.»

Impossibile non pensare, durante la lettura, che Rory sia un fastidioso ma simpatico ingombro per il povero sceriffo Marciani, convinto com’è di poter far parte della squadra grazie alla sua laurea in psicologia comportamentale e alle infinite serie tv poliziesche da cui trae continuamente suggerimenti.

Devo complimentarmi con la scrittrice anche per lo splendido affresco della vita di provincia americana e per le descrizioni che ci offre delle Black Hills. Si nota infatti la conoscenza profonda che ha accumulato negli anni dell’ambiente e della cultura locali, che spiccano in modo egregio sullo sfondo della storia. L’intreccio è ben costruito, dispiegato sapientemente durante la lettura, ingannando a volte il lettore che crede di aver raggiunto la soluzione e viene invece solo depistato, fino a un finale che non ho immaginato se non verso la fine. E’ intrigante anche l’idea di fondo: il serial killer che uccide le sue vittime per salvarle dai mali della vita terrena, convinto di poter decidere quali sono e quali vanno espiati.

Si è elevato a giudice e giuria di Deadwood, decidendo il destino di chi ritiene debba essere salvato.

In conclusione posso solo consigliarvi di leggerlo perché è un thriller che sa fare il suo dovere: vieni trascinato in una spirale omicida che ti tiene col fiato sospeso per tutto il tempo, preoccupato per i protagonisti e con un enorme desiderio di scoprire la verità. Davvero un ottimo esordio, che mi auguro sarà seguito presto da altri romanzi. E forse non mi dispiacerebbe ritrovare Rory Mitchell e Paul Marciani. Alla prossima cometa..


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