Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman

Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman

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Titolo: Eleanor Oliphant sta benissimo

Autore: Gail Honeyman

Editore: Garzanti

Genere: romanzo

Pagine: 344

Voto del Pubblico (IBS): 3,9 su 5

Prezzo: 13,30

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Trama

Eleanor Oliphant ha quasi 30 anni. Da nove lavora nello stesso ufficio, vive sola in un piccolo appartamento che le ha fornito l’assitenza pubblica e l’unico essere vivente che le tiene compagnia è Polly, la sua piantina. Ma sta bene. Anzi, benissimo.

Certo, la sua interazione col resto del mondo è piuttosto fredda e contenuta. Non ha amici, non partecipa alle chiacchiere tra colleghi, è costretta a ricevere ogni sei mesi la visita di controllo di un’assistente sociale e il momento più tragico della settimana è il mercoledì pomeriggio. Quando la madre, dalla prigione, le telefona incrinando la sua superficiale stabilità. Ma all’improvviso qualcosa è cambiato. Il fato l’ha trovata e le ha fatto conoscere l’uomo della sua vita, quello che le darà la felicità tanto attesa. E’ un musicista, elegante, bello, educato e colto. La ama di un amore profondo e premuroso. Solo che lui non lo sa ancora.

Compito di Eleanor sarà quello di migliorare il suo aspetto, nascondere le cicatrici che le devastano viso e mani, rendersi presentabile e combinare l’incontro che cambierà il suo futuro. Mentre si affanna nel tentativo di perseguire il suo scopo, scoprirà che il mondo, fuori, non gira come lei credeva. Gli altri non seguono le sue regole, non hanno paura di vivere, non si nascondono nei cruciverba e nella vodka.

E inaspettatamente eccolo: un gesto cortese. Nessuno l’aveva mai fatto. Nessuno l’aveva mai degnata di attenzione se non per sussurrare alle sue spalle. Un passo alla volta, contro ogni sua fobia e spezzando tutte le sue regole di vita, Eleanor capirà che forse è stata colpa sua se il mondo si è girato dall’altra parte; forse è stata lei a volere che lo facesse.

Aspiro alla medietà. Ignoratemi, passate oltre, non c’è nulla da vedere qui.

E alla fine, dopo aver toccato il fondo, dovrà cercare di risalire affrontando ricordi che l’alcol ha reso sfocati; lasciando che gli altri la vedano per quello che è, e non per come si è costruita. Perché per Eleanor “quello che conta è solo rimanere fedeli a ciò che si è veramente“.


Autore

Gail Honeyman. Scrittrice esordiente, nata e cresciuta in Scozia, è una quasi cinquantenne che ha tenuto per tutta la vita un sogno nel cassetto: scrivere. Ha dedicato ogni piccola pausa degli ultimi anni alla realizzazione di questo desiderio, che si è tradotto in quello che è stato definito il caso letterario del 2018.


Recensione

Eleanor Oliphant sta benissimo” è stato definito l’esordio dell’anno. Tradotto in 35 lingue; due milioni di copie vendute solo in Gran Bretagna; dieci ristampe solo in Italia. Il sogno di ogni libraio. Passato il momento di massima popolarità, ho deciso che valeva la pena provare a leggerlo, se non altro per smentire tanto successo. Invece no. “Eleanor Oliphant sta benissimo” è un libro che crea dipendenza. Dopo le prime cinquanta pagine, impossibile lasciare la protagonista sola con la sua vodka.

La scrittura della Honeyman è pacata e scorrevole, la narrazione in prima persona è semplice e coinvolgente; il modo in cui costruisce Eleanor dai piccoli dettagli è tristemente ammaliante. Davvero improbabile non amare un simile personaggio. Il mondo, visto con i suoi occhi, è un posto strambo popolato di individui che vivono in modo curioso.

Eleanor Oliphant è una ragazza che vive una vita abitudinaria fino all’ossessione; uscire dagli schemi della sua settimana le provoca ansia e malessere, così come dover scegliere il posto libero sull’autobus (quello ovviamente vicino alla persona che appare più pulita e meno strana). E’ una persona che chiama le cose col loro nome, non capendo quindi che i servizi igienici di un pub sono in effetti solo il gabinetto.

Ma Eleanor non è mai stata in un locale. Non intrattiene rapporti con nessuno, all’infuori di quelli strettamente necessari, durante i quali crede sia d’obbligo portare avanti una breve conversazione, educata e cortese. Eleanor dice sempre quello che pensa con estrema naturalezza, convinta che dire la verità col sorriso sulle labbra sia sufficiente a mantenere buone relazioni sociali. Perché per Eleanor l’educazione è tutto; la madre l’ha cresciuta con la convinzione di dover mangiare sano, parlare in modo forbito, anche se fuori moda, essere diversa dagli altri. Migliore.

Eppure, nonostante questo, le cicatrici sul viso e sulle mani continuano a ricordarle che non ha un posto nel mondo; la fanno sentire “non amata, non voluta, irreparabilmente danneggiata”.

A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione.

Malgrado la tristezza della situazione, nella quale ci immedesimiamo subito, Eleanor conserva un’ironia cinica e divertente, frutto della semplicità con cui osserva le cose attorno a lei. La Honeyman ha saputo creare una figura unica, trascinante, complicata, che all’inizio risulta essere fastidiosa e irritante per la sua incapacità di accettare i piccoli difetti dell’umanità, per l’inadeguatezza con cui vive il mondo, oltreché la totale impotenza di reagire alle telefonate della madre, le cui critiche sono inverosimilmente crudeli e perfide.

E’ un romanzo che sa commuovere: in fondo quello che Eleanor desidera davvero è solo un gesto gentile, sapere che esiste qualcuno, lì fuori, che guardandola non vede solo il risultato di un incendio, ma la persona che è risorta da quel fuoco. Devo trovare un difetto? E’ già finito. Eleanor mi mancherà.


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