Fai bei sogni – Massimo Gramellini

Fai bei sogni – Massimo Gramellini

Titolo: Fai bei sogni

Autore: Massimo Gramellini

Editore: Longanesi

Genere: romanzo

Pagine: 221

Voto del Pubblico (IBS): 3,8 su 5

Prezzo: 12,25

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Trama

Massimo ha nove anni quando il mondo intorno a lui crolla. E’ la mattina dell’ultimo dell’anno; al suo risveglio il profumo della mamma è ancora nell’aria e la sua vestaglia, chissà come, è sul suo letto. Poi il grido di dolore del padre. Due uomini che lo sorreggono. I vicini di casa che la notte di Capodanno lo spediscono a dormire alle nove, e Baloo, il sacerdote dei lupetti che frequenta, che gli comunica che la mamma ha finalmente ottenuto da Dio il permesso di andare in cielo per proteggerlo meglio.

Dopo il funerale, Massimo inizia un calvario che lo inseguirà per quasi quarant’anni. La ricerca di una figura femminile che possa sostituire la madre, che scopre essere stata portata via da Brutto Male, finisce miseramente con una nonna morta, l’altra incapace di aiutarlo perché ammalata, la migliore amica della madre, Madrina, che non entra più in casa da quando ha avuto una discussione col padre, e una tata, Mita, alla quale è stato negato l’amore da piccola e non ha mai imparato a concederlo. Senza mamme sostitutive, quando capisce che la sua non ha intenzione di tornare, Massimo comincia ad odiarla. Si sente abbandonato. Rifiutato. Colpevole della scomparsa della donna.

La più grande sofferenza è non essere amati più. Quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe brutalmente il flusso di un’energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d’indefinito.

Alle medie, persa l’ultima figura femminile di una qualche utilità, la Maestra, il ragazzino stringe un rapporto morboso con Belfagor, un demone molle e spugnoso che vive dentro di lui e si nutre delle sue paure, relegandolo ai margini della vita e precludendogli ogni possibile rapporto sincero con il prossimo. Nessuno deve sapere la verità. Così, tanto per stare tranquillo, la madre diventa una rappresentante di cosmetici per un’azienda araba. Per questo non la si vede mai.

Mentre gli anni passano, i rapporti col mondo peggiorano e Massimo fugge da un hobby all’altro, da un interesse al successivo, senza trovare la sua strada, nemmeno con le donne. Quando nella sua vita entra la scrittura, gli sembra finalmente di aver trovato il suo posto, e incredibilmente riesce a fermarsi in un rapporto serio con la prima moglie. Ma è un’illusione che dura poco, tanto quanto il matrimonio. Massimo continua a cercare risposte che non trova; nelle religioni, nelle storie degli altri, nei consigli del suo secondo grande amore, Elisa. Ma nulla lo aiuta a superare il dramma di essersi sentito solo per tutta la vita, inadeguato, inconcluso, derubato.

Per fare pace con se stesso dovrà ricostruire per la prima volta la figura di una donna che forse non conosceva fino in fondo, tirare fuori dalla memoria immagini confuse che aveva abilmente sotterrato, e aprire la busta marrone che Madrina ha gelosamente conservato per trent’anni.


Autore

Massimo Gramellini è scrittore, giornalista e conduttore televisivo, oggi vice-direttore de Il Corriere della Sera. Abbandonati gli studi di giurisprudenza, inizia la sua carriera parlando di calcio per Il Corriere dello Sport. Dopodiché passa alla politica, scrivendo per La Stampa e facendosi conoscere per aver raccontato di Mani pulite e della Seconda Repubblica, e per aver lavorato come inviato di guerra a Sarajevo. Nel 2005 diventa vice-direttore de La Stampa e collabora con Fabio Fazio alla fortunata trasmissione Che tempo che fa.

Tra i suoi saggi sulla società e la politica italiana e i suoi romanzi, il successo maggiore l’ha ottenuto con “Fai bei sogni”, il libro più venduto dell’anno 2012, con oltre un milione di copie. Tra le altre opere ci sono “Avrò cura di te“, scritto in collaborazione con Chiara Gamberale, “Cuori allo specchio”, “L’ultima riga delle favole”.


Recensione

Solo in età adulta avrei imparato a non scappare dalle bare ancora aperte. E avrei scoperto che i morti rimpiccioliscono e i sopravvissuti incattiviscono, come innamorati respinti. Sono offesi con il mondo che non soffre quanto loro.

Chi ha provato sa. Ed è offeso, è vero. Profondamente ferito dal fatto di essere capitato, un bel giorno, all’interno di quello che potrebbe essere considerato un girone infernale. Ogni notte il sonno ha la taumaturgica capacità di farti dimenticare. Ogni mattina rivivi in un loop infinito cinque lunghissimi secondi in cui passi dall’assenza di ricordi alla consapevolezza. E allora, come Massimo, ti poni sempre la stessa domanda, nonostante il passare degli anni. Ma se su questo sovraffollato pianeta ci sono otto miliardi di persone, per quale legge delle probabilità è successo a me?

E proprio come Massimo cerchi risposte nel mondo che ti circonda, in quello che hai fatto, nella vita che hai vissuto, in quella degli altri. Per scoprire, alla fine, che una risposta non c’è. E’ successo e basta e devi solo imparare a convivere con quello che resta di te. Si, perché diciamocelo, quando perdi un genitore troppo presto, una parte di te è andata per sempre; è come se ti avessero strappato una delle tante radici che ti tenevano aggrappato al terreno. Riesci a stare in piedi lo stesso, certo, ma il tuo equilibrio è instabile e fai più fatica degli altri a non essere portato via da una folata di vento.

E’ questo, credo, che Massimo Gramellini ha cercato di spiegare in uno sfogo letterario di una bellezza immensa: quella sensazione di essere inadeguato, sbagliato, troppo diverso per vivere la vita come le altre persone. Si dice ci siano cinque fasi nell’elaborazione di un lutto. Quando Massimo perde sua madre ha solo nove anni: per un bambino così piccolo la fase della negazione e quella della rabbia dovevano per forza essere più lunghe del normale. Dopo i primi tempi in cui è convinto che la mamma tornerà ( perché le mamme hanno questa facoltà di presentarsi quando uno meno se lo aspetta), Gramellini vive gli anni dell’adolescenza senza riuscire a perdonare la donna per averlo abbandonato, l’universo per avergliela tolta, e se stesso per aver fatto sicuramente qualcosa di terribile per averlo meritato. E allora si convince di valere davvero poco se la mamma ha deciso di lasciarlo, smettendo di volergli bene.

Il modo in cui Gramellini ci fa entrare nella sua vita (che tanto a lungo ha cercato di tenere chiusa in quella scatola di biscotti danesi) è silenzioso e delicato, sorretto da un’ironia consapevole e funzionale alla sopravvivenza. Con uno stile semplice ma accattivante, quasi in punta di piedi (come del resto ha vissuto per trent’anni) descrive se stesso fino a oggi, sorridendo delle tante mancanze e dei numerosi errori commessi da giovane, trascinandoti nella sua mente confusa e sofferente. Da buon giornalista ha una capacità innata di dipingere un quadro che genera sensazioni diverse a seconda di come lo si guarda: tristezza, riso, dolore, compassione, impotenza. Mi piace il suo modo di usare le parole e di sorprendere il lettore con il suo sarcasmo e la sua ironia, quando si aspetta solo delicatezza e serietà.

Il mondo che avevo dentro avrei dovuto cercare di disegnarlo con le parole.

Non sarà stato un bravo pittore, ma di certo è un ottimo scrittore. E’ riuscito a farci vedere cosa c’era nella sua testa in quegli anni, quando aveva perso il coraggio di vivere perché la paura lo aveva sopraffatto.

Camminavo sulle punte come un elfo. Camminavo sulle punte e le guardavo di continuo, perché non ero capace di alzare gli occhi al cielo. Avevo le mie ragioni. Il cielo mi faceva paura. E anche la terra.

Il cammino è stato lungo e gli ostacoli molti. Eppure in qualche modo, senza neppure sapere come, Gramellini è riuscito ad andare avanti. Ha fatto spazio nella sua vita per qualcosa che non fosse solo risentimento e mancanza. Ha scoperto l’amore e poi la scrittura: un sogno inaspettato che si è realizzato a dispetto della sua volontà di rovinare tutto.

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.

Io credo che questi segnali disperati Gramellini li abbia ascoltati, seppure ovattati dalla voglia di autodistruzione. Buon per noi, che ora teniamo tra le mani il resoconto della sua lotta contro la verità. Quella che per tanti anni si è nascosto, raccontandosi bugie e crogiolandosi nella sua situazione di respinto e abbandonato. Ma alla fine, prima o poi, tutti noi dobbiamo fare i conti con la verità. Che altrimenti il mondo va avanti e ci lascia indietro, disinteressato alla nostra difficoltà di tenere il passo. E dobbiamo accettare che a volte, quando una cosa succede, non deve esserci per forza una ragione e non sempre è colpa nostra. Succede e basta. E se il passato non si può cambiare, almeno possiamo modificare il futuro. E così, come l’autore, arrivare a perdonare noi stessi per le colpe che crediamo di aver avuto, e vivere finalmente il ricordo in modo costruttivo e positivo.

Trovo che questo romanzo di Massimo Gramellini sia straordinario e capisco la fortuna che ha ottenuto appena uscito. E’ una confessione intima e commovente di un uomo che sa ridere di sé, anche in mezzo alle lacrime.


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