Il grande Gatsby – Francis Scott Fitzgerald

Titolo: Il grande Gatsby
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Editore: Feltrinelli
Genere: romanzo
Pagine: 240
Prezzo: 9,00
Trama libro
Il grande Gatsby ovvero l’età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell’estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy… Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità.
Autore
Francis Scott Fitzgerald (1896/1940) è stato uno scrittore e sceneggiatore statunitense. E’ ancora oggi considerato uno dei maggiori autori americani del XX secolo. Vissuto in ristrettezze economiche e cresciuto da una madre fortemente cattolica, fu sempre diviso da una lotta interna tra l’ammirazione per la nuova borghesia e il rifiuto per la corruzione e l’apatia che la caratterizzavano negli anni Venti. Frequentò Princeton, mentre iniziava a scrivere i primi racconti. Arruolatosi nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale, non fu mai mandato al fronte e conobbe invece Zelda Sayre, di cui si innamorò subito, ma che si rifiutò di sposarlo perché troppo povero. Nonostante la depressione non si diede per vinto e continuò a scrivere, riuscendo a pubblicare il suo primo fortunatissimo romanzo “Di qua dal Paradiso“, che gli diede quella agiatezza economica che Zelda cercava. Seguirà il suo capolavoro “Il grande Gatsby“, che ritrae quella generazione dedita allo sperpero e alla mondanità, di cui lui stesso faceva parte e che lo indebiterà fortemente. Seguiranno “Belli e dannati“, una raccolta di racconti di cui fa parte “Il curioso caso di Benjamin Button” e “Tenera è la notte“. Nel frattempo ai problemi economici si aggiunse la sua dipendenza dall’alcol e la crisi matrimoniale con Zelda, peggiorata dalla scoperta della sua schizofrenia. In questa delicata situazione lo scrittore tentò di terminare altre opere, ma a soli 44 anni morì in seguito a un attacco cardiaco.
Recensione libro
E’ stato detto molto su questo che viene considerato uno dei maggiori capolavori della letteratura moderna americana, e non c’è granchè che possa essere aggiunto; tra l’altro è un romanzo così complesso, nella sua semplicità apparente, che non posso imbarcarmi in un discorso che potrebbe durare ore. Posso darvi un’idea approssimativa, per farvi capire se può fare al caso vostro e perché è tanto apprezzato. Scrittura sicuramente brillante per l’epoca, molto descrittiva (Fitzgerald ama descrivere appartamenti, vestiti, auto e soprattutto le persone), ma come ho letto in un commento anche contenuta: è difficile che si lasci andare alle emozioni dei protagonisti che, seppure forti, sono sempre espresse con calma e pacatezza. Credo di poter dire che questo stile potrebbe non piacere a tutti; io stessa ho trovato alcuni passaggi piuttosto lenti. Mi ha toccato molto il fatto che alcuni episodi del racconto siano in realtà basati sulla sua personale esperienza: Fitzgerald è Gatsby, il ragazzo povero che cerca disperatamente di sfondare nella società americana e che verrà lasciato dalla donna che ama, Zelda, perché senza soldi e senza prospettive. Il punto di forza del romanzo credo sia la critica aspra e pungente nei confronti della borghesia americana, razzista, classista, impiegata a godersi la vita e i soldi che possiede. Tutti i protagonisti della buona società dell’est, dove si svolge la vicenda, sono frivoli e senza morale. Le donne sono sciocche e superficiali, si occupano solo di vestiti, feste, moda e baldoria; si incastrano in matrimoni infelici per comodità economica e non disdegnano il tradimento, consapevoli di essere ritenute inferiori.
Sono contenta che sia una bambina. E spero che sarà stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida.
Gli uomini si contendono la fama grazie a case, macchine e capacità di dare balli e feste ogni sera; è l’America degli anni Venti, l’America delle grandi ville, dei balli sfrenati e dell’alcol. I protagonisti sono tutti moralmente grigi, tranne il narratore Nick, che rappresenta l’amicizia che non chiede indietro nulla e l’ammirazione per chi ha saputo crearsi da sé. Nick è alla fine l’unico amico che resterà a Gatsby, quando tutti gli altri dimenticheranno persino di averlo conosciuto. Eppure Gatsby ha dato feste per anni nella sua villa, aprendole a tutti, offrendo alcol, musica, cene sfarzose; lui che osserva da lontano queste feste, lui che non beve, ma passa le serate a guardare la luce verde che brilla dall’altra parte della baia. È la casa di Daisy, la donna che amerà fino alla fine, e che gli aveva promesso di aspettarlo, mentre andava in guerra e cercava di farsi un nome e guadagnarsi una posizione sociale per poterle offrire una vita agiata. Ma anche Daisy, così come il marito, incarna quella borghesia verso la quale Fitzgerald proverà per sempre sentimenti contrastanti, diviso tra l’ammirazione per la conquista del sogno americano e il rifiuto per la sua mancanza di morale e la sua superficialità.
Era stato tutto molto sbadato e pasticciato. Erano gente sbadata, Tom e Daisy: sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia sbadataggine e lasciavano che altri mettesse a posto il pasticcio che avevano fatto.
Jay Gatsby si aprirà proprio con Nick, mostrando tutta la sua solitudine e la sua continua ricerca di qualcosa di più, anche quando sembrerà aver ottenuto tutto. E la sua fine arriverà proprio per la mancanza di morale e l’egoismo di quelli che aveva considerato amici. Si spegne così, miseramente, quella luce che brillava su questa borghesia americana degli Anni Ruggenti, una classe arricchitasi spesso in maniera poco lecita: sono gli anni del contrabbando di alcol e molto altro che non viene dichiarato apertamente. Crolla il sipario su una generazione che ha basato tutto sulle apparenze. Eppure, nonostante tutto, l’ultima frase di Nick Carraway perdona Gatsby per non aver capito che ciò che tanto rincorreva gli era sfuggito dalle mani prima ancora di averlo raggiunto; ed è questo, per Nick, il dramma peggiore: sa che la sua generazione continuerà a seguire quella luce verde che continua ad allontanarsi. E mentre questa si farà sempre più intoccabile, l’uomo cercherà di correre più in fretta ma resterà sempre indietro. Perché forse la felicità che cerca è troppo spesso sfuggente e illusoria.
Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia…
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
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