La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani – Tamsyn Muir

La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani – Tamsyn Muir

libro

Titolo: La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani

Autore: Tamsyn Muir

Editore: Mondadori

Genere: retelling fantasy

Pagine: 208

Prezzo: 15,00

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Trama libro

Quando la strega ha costruito la torre di quaranta piani, l’ha fatto proprio a regola d’arte. Ogni piano ospita un mostro ripugnante: si va da un drago con le scaglie tempestate di diamanti a un branco di goblin bavosi. Se un principe riuscirà a raggiungere la cima, verrà ricompensato con una spada dorata e con l’adorabile principessa Floralinda. Ma nessun principe è ancora riuscito a conquistare il pianterreno, figuriamoci ad arrivare al quarantesimo. Anzi, a dirla tutta, la scorta di nuovi principi sembra essersi esaurita. E l’inverno sta per intrappolare Floralinda…


Autore

Tamsyn Muir è un’autrice neozelandese di horror, fantasy e fantascienza. I suoi racconti hanno ricevuto nomination per i premi Nebula, Shirley Jackson, World Fantasy. “Gideon la Nona è il suo primo romanzo, seguito da “Harrow la Nona” e ora da “Nona la Nona“. Nel 2026 esce un retelling fantasy “La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani“.


Recensione libro

Quello che era successo era che la strega aveva messo la principessa Floralinda in una torre alta quaranta piani, ma sosteneva che non fosse nulla di personale. Le aveva detto di rallegrarsi. «Accorreranno principi da ogni dove per liberarti» disse.

Doveva essere solo un retelling di una fiaba, quella di Raperonzolo. Ma se metti un’idea simile nelle mani di Tamsyn Muir, chi lo sa cosa può saltare fuori? Ed è così che abbiamo una delle rivisitazioni più originali, folli e destabilizzanti che potessero anche solo essere pensate. Anche in un contesto così diverso dalla sua saga del Sepolcro Sigillato, la Muir non manca di stupire: la sua scrittura è sempre bizzarra, caotica, ricca di umorismo e soprattutto di personaggi fuori dal comune. In questa fiaba moderna abbiamo solo due protagoniste: la principessa Floralinda e la fatina Ragnatela. Dimenticate i principi…nemmeno uno è riuscito infatti a superare il pianterreno della torre in cui l’ha rinchiusa la strega. E a guardia c’era solo un semplice drago! Non vi anticiperò di certo quante e quali creature mostruose ha potuto rinchiudere negli altri trentanove piani per evitare a Floralinda di fuggire. Ma questa principessa ha davvero bisogno di essere salvata? Ebbene, pare proprio di sì, ma da se stessa. Perché Floralinda è sciocca quanto lo sono generalmente le principesse: incapace di pensieri creativi e utili, troppo legata all’idea di sé con cui l’hanno cresciuta, ingenua, educata, delicata, mai invadente, sempre calma e rispettosa. In una parola, inutile. Tanto inutile che per svariati piani riesce a sopravvivere solo perché segue con attenzione le direttive di Ragnatela. Voi direte “che dolce la fatina che si preoccupa di salvarla”. E qui la Muir frantuma il secondo cliché, quello delle fate come esseri non solo straordinariamente belli, ma anche dall’animo buono e compassionevole. Ragnatela infatti è un esserino tanto intelligente quanto civico e disinteressato al prossimo.

Una grande speranza si impadronì di Floralinda. «Oh» esclamò quasi senza fiato «pensi davvero che io me ne sarò andata?»

«Sì, naturalmente» replicò la fatina. «Quelli che hai sulle mani sono morsi di goblin, vero? Sono piuttosto infetti. Sarai defunta entro una settimana»

Insomma, in pochi capitoli l’autrice ha saputo ribaltare lo schema classico di molte fiabe, ironizzando su personaggi, schemi narrativi e morali. Floralinda non è solo la damigella in difficoltà, ma una principessa talmente vittima del suo ruolo da risultare quasi disfunzionale, senza qualcuno che le dica cosa fare. Eppure il cambiamento, lungo quei brutali, pericolosi 40 piani, è affascinante e di sicuro porta a un finale inaspettato, assurdo e comicamente illogico. Vi stupite? Pensate a quanto la cosa abbia scosso la fatina, che si ritrova con una principessa che giorno dopo giorno inizia a porre domande, ad affrontare i dubbi su cosa ci si aspetta da lei e cosa invece è costretta a fare (e si sa, le principesse non dubitano mai). La sua principessa inizia a pensare!

Riusciva ancora a interessarsi nell’immaginare quanto sarebbe stato stupendo una volta arrivata giù in fondo, ma ciò aveva smesso di renderla realmente felice, perché tali pensieri adesso erano sempre accompagnati da dubbi e domande.

La Muir dissemina la sua storia di critiche e battute taglienti, non solo verso le fiabe ma anche nei confronti della società moderna e lo fa infrangendo la parete che divide la storia dal lettore, rivolgendosi spesso direttamente a lui.

Nei libri di favole, tutto ciò che Rosaspina aveva dovuto fare era stato sdraiarsi nel momento in cui le cose si erano messe davvero male e, quando si era svegliata, tutto era stato sistemato: un sogno piuttosto universale.

La principessa Floralinda e la torre di quaranta piani” è una storia godibile ma senza troppe pretese, almeno per me che venivo da un’opera molto più complessa come quella del Sepolcro Sigillato. Ho ritrovato lo stesso caos e la stessa follia, ma più ordinati, quasi smorzati. Nonostante questo, il mio giudizio finale è positivo. Non aspettatevi una fiaba della buonanotte, ma un’esperienza cruda e divertente che vi ammalierà con la sua oscurità e vi costringerà a restare a guardare uno svolgimento che si fa sempre più macabro, fino a un finale che conferma come la Muir sia una voce originale e imprevedibile nella narrativa fantastica contemporanea.