Re Artù e i suoi cavalieri – Howard Pyle

Re Artù e i suoi cavalieri – Howard Pyle

Titolo: Re Artù e i suoi cavalieri

Autore: Howard Pyle

Editore: Fanucci

Genere: romanzo storico

Pagine: 264

Prezzo: 17,00

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Trama

Chi estrarrà questa spada dall’incudine

sarà il legittimo sovrano d’Inghilterra.

Il regno d’Inghilterra ha vissuto anni di pace e serenità sotto il comando del grande re Uther Pendragon, morto purtroppo senza eredi. Dopo 18 anni di lotte intestine, Merlino, maestro di incantesimi e indovino di corte, confida all’ Acivescovo di Canterbury che sta per arrivare un nuovo sovrano, giusto e nobile, a cui appartiene di diritto il trono. Egli sarà l’unico che riuscirà ad estrarre la spada conficcata nella roccia, avventura per la quale viene subito indetto un enorme torneo. E’ così che iniziano le avventure cavalleresche e prodigiose del giovane Artù, un semplice scudiero di una nobile famiglia inglese. Una volta estratta la spada, per pura casualità, Artù verrà incoronato sovrano d’Inghilterra e grandi e numerose saranno le avventure che vivrà, alcune delle quali lo porteranno persino vicino alla morte. Si parlerà in questa occasione di come conobbe e si infatuò della bellissima Ginevra, facendone la sua Regina; ma soprattutto si racconteranno le gesta di alcuni di quei valorosi cavalieri che si sedettero alla sua Tavola Rotonda, da sir Galvano a sir Pellias. Si racconterà di come Artù entrò in possesso della famosa Excalibur e di come le Dame del Lago influirono spesso sull’andamento della storia.


Autore

Howard Pyle (1853-1911) è stato un illustratore e romanziere statunitense, autore soprattutto di romanzi per ragazzi. Tra le opere illustrate che lo resero famoso vi sono “Le allegre avventure di Robin Hood“. Ma più di tutto è ricordato per aver creato lo stereotipo moderno dell’abbigliamento da pirata, che ha influenzato i decenni successivi, soprattutto in ambito cinematografico.


Recensione

Non è il primo libro che leggo sulle avventure del grande Artù e della sua Tavola Rotonda e resto sempre affascinata dal resoconto di queste fantastiche storie e dalle figure cortesi e nobili che ne hanno fatto parte. Scrittore di inizio Novecento, grande appassionato della storia cavalleresca di Inghilterra, Howard Pyle riunisce tutte le notizie note fino a quel momento e alcune meno conosciute, rivisitandole con un tocco personale. Lo stile di scrittura di Pyle è semplice e molto didascalico; questo a mio avviso è l’unico difetto del libro. La sua scrittura asettica e veloce mi ha impedito di affezionarmi ai personaggi, perché la narrazione delle vicende, per quanto appassionata e ricca di dettagli, espone in modo troppo veloce ed essenziale le emozioni dei vari cavalieri. Ne risulta una favola adatta forse a un pubblico più giovane, come lui sicuramente l’aveva pensata. Io avrei preferito un maggior approfondimento dei caratteri.

Nonostante questo si sente l’amore di Pyle per questi cavalieri e per il loro mondo: traspare dalla narrazione e spesso l’autore lo ammette apertamente. Il lavoro di ricostruzione della storia è ottimo: ogni avvenimento è raccontato nei minimi particolari, così come sono sempre minuziose le descrizioni dei luoghi e dei personaggi. Quello che si nota subito durante la lettura è il carattere nobile, cavalleresco e giusto del re e dei suoi Cavalieri. Il quadro che dipinge Pyle di questo periodo storico è affascinante e avventuroso, e un grande peso viene dato a quei valori che, evidentemente, i cavalieri dell’epoca incarnavano secondo lo scrittore: nobiltà d’animo, coraggio, ricerca di avventure, onore, devozione per la donna amata, e lealtà verso i propri compagni.

Questo fu il giuramento dei cavalieri della Tavola Rotonda: essere gentili coi deboli, coraggiosi coi forti; essere il terrore dei malvagi e dei malfattori; di difendere gli inermi che chiedevano loro aiuto; di rispettare le donne come sacre; di difendersi l’un l’altro; di essere misericordiosi; buoni nelle azioni, onesti nell’amicizia, e fedeli in amore.

Re Artù è l’emblema del cavaliere cortese che racchiude i migliori pregi che un uomo dovrebbe possedere. E’ il sovrano che tenta sempre di fare il bene del suo popolo, rischiando persino la sua stessa vita per combattere ingiustizie, sgarbi e violenze. È il cavaliere che non si vanta della sua vittoria, ma subito guarda alla prossima sfida con la quale potrà migliorare le condizioni della sua gente. I cavalieri che si riuniscono intorno alla sua Tavola Rotonda sono in costante ricerca di avventure prodigiose con le quali dimostrare il loro coraggio e il loro onore. Ma oltre all’onore, è l’amore l’altro grande sentimento che domina il romanzo, per il quale ogni cavaliere è pronto a rischiare la vita: un amore cortese e pacato, che si accontenta della benevolenza dell’amata. Nella rivisitazione di Pyle, un grande posto è occupato dalla magia, da quella di Merlino a quella delle Dame del Lago, Nimue, Viviana, Morgana. La magia è in questo racconto una sorta di deus ex machina che arriva prontamente a salvare o distruggere il personaggio in questione. E mentre gli altri cavalieri cadranno spesso sotto il suo giogo, usandola a loro vantaggio, Artù si dimostra anche in questo caso come il perfetto esempio da seguire, uomo impossibile da comprare.

Merlino, così mi hai tolto tutta la gloria del duello che ho combattuto. Quale vanto, infatti, dovrebbe avere un cavaliere che sfida i suoi nemici sicuro dei sortilegi di cui mi parli?

Un grande inno a una delle figure più affascinanti e positive della letteratura, ma anche il resoconto delle vite dei cavalieri che spesso sono stati adombrati dal suo fulgore.

Sebbene tutta questa storia ruoti intorno a re Artù, la gloria di quei prodi cavalieri fu la sua, e la sua gloria fu la loro, dunque non si può parlare delle gesta di re Artù senza menzionare quella dei suoi cavalieri.

Alla fine è stata una lettura scorrevole e la consiglio a chi vuole approcciarsi alle vicende della Tavola Rotonda, o a chi ne è tanto affascinato, come me, da collezionare sempre nuovi titoli che ne raccontino le gesta.


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