La città di sabbia – Laini Taylor

La città di sabbia – Laini Taylor

Titolo: La città di sabbia

Autore: Laini Taylor

Editore: Fazi

Genere: fantasy

Pagine: 557

Prezzo: 12,50

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Trama

Lo spettacolo che si apre agli occhi di Karou, quando supera il portale insieme all’angelo caduto Razgut, non è neanche vicino a quello che si aspettava: è la distruzione di Loramendi, lo sterminio della sua gente, soldati, civili, tutti. Karou ha perso l’unica famiglia il cui vero valore non ha capito fino a quel momento. Sulphurus, Sybilis, Yasri, Twiga, sono tutti morti. Le chimere che le hanno restituito la vita e l’hanno cresciuta sono perse per sempre per colpa dei serafini e del tradimento di Akiva. L’unica cosa che le resta, ora, è riprendere il lavoro di Sulphurus e far tornare in vita le chimere soldato uccise, dando loro una forma e una potenza nuove, che le renderanno capaci di sconfiggere gli angeli e vendicarsi. E così, mentre Karou lavora incessantemente, nascosta nel suo castello di sabbia, una kasbah dimenticata del Marocco, ad Akiva, tormentato dai sensi di colpa, non resta invece che rientrare nelle fila dell’esercito dei bastardi imperiali, che battono Eretz per scovare e uccidere i mostri sopravvissuti. Entrambe hanno perso la fiducia in quel nuovo modo di vivere che tanto avevano sognato ed eseguono gli ordini dei loro comandanti senza fare domande, ma senza passione, sapendo in cuor loro che è tutto sbagliato. Questa guerra tra razze è sbagliata e sta mietendo vittime innocenti. Ma forse Sulphurus ha scelto bene il nome di Karou: speranza. Forse, dopotutto, ci sono ancora animi, in entrambe le fila, che non possono convivere con tanta violenza e forse qualcosa può essere ancora cambiato.


Autore

Laini Taylor, classe 1971, figlia di militari americani, ha vissuto la sua infanzia viaggiando per il mondo. Ora è un’affermata scrittrice di romanzi fantasy e graphic novels. Ha raggiunto il successo con la serie “Daugther of smoke and bone” composta da “La chimera di Praga“, “La città di sabbia” e “Sogni di mostri e divinità“. Ha poi proseguito con la duologia “Il Sognatore” e “La Musa degli Incubi”.

Recensione

Tanto tempo fa un angelo e un diavolo strinsero fra le mani un osso del desiderio.

E il suo schianto spaccò il mondo in due.

Prima di scrivere queste righe su “La città di sabbia” sono andata a rileggere la recensione che avevo pubblicato per “La chimera di Praga“, perché ne avevo un ricordo ben chiaro, ma volevo essere sicura di cosa fosse cambiato nel secondo volume. E la risposta, come immaginavo, è “tutto”. Avevo chiuso il primo libro molto soddisfatta dalla storia, dai personaggi, dallo stile; colpita piacevolmente da questa saga e pronta a proseguire, con la speranza che alcuni lati forse un po’ grezzi della scrittura della Taylor sarebbero stati smussati nei capitoli seguenti. Dopo neanche cento pagine mi sono chiesta chi fosse questa nuova scrittrice che avevo davanti: mai un miglioramento è stato tanto palpabile e straordinario. Inizio con il dire che l’idea che mi ero fatta del bel romance leggero e intrigante (le cui basi erano state gettate nel “La chimera di Praga“) mi si è sfaldata tra le mani. Tutta la leggerezza della storia è bruciata insieme ai portali di Sulphurus ed è rimasta solo la cenere, da raccogliere e rimettere insieme faticosamente. Quando Karou capisce cosa hanno fatto i serafini al suo popolo, mentre lei giocava alla bella innamorata con Akiva, la storia cambia totalmente registro.

Questo secondo libro è incentrato sulla guerra tra angeli e chimere, ma a differenza di altri romanzi che trattano lo stesso argomento, mi ha colpito la profondità dell’odio tra le due razze e la violenza del conflitto. È, come tutte, una guerra assurda, ma fortemente priva di compassione, di dispiacere per le morti innocenti, seppure nemiche. Non stiamo più parlando di una guerra per ripristinare la pace e costruire una nuova società, ma solo un mezzo per distruggere il nemico: pura gioia della vittoria, a qualunque costo, con qualunque perdita. Ancor più rispetto al primo libro, ci troviamo di fronte allo scontro tra la realtà creata dalla fantasia di Laini Taylor e quella che per millenni l’essere umano ha coltivato delle due figure che, leggenda dopo leggenda, storia dopo storia, hanno incarnato l’emblema del Bene e del Male: angeli e demoni, serafini e chimere. Ma questi angeli Illegittimi, nati dall’unione di un Imperatore violento ed egocentrico con centinaia di concubine, tolti alle loro madri alla nascita, e allevati come soldati, sono in realtà oggetti privi di valore per l’Impero, e come tali non sanno far altro che eseguire ordini, non riuscendo più a distinguere il giusto dall’ingiusto.

Vivi nell’anonimato, uccidi chi ti viene ordinato e muori ignorato. Questo sarebbe potuto essere il credo di un Illegittimo, ma non lo era. Era: sangue è forza.

Lo scontro violentissimo, cruento, senza compassione né pietà, risalta in scene spesso molto forti e soprattutto toccanti: si riesce a sentire il dolore, la paura, la rabbia, la volontà di combattere e quella di arrendersi all’inevitabile, di tutti quelli che vi sono coinvolti. La storia d’amore, che resta sullo sfondo, lascia il posto a un romanzo più profondo, oscuro, spesso triste, che si rispecchia anche in uno stile di scrittura diverso.

Ali e urla, corna acuminate, corna di cervo, code sferzanti e spalle da orso curve in avanti.

Setole, artigli.

Spade e denti.

Nessun Angelo sopravvisse.

I due protagonisti, dopo gli eventi che hanno fatto seguito alla chiusura dei portali, sembrano spezzati. Karou ha ricordato chi era, e con la memoria è arrivata la colpa, la certezza che il suo popolo è stato distrutto per un sogno sciocco e impossibile. E nel momento in cui sia lei che Akiva si convincono di aver creduto in qualcosa che non poteva accadere, e perdono la speranza, iniziano a servire i loro padroni meccanicamente senza passione, sapendo in cuor loro che è tutto sbagliato, ma non avendo più la forza di difendere la loro scelta.

Amante di un angelo“, sputò, e la vergogna arse Karou come una fiammata. Era un termine di assoluta umiliazione; in tutte le lingue umane conosciute da Karou non esisteva un insulto altrettanto carico di disgusto e disprezzo, nemmeno una parola che ti ammantasse di una tale coltre di lordume. Era osceno anche in senso figurato, un’ingiuria.

Mai, prima di lei, era stato letterale.

Se una sorta di leggerezza aveva caratterizzato il primo volume, ora è relegata alle scene in cui è presente Zuzana, che ancora legano Karou a una vita semi-normale e ridimensionano l’enormità di quella realtà parallela che invece è la protagonista di questo secondo volume. (A questo proposito devo dire che la novella aggiunta come contenuto speciale alla fine del libro “Notte di torte e marionette“, sull’incontro tra Zuze e Mik è splendidamente divertente). Dire che ho lasciato il libro sul comodino per il tempo strettamente necessario a fare altro credo sia poco esaustivo. Posso affermare che è stata una lettura straordinaria, che mi ha sorpresa ed emozionata, che mi ha fatto vivere un’avventura nuova e diversa dal solito, seppur dolorosa. Che mi ha trascinato con la sua scrittura scorrevole e accattivante, che mi ha affascinato con le sue descrizioni calde e nitide dei due mondi, quello di Eretz e quello umano, mostrandomi il Marocco con lo stesso calore e la stessa bravura con cui mi aveva portata a Praga. La capacità della Taylor di ricreare le sue ambientazioni è tale che ti sembra di essere lì, di sentire gli odori, di vedere i colori, di osservare i panorami, insieme ai protagonisti.

E alla fine, nonostante tutto, sono ancora convinta che possa esistere una speranza per raggiungere quel nuovo modo di vivere che tanto hanno sognato una chimera e un serafino. Forse nel terzo volume, chissà. Io sono pronta a scoprirlo. Aspetto solo voi.

La pietà, aveva scoperto, creava una folle alchimia: un’unica goccia poteva diluire un lago di odio.


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