I lupi dorati – Roshani Chokshi

Titolo: I lupi dorati
Autore: Roshani Chokshi
Genere: fantasy
Pagine: 432
Prezzo: 23,00
Trama libro
1889. PARIGI È IL CENTRO PULSANTE del nuovo mondo coloniale industrializzato, e l’Esposizione Universale ha infuso nuova linfa alla vita della città. Ma ha anche portato alla luce antichi segreti. Nessuno sa tenerne traccia quanto Séverin Montagnet-Alarie, cacciatore di tesori e proprietario dell’hotel L’Eden. Lo sa bene il potentissimo ed esclusivo Ordine di Babele, che lo costringe a recuperare un antico artefatto. Séverin si trova così a inseguire un tesoro che mai avrebbe immaginato: la sua vera eredità. Accanto a lui in questa insolita missione, un’improbabile squadra: un’ingegnera che ha un debito da pagare; uno studioso di storia esiliato dalla terra natia; una ballerina dal passato oscuro; e un fratello d’armi se non di sangue. Dovranno unire le forze, usando tutta la loro astuzia e il loro sapere, per esplorare il cuore nero e allo stesso tempo scintillante di Parigi. Quello che scopriranno potrebbe cambiare il futuro dell’umanità. Sempre che riescano a sopravvivere.
Recensione libro
Ho acquistato il primo volume della saga di Roshani Chokshi perché il mio cuore è rimasto a Ketterdam insieme ai corvi di Leigh Bardugo, e quando ho sentito alcune recensioni che ne parlavano come del nuovo “Sei di corvi” non ho potuto fare altro che provarlo. Ho trovato molte affinità con il Grishaverse, forse persino troppe. Non che questo di solito mi dispiaccia; d’altronde c’è sempre stato, nella letteratura, qualcuno che ha dato l’avvio a un cliché e quelli che poi l’hanno riutilizzato. Sono più interessata al modo in cui un elemento viene sfruttato e mi dispiace dover dire che questo romanzo aveva moltissimo potenziale che la Chokshi non ha espresso al meglio. Credo che la cosa che mi ha lasciato più perplessa sia stata la scrittura: è davvero troppo semplice per un simile fantasy per adulti. Uno stile così elementare non mi ha permesso di far parte davvero della storia e di entrare in sintonia con i protagonisti, che invece avevano le caratteristiche per diventare personaggi eccezionali. In contrasto con questa mancanza di profondità dei quattro amici c’è invece una eccessiva descrizione del sistema magico che non è poi così complesso, ma viene reso in modo caotico. Ogni elemento della magia, ogni oggetto, ci viene presentato in tutti i suoi dettagli, risultando alla fine solo un elenco di spiegazioni didascaliche.
L’ambientazione mi ha affascinato molto: il mondo è esattamente il nostro, ma con l’aggiunta di questa forza magica chiamata Forgiatura, nata nel momento in cui il Signore decise di distruggere la torre di Babele e di disseminare i suoi frammenti in giro per il mondo. La Forgiatura è un potere di creazione: è l’abilità di prendere qualcosa e modificarla, che sia la mente umana o i tre stati della materia. Devo dire che anche le tematiche affrontate nel romanzo sono interessanti e degne di nota: razzismo, religione, autismo, sfruttamento coloniale (considerate che siamo nella Francia del 1889, durante l’Esposizione Universale), violenza domestica sui figli. Ognuno dei quattro protagonisti porta sulle spalle il peso di un passato oscuro e doloroso; devono convivere con un senso di inadeguatezza che li fa sentire spesso “non abbastanza”. Persino la parte romance, delicata e mai esplicita, è un elemento distintivo della storia: due coppie che si rincorrono per tutto il romanzo, una delle quali costituita da un triangolo che vi terrà col fiato sospeso fino alla fine. Eppure, nonostante tutti questi elementi intriganti, ho letto il libro come se tra me e lui ci fosse una parete sottile che non sono riuscita a demolire. Non c’è un motivo specifico per cui non l’ho amato, ma una serie di tante piccole mancanze che messe insieme ne fanno a mio avviso un romanzo imperfetto (a partire da quel titolo che prometteva grandi segreti e poi si è scoperto non avere quasi nessun significato). Tutto questo finché non è arrivato quel finale straziante e inaspettato che mi ha scioccata, regalandomi finalmente delle vere emozioni, anche se davvero poche gioie. E questo rende la mia decisione molto difficile: devo fidarmi della storia, contando sul fatto che nel secondo volume dovrà darci più emozioni, oppure devo interrompere la mia avventura qui? Non ho ancora deciso. Immagino che andrò in libreria e lascerò che sia il libro a parlarmi, come sempre.


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