I ricordi non fanno rumore – Carmen Laterza

I ricordi non fanno rumore – Carmen Laterza

Titolo: I ricordi non fanno rumore

Autore: Carmen Laterza

Editore: Libroza

Genere: romanzo storico

Pagine: 276

Prezzo: 8,90

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Trama

Italia 1939, alle porte del secondo conflitto. Bianca ha solo cinque anni, vive in casa dei signori Colombo, a Milano, dove la mamma lavora come domestica. A farle compagnia c’è Maria, tre anni più grande, nipote della cuoca Ida. Bianca è una bambina vivace, sveglia, educata; segue con attenzione le regole imposte dalla casa e dalla madre, e i padroni di casa sono piuttosto gentili con loro. Quando sono insieme, le due bambine fantasticano sulla storia del papà di Bianca, un soldato morto nella guerra d’Africa. Bianca non lo hai mai conosciuto, ma dai racconti della madre è nata la figura di un eroe fedele alla Patria e caduto con onore.

A Milano intanto iniziano a circolare voci sempre più preoccupanti sulla possibilità della guerra e quando l’Italia decide di schierarsi nel conflitto, l’aria si fa grave e pesante. La città si ritrova per la prima volta sotto il pericolo dei bombardamenti, il cibo scarseggia e cosa più preoccupante, i signori Colombo, ebrei, cominciano a parlare di fuggire dal paese. Così, distrutta dalla separazione da quella che ormai consideravano la loro famiglia, Giovanna prende una grave decisione: lasciare Milano e rifugiarsi in campagna dalla sorella maggiore. Solo Ida, la cuoca, conosce il peso di questa scelta e sa che Giovanna, tornando da quella famiglia da cui è fuggita anni prima, potrebbe trovare una situazione peggiore di quella che sta lasciando e dovrà affrontare quei fantasmi che la perseguitano da sempre.


Autore

Carmen Laterza è una scrittrice indipendente italiana, ghostwriter ed editor. Da anni gestisce il blog Libroza, dedicato alla scrittura creativa e al self publishing. Dopo “L’amore conta” e “Alice non lo sa“, il suo ultimo romanzo è “I ricordi non fanno rumore“.


Recensione

I ricordi non fanno rumore” è uno di quei romanzi che quando li leggi senti che ti stanno lasciando un segno, perché ti hanno dato molto più di quello che credevi. Più di qualche ora di semplice evasione o di svago. Al contrario, ti hanno coinvolta così profondamente nella vita dei protagonisti che fai fatica a dimenticarli, e comunque non vorresti mai. Il libro di Carmen Laterza è delicato ma potente, la sua scrittura è semplice e fluida ma incisiva, caratterizzata da descrizioni che hanno il potere di evocare gli ambienti in cui si svolgono le vicende senza risultare mai noiose. Vividamente, ma senza esagerare, la scrittrice rievoca i colori, gli odori, i profumi della campagna italiana degli anni quaranta, così come i rumori e la vita dei quartieri di Milano. È un piacere immergersi nelle sue descrizioni che riportano a galla un’Italia passata ma mai dimenticata.

Allo stesso modo riesce a costruire personaggi completi e ben delineati, ognuno dei quali sa evocare emozioni diverse, dalla commozione alla rabbia, dalla solidarietà alla compassione. Sullo sfondo della storia di Bianca e Giovanna si staglia la guerra, un’entità indefinita che la bambina ha sempre considerato un evento eroico, costruito su idee astratte, finché intorno a lei la vita cambia lentamente col passare dei giorni e Bianca si rende conto che se una semplice parola può causare tanta angoscia e tanta preoccupazione delle persone, deve essere una cosa davvero brutta. Tante paure emergono nel libro di Carmen Laterza in modo pacato ma ben definito, a partire dalla situazione degli ebrei che, pur sostenendo il regime, presto si rendono conto che l’influenza tedesca è arrivata anche in Italia e gli stessi vicini iniziano a guardarli con sospetto e a isolarli.

Gli scontri e i combattimenti si erano spostati altrove, su fronti lontani, in luoghi dal nome impronunciabile, ma la guerra aveva lasciato in città le sue ancelle: la paura, solida e tangibile, che aleggiava sulle teste di tutti come una cappa di nebbia che non si dissolve, la diffidenza, che percorreva le strade e si insinuava nei negozi con i lunghi artigli del sospetto, e la miseria, unica vivanda a riempire piatti e dispense.

Ma la tensione maggiore che si respira nell’aria è quella della morte che aleggia nelle vite di tutti, nascosta dietro l’angolo, pronta a colpire chiunque, senza più distinzione di classe. La paura dei bombardamenti ha creato un’incertezza del futuro che ridisegna gli strati sociali, rendendo tutti gli italiani simili nella nuova miseria e nella paura condivisa. E proprio per questo si sviluppa una catena di solidarietà tra diseredati che cercano di condividere quel poco che hanno.

Famiglie ridisegnate dalla guerra: i figli e i morti erano di tutti, nessuno si sentiva più fortunato di un altro e, se lo era, sapeva che la vita poteva ribaltarsi in qualsiasi momento sotto l’attacco cieco di un aereo nemico.

In campagna la situazione sembra mantenersi più stabile, seppure ugualmente precaria. Anche se non sono esposti continuamente ai bombardamenti, come nelle grandi città del nord, gli italiani che sopravvivono nelle campagne temono la guerra per quello che può comunque portargli via: figli, mariti, padri, fratelli. Nella finta quiete dei paesini, dove si combatte già contro la fame, ogni famiglia teme che un pezzo di carta possa distruggere la sua effimera tranquillità.

Quel pezzo di carta fu come una bomba che sventro’ il tetto della casa lasciando la famiglia esposta alle intemperie e a uno squarcio di cielo che avevano fino ad allora cercato di ignorare.

È la paura uno dei sentimenti più tenaci di questo romanzo, quella che durante la guerra prese mille volti: la fame, la morte, il pericolo di restare completamente soli, la perdita dei propri cari, la perdita della propria identità e di tutto quello che gli italiani avevano faticosamente conquistato con il duro lavoro.

La paura nera, quella che sconquassa e distrugge per sempre, non ha bisogno di lacrime ma scava dentro un solco così profondo dal quale è impossibile riemergere.

Dall’altra parte, difficile da soffocare, c’è invece la resilienza: la capacità di andare avanti anche quando sembra che non ci sia un domani. È con questo desiderio di sopravvivere alle avversità di un’intera vita che Giovanna decide di lasciare Milano e rifugiarsi in campagna dalla sorella; e anche qui, messa alle strette dalla vita, dalla società e dai suoi pregiudizi, dovrà affrontare i fantasmi di sempre, che continuano a seguirla ovunque vada. Ma Giovanna non è l’unica vittima della società: la donna italiana di quegli anni, tanto più quella che vive nelle piccole cittadine e nelle comunità rurali, è un essere privo di indipendenza, che affida il suo futuro al matrimonio e che soffoca i suoi sogni i suoi desideri, finendo quasi sempre per fare da serva a marito e figli. Pur avendo ricevuto questo tipo di educazione da parte di tutte le figure femminili che le gravitano attorno, l’incontro con la signorina Elvira, vecchia signora dalla quale viene spedita a lavorare, servirà a Bianca per capire che per sopravvivere, in quegli anni difficili, deve imparare ad essere autonoma. Elvira le insegna un mestiere d’oro, quello della ricamatrice, mentre le impartisce la lezione più importante di tutte: l’amore non può sempre cedere il posto alle regole sociali e l’unico modo per ottenere un posto nella società è quello di saper essere indipendenti, poter contare solo su se stesse e non avere bisogno di un’altra persona.

Se hai bisogno di un marito per sopravvivere, allora, mia cara, alla fine sarai infelice anche se avrai avuto il matrimonio più bello del mondo. Perché dovrai fare quello che ti dicono gli altri e non quello che vuoi tu.

È stato commovente e coinvolgente rivivere il passato del nostro paese attraverso le pagine delicate e vibranti di questo romanzo. È una storia di povertà, di sacrifici, di paura, di incertezza di un intero popolo che tenta di arrivare a fine giornata per poi ricominciare da capo il giorno successivo. È un quadro preciso e penetrante di un’Italia che è stata, e che ha cercato di resistere, di fare un fronte a volte comune alle avversità; una storia di solidarietà e di resilienza che in modo quieto ma emozionante ci trascina nella vita di questa bambina e della sua mamma. Il cammino di Bianca non è finito e mi auguro che la scrittrice riprenda in mano la sua storia per accompagnarci nell’ennesimo cambiamento che l’ha appena travolta, ma che questa volta sta affrontando con animo nuovo e certezze appena conquistate.


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