Il bazar dei brutti sogni – Stephen King

Il bazar dei brutti sogni – Stephen King

Titolo: Il bazaar dei brutti sogni

Autore: Stephen King

Editore: Sperling & Kupfer

Genere: horror

Pagine: 516

Voto del Pubblico (IBS): 3,5 su 5

Prezzo: 11,30

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Trama

Se pensate che per seguirvi nei vostri incubi notturni una storia debba essere composta da almeno duecento pagine, allora non avrete preoccupazioni nell’affrontare questa raccolta di racconti. Ma io non li prenderei tanto alla leggera, se fossi in voi. Una volta chiuso il libro potreste non avere più voglia di avvicinarvi a una macchina ferma al lato della strada, con il guidatore in difficoltà. O forse lo farete senza però riuscire a toccare la carrozzeria, pensando che potrebbe improvvisamente animarsi e trascinarvi dentro, mentre tanti piccoli denti masticano le vostra ossa (Miglio 81).

O magari la prossima volta che passeggerete su una spiaggia potreste trovarvi a guardare con sospetto le scritte che spesso i bambini tracciano sulla sabbia, sorridendo alla sciocca idea di aver visto un nome. Perché il fato è curioso e proprio quel nome potreste trovarlo il giorno dopo nella pagina dei necrologi del giornale locale (La duna). E scommetto che la prossima volta che accenderete il Kindle (anche se il vostro non è rosa!) sbircerete con ansia tra le funzioni del menu, nel caso fosse comparsa qualche strana voce “sperimentale” che non avete mai notato (Ur). E quando sentirete un cattivo odore provenire da uno degli appartamenti del vostro condominio, cosa penserete? Che il vicino in vacanza ha lasciato del cibo andato a male? O che un topo si è infilato nell’appartamento e poi è rimasto ucciso da qualche veleno e nessuno se ne è ancora accorto? Certo, sarebbe l’ipotesi più plausibile. Quella più probabile, quanto meno. Ma forse non l’unica (Giù di corda).


Autore

Cosa dire del “Re del brivido”? Che nel suo nome era già previsto un futuro abbagliante all’interno di un genere che prima di lui ha avuto nomi autorevoli come Lovecraft e Poe. Ma il Re è il Re. Una vita complicata e non sempre serena, la sua, cosa che non tutti sanno. Tentativi disperati di pubblicare un romanzo mentre lavora come insegnante; droga, alcool, una famiglia da mantenere; un incidente stradale che lo ha costretto a letto per quasi due anni all’apice della sua carriera.

Eppure King prosegue per la sua strada, con le tasche ancora piene, dopo tanti anni, di racconti preziosi che risvegliano le nostre più nascoste paure e ci inchiodano alle pagine. Oggi viene considerato tra i più grandi scrittori di letteratura fantastica, in particolare horror, del nostro secolo e di quello scorso. Ha pubblicato più di 70 opere (alcune con lo pseudonimo di Richard Bachman) e ha collaborato con registi famosi per le trasposizioni dei suoi romanzi, da Brian De Palma a Stanley Kubrich, John Carpenter, J.J. Abrams, Rob Reiner e Lawrence Kasdan. Tra i suoi libri più famosi si possono citare “It”, “Cujo”, “Christine”, “Pet Sematary“, “Carrie”, “L’incendiaria” e “Misery”, fino ai più recenti “Il miglio verde”, “L’acchiappasogni”, “The Dome”, “Sleeping Beauties”, “La scatola dei bottoni di Gwendy”, “The outsider” e “Elevation“. Tra le raccolte di racconti ricordiamo “Stagioni diverse“, “Quattro dopo mezzanotte” e “Il bazaar dei brutti sogni“.


Recensione

Siamo all’undicesima antologia di racconti pubblicata da Stephen King, ma questa volta quasi tutte le opere, per ammissione dell’autore, erano già state presentate su riviste, in ebook o stazionavano nel suo cassetto da una vita. King le ha riprese e rimodernate, unendole alle poche inedite e ne ha tratto la nuova raccolta “Il bazar dei brutti sogni“. Gli anni intorno al 2015, dopo la riabilitazione dovuta al gravissimo incidente subito, sono stati variamente criticati riguardo alla eccessiva e forse non stabile produzione letteraria del maestro del brivido, e questo libro non è rimasto immune alla disputa. Resta il fatto che, per sua natura, sia più difficile affezionarsi a un racconto breve piuttosto che a un romanzo. Nell’arco di venti o cinquanta pagine al massimo non puoi davvero entrare in sintonia con il personaggio e imparare a conoscerlo; per questo le probabilità che il racconto ti colpisca nelle prime dieci pagine sono troppo basse e il lettore rischia di leggerlo senza rimanerne folgorato. Ma credo che questo accada con qualunque scrittore di racconti brevi e non dipenda da un calo di fantasia o di genialità di Stephen King. Qui entra in gioco molto più velocemente il gusto personale del lettore, che non sempre ha il tempo di lasciarsi rapire dalla storia. Come King stesso ha dichiarato all’inizio della raccolta

per natura sono un romanziere, e mi piacciono soprattutto i libri oceanici. Quando ne azzecco uno, tra lettore e autore non è un flirt, ma un matrimonio.

Eppure, nonostante la sua indiscutibile bravura nel creare storie “oceaniche”, io sono convinta ancora dopo tanti anni, che la stessa fantasia un po’ macabra e inquietante e assurdamente irripetibile, si possa trovare (in piccole gocce) anche in alcuni dei suoi racconti. Ovviamente alcuni sono migliori di altri, e non nascondo di non aver gradito (o forse non le ho comprese) le due poesie e di aver pensato che un paio di storie non fossero in tono col suo solito stile. E’ pur vero che in un paio di occasioni King ha voluto omaggiare alcuni dei suoi scrittori preferiti, cercando di rendere le sue idee con il loro stile narrativo, e forse queste ne hanno risentito. Ma è altrettanto vero che un autore che sforna libri con la velocità di Stephen King è più soggetto ad andare incontro a critiche. Per un calcolo delle probabilità, ci sarà sempre, anche nei Lettori Fedeli più fedeli, una storia che non è nelle loro corde: ma questo non deve necessariamente significare che il genio di King sia diminuito, o peggio che ormai scriva solo per il guadagno, ma semplicemente che quella storia non era scritta per noi.

Non c’è dubbio che molti di questi 20 racconti siano formidabili e ti lascino senza fiato. Almeno in un paio (La duna, Herman Wouk è ancora vivo, Giù di corda) mi sono chiesta, come spesso mi accade quando leggo i suoi romanzi, come può pensare davvero a una cosa simile? Anche in questa opera le idee di King si confermano surreali, eccessivamente perfide e vanno oltre ogni nostra possibile paura e fobia. Quello che noi vediamo nei nostri peggiori incubi, e che al risveglio non riusciamo nemmeno a ricordare, lui lo vede in una coppia di mamme disagiate che vogliono prendersi una vacanza; in un ragazzo che tenta di sfondare nel giornalismo e tira avanti scrivendo necrologi; in un uomo qualunque che la domenica porta il padre ottantenne a pranzo fuori, sapendo che il vecchio non ricorderà di averlo fatto. Non stiamo parlando solo di mostri nascosti sotto il letto, o di alieni che ci osservano attendendo un nostro passo falso. Per quello basterebbe tenere la luce accesa sul comodino.

Per alcuni di questi racconti occorre molto più di un po’ di luce per farli uscire dalla nostra testa. Una volta piantato il loro seme, è difficile non pensarci di tanto in tanto. E in questo, io ne sono convinta, sta la genialità di un autore che sa pensare cose che a nessun altro verrebbero mai in mente. Chiamatela follia. Chiamatelo genio. Io la chiamo fantasia. Sfrenata. Visionaria. Lugubre. Ma assolutamente unica e irresistibile. In questi venti racconti c’è tutto: c’è l’amore vero, che ti costringe a trovare la soluzione più ingegnosa e surreale per evitare di perdere la persona amata. C’è la stanchezza, la depressione, la frustrazione di donne sole che non riescono più ad arrivare a fine mese e per le quali anche crescere i loro bambini è diventato un fardello insopportabile. C’è la cattiveria: non quella che possiamo identificare con il diavolo o con un demone, ma quella umana, quella pura e semplice cattiveria che spinge una persona a fare cose imperdonabili. C’è la riflessione sul concetto di morale: quanto è flessibile la morale umana? Cosa saremmo disposti a vendere di noi stessi per il giusto prezzo?

Una cosa che ho particolarmente gradito, e che King introduce spesso nelle sue raccolte, è la breve introduzione ai vari racconti. Poche righe in cui descrive come è nata l’idea della storia, a chi si è ispirato, quale autore ha tentato di imitare. Piccole chicche, per noi amanti del vecchio zio Steve, che restiamo rapiti dalla sua narrativa anche e soprattutto quando parla di se stesso e del suo lavoro. E allora cos’altro posso dirti Fedele Lettore, se non di entrare. In fondo questo è solo un comune bazaar. Ci sono tanti oggetti in vendita e non è detto che debbano piacerti tutti. Ma sono certa che se guarderai con attenzione, ne troverai qualcuno di tuo gradimento. Però mi raccomando. Leggi bene il cartello prima di varcare la soglia. Non dire che non eri stato avvisato.

Ho preparato un po’ di cose per te Fedele Lettore. Forza, siediti accanto a me. Avvicinati. Tanto non mordo.

Però…ci conosciamo da secoli e forse sai che non è proprio vero. O mi sbaglio?


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